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SaaS, DaaS, PaaS, ecc.: l’informatica è “sulle nuvole”
Scritto da Enrico Bertini | 8 Aprile 2008
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SaaS, DaaS, PaaS. Ovvero Software-as-a-Service, Database-as-a-Service, Platform-as-a-Service. Delle nuove tipologie di servizi IT che consentono praticamente a chiunque di creare applicazioni software, databases e servizi Web di qualunque genere, il tutto usufrendo di piattaforme informatiche in modalità utility computing comprensive di storage, backups, data replication, data protection, security, ecc., perciò evitandogli di sostenere ingenti costi infrastrutturali per l’acquisto, la manutenzione, il supporto e/o l’aggiornamento delle stesse infrastrutture informatiche. E sulla base dei modelli di computing propri di questi nuovi tipi di servizi, il tutto è detto avvenire "on the cloud", cioè letteralmente "sulle nuvole", in quanto a livello infastrutturale tali servizi poggiano su "nuvole di computers" i quali, agendo come se fossero un tutt’uno, consentono di assegnare ad ogni singola applicazione software e/o servizio web delle risorse di elaborazione on-demand, nonché in maniera altamente scalabile. Di conseguenza, ciò che realmente si paga "on the cloud" è ciò che davvero si consuma. 
Cloud Computing: la frontiera - la prossima Google potrebbe non possedere alcun server
Scritto da Enrico Bertini | 25 Febbraio 2008
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Un sempre maggior numero di applicazioni software di utilizzo corrente sono (o diventeranno) applicazioni Web, quindi di fatto applicazioni SaaS (Software as a Service) residenti ed eseguite su computers di terzi nonché manutenute da questi ultimi, disponibili praticamente "on the cloud", vale a dire sulla rete Internet (il Web) vista come una gigantesca piattaforma operativa integrata: tali applicazioni sono o saranno perciò usufruibili on-demand e a mò di servizio. Sto parlando, ad esempio, di applicazioni di "Office on the Cloud", uno dei paradigmi applicativi che si sono affermati più di recente, e consistente nella possibilità da parte delle aziende di affidarsi ad applicazioni Web per gestire le proprie attività di business ed i propri dati, aziende che così possono fare a meno di ricorrere a software acquistati, licenziati, oppure sviluppati e manutenuti "in casa": pensate ai servizi offerti da Salesforce.com, alle Google Apps Premier Edition, ma anche a diversi altri servizi, ed avrete il quadro. Inoltre, un ulteriore paradigma emergente è rappresentato dal cloud computing, cioè dalla possibilità di servirsi di "nuvole di computers" i quali, lavorando come se fossero un tutt’uno, sono in grado di eseguire complesse applicazioni software distribuite di tutti i generi, delle applicazioni che sono capaci di sostenere dei carichi elaborativi altamente variabili in maniera dinamica (sono applicazioni scalabili, cioè), in dipendenza dell’uso contemporaneo che di esse viene fatto da parte degli utenti. Il motore di ricerca Google rappresenta, ad esempio, una di queste superapplicazioni, ma anche quelli di Yahoo! o di Microsoft, per intenderci. 
Open Knowledge: paradigma di un futuro che è già presente
Scritto da Enrico Bertini | 16 Febbraio 2008
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"Open Knowledge" sta per cononoscenza aperta, vale e dire una conoscenza libera, accessibile, comprensibile ed universale: pur abbisognando di essere estesa (penso di estenderla io se non lo farà nessun altro entro breve), una voce di Wikipedia ne illustra già molto bene il significato concettuale, per cui qui non mi dilungo nel farlo. Vorrei invece sottolineare che esiste una Open Knowledge Foundation, una fondazione creata nel 2004 con lo scopo di promuovere (e di proteggere) la conoscenza aperta, nell’idea che questo approccio alla produzione e alla distribuzione del sapere apporterà dei sostanziali benefici sociali e commerciali all’interà società umana, benefici possibili sia nel breve, sia nel lungo, sia nel lunghissimo termine. "By open knowledge we mean knowledge which anyone is free to use, re-use and redistribute without legal, social or technological restriction" dichiara la Open Knowledge Foundation sul proprio sito web, rimandando poi ad un sito denominato Open Knowledge Definition per una più approfondita comprensione dei principi che definiscono il termine "open" di open knowledge. Un Advisory Council per opendefinition.org è stato appena designato, riporta altresì il blog dell’OKF, ed oltre ad essere responsabile di una Open Knowledge Definition (1.0 al momento) esso si occuperà anche di una Open Service Definition, cioè di applicare il termine "open" al mondo del Software as a Service (SaaS). 
Categorie: Web 3.0
Sun Microsystems: non più data centers in-house entro il 2015
Scritto da Enrico Bertini | 14 Gennaio 2008
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Data Center Knowledge riporta che Sun Microsystems eliminerà ogni data center SunIT entro il 2015, portando a 0 il numero di data centers costruiti e gestiti internamente ed affidandosi ad un nuovo approccio unificato basato sul cloud computing e sulle architetture SaaS (Sofware as a Service). Entro il 2013 l’azienda si è infatti posta l’obbiettivo di consolidare la propria infrastruttura SunIT, riducendone lo spazio, i costi operativi, nonché i consumi energetici del 50%, per poi azzerarla completamente a partire dal 2015. Sun opera dei propri servizi di cloud computing (o utility computing) attraverso il sito web Network.com, fa notare l’articolo di Data Center Knowledge, e fornisce soluzioni per la creazione di data centers virtualizzati come il Project Blackbox, ed è esattamente su tali servizi e soluzioni che l’azienda baserà il proprio piano di trasformazione infrastrutturale. E tutto questo è in sostanza ciò che dichiara Brian Cinque, Data Center Architect di Sun Microsystems il quale, mediante un articolo sul suo blog, comunica le decisioni che l’azienda di Santa Clara ha adotatto in merito al futuro delle proprie infastrutture informatiche.
Il cloud computing avanza.
Trends: un’altra panoramica sulle previsioni per il 2008
Scritto da Enrico Bertini | 7 Gennaio 2008
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Stavo rileggendo qua e là le varie previsioni per il 2008, con le varie ipotesi di scenario che potrebbero derivarne, alcune delle quali avevo già indicato in un mio precedente articolo. Avevo scritto anche dei trends per il 2008 ed oltre riguardo all’open source, nonché della parola d’ordine per quest’anno: "Open". Anche Chris Saad su Paying Attention parla delle necessità e delle tendenze di apertura del Web, indicando il 2008 come l’anno di/della DataPortability. Ma oltre che dell’Open Web, questo sarà anche, sicuramente, l’anno del mobile. E Wikinomics si chiedeva in proposito se il 2008 sarà l’anno di Apple, con il possibile lancio di un servizio iTunes per i video ma soprattutto quello di un notebook ultracompatto ed ultraportabile destinato proprio al settore mobile (e con l’iPhone eletto prodotto dell’anno 2007 dalla rivista TIME). Un articolo apparso su AlwaysOn consigliava al contrario di guardare ancora a Google per il 2008, ed al suo Android (quest’anno entreranno sul mercato gli handsets basati su di esso), al WiMax, nonché a tutti i devices digitali (media players portatili, lettori DVD, telecamere digitali, navigatori personali, apparecchi televisivi, ecc.), i quali saranno tutti dotati di un propria autonoma connessione ad Internet, immancabilmente WiFi enabled. Secondo eMarketer inoltre, il mobile advertising è pronto ad esplodere quest’anno, per andare a collocarsi a quota 1,5 miliardi di dollari. 

