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DataPortability.org: anche Google, Facebook e Plaxo nel DataPortability Workgroup
Scritto da Enrico Bertini | 9 Gennaio 2008
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Brad Fitzpatrick (Google), Benjamin Ling (Facebook) e Joseph Smarr (Plaxo) si uniscono al DataPortability Workgroup, e, vista l’importanza delle aziende di cui fanno parte (considerando il "peso specifico" di Google e di Facebook in primis), si tratta di tre significative adesioni per la creazione di un Web più aperto. E questo non solo per ciò che concerne i social networks, ma anche per quanto riguarda in generale i diritti degli utenti e l’interoperabilità delle applicazioni su Internet. Sul Particles Blog, Chris Saad ricorda il lavoro che il DataPortability Workgroup sta svolgendo sugli open standards e sui protocolli al fine di raggiungere obbiettivi di massima interoperabilità sul Web, cita la stesura in corso di un "DataPortability Reference Design", un documento che ne codifichi le pratiche, e parla della necessità di una sorta di DHCP per le identità utente, nonché di un file system distribuito per i dati. 
2008: parola d’ordine “Open”
Scritto da Enrico Bertini | 28 Dicembre 2007
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Tags di Stalkk.ed con prefisso "Open" in ordine alfabetico: Openads, Open Authentication (OAuth), Open Content Alliance, Open Data, Open Data Access Protocol, Open Exchanges, Open Data Commons, Open Handset Alliance, OpenID, Open Networks, OpenSocial, Open Source, Open Standards, Open Standard Internet 3D, Open Web.
Categorie: Trends
DataPortability.org: per un Web aperto e centrato sugli utenti
Scritto da Enrico Bertini | 14 Dicembre 2007
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Gli standards aperti (open standards) sono una componente essenziale del Web per favorire la portabilità dei dati tra le varie applicazioni che operano al suo interno. Se gli utenti del Web vogliono trasportare le loro identità ed i loro dati personali (siano essi documenti, foto, video, liste di amici/contatti o quant’altro) da una parte all’altra del Web in maniera trasparente, disponendone laddove necessario e senza la necessità di esportarli/importarli dalle diverse applicazioni che utilizzano, oppure se essi vogliono possedere la loro Attenzione nonché il loro Grafo Sociale, od anche creare il loro social network personale a partire dai loro blogs, ecco che gli open standards sono indispensabili. E tali standards dovrebbero essere adottati dai fornitori dei vari servizi ed applicazioni Internet, ad esempio i social networks, per la creazione di una Rete davvero libera e aperta, la quale implementa un modello digitale dove al centro ci sono gli utenti stessi, ossia i veri cittadini digitali del Web.
A questo servono l’APML, l’OpenID, l’OAuth, l’XFN, lo Yadis, ma anche l’RSS, l’OPML, nonché tutta un’altra serie più o meno nuova di sigle/acronimi che ogni tanto capita di incontrare sul Web: l’esistenza stessa del Web è resa possibile dagli standards aperti (quelli definiti dal World Wide Web Consortium - W3C in questo caso). Ed è esattamente di questo che si occupa DataPortability.org, cioè di supportare e di promuovere l’adozione degli standards aperti da parte di tutti gli attori del Web, quagli standards che rappresentano altresì degli ingredienti essenziali per l’innovazione.
Categorie: Internet, Social Networking, Web 2.0, Web 3.0
Social Networking: un enorme social network chiamato Web (Parte 2)
Scritto da Enrico Bertini | 12 Dicembre 2007
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Nella prima parte di questo articolo parlavo di Marshall McLuhan e della sua frase "Il medium è il messaggio", e citavo Derrick De Kerckhove: "Se il medium è il messaggio, allora l’utente è il contenuto". Mi riferivo alle persone, utenti, navigatori, prosumers-bloggers, come ad uno dei più grandi valori del Web, e lo facevo riprendendo l’articolo di Tim Berners Lee a proposito del Giant Global Graph, un articolo nel quale Berners Lee descriveva l’intero Web come un enorme social network, di fatto un Social Graph (Grafo Sociale) che rappresenta od è parte integrante del Web Semantico. Nell’articolo Berners Lee parlava anche della perdita/cessione di controllo che ogni componente di Internet (a livello di Rete Fisica, di Web, o di Grafo Sociale) deve necessariamente accettare per finalità di interoperabilità e per garantire/ottenere benefici ad/da altre componenti della Rete stessa. Chiunque crea applicazioni Web, ad esempio, sostiene Tim Berners Lee, in special modo se si tratta applicazioni di social networking, deve aprirle, e non cercare di esercitarvi un ferreo controllo a livello di website o sull’esperienza degli utenti: "Letting your data connect to other people’s data is a bit about letting go in that sense. It is still not about giving to people data which they don’t have a right to. It is about letting it be connected to data from peer sites. It is about letting it be joined to data from other applications. It is about getting excited about connections, rather than nervous". 
Web 2.0: che cos’è l’OAuth?
Scritto da Enrico Bertini | 29 Ottobre 2007
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OAuth sta per Open Authentication, ed è un protocollo di autenticazione sulla base del quale un Utente può delegare Applicazioni o Siti Web ad accedere ai dati custoditi per suo conto presso un certo Servizio Web, senza però dover fornire loro le proprie credenziali di accesso a tale Servizio (in pratica, senza dover inserire le proprie informazioni di login). Più specificamente, si tratta di un protocollo che implementa una metodologia generica di autenticazione basata su Interfacce Applicative di Programmazione (API), ed attraverso il quale un determinato Servizio Web può garantire, per conto di un Utente, un sorta di “accesso speciale” a differenti Applicazioni/Siti Web, permettendo loro di accedere ai dati di quell’Utente in maniera sicura e protetta. Questo evita ad un Utente di condividere passwords con servizi/Applicazioni diversi da quelli dei Servizi Web che custodiscono i suoi dati privati, nel mentre gli garantisce l’accesso a tali dati da qualsiasi servizio/Applicazione che supporti l’OAuth.
Se si pensa a quanti differenti Servizi Web un Utente può utilizzare in giro per la Rete, si comprende come la creazione di mashups altamente personalizzate possa anche comportare dei rischi per la sicurezza dell’Utente stesso, in quanto egli si trova spesso obbligato a fornire ad applicazioni terze le chiavi di accesso ai propri account. E la possibile mancanza di sicurezza sul Web è uno degli ostacoli che limitano l’utilizzo di mashups da parte degli Utenti. Superare questo ostacolo è uno degli obbiettivi dell’OAuth.


