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Trends: da Linux all’Open Source al mercato
Scritto da Enrico Bertini | 14 Aprile 2008
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Alcuni giorni fa, all’interno di un documento intitolato "The Role of Linux Servers in Commercial Workloads", IDC riportava che l’intero ecosistema Linux (hardware più software più servizi) rappresenterà complessivamente un mercato di all’incirca 50 miliardi di dollari nel 2011, prevedendo quindi una crescita molto significativa rispetto ai 21 miliardi dollari del 2007 (di cui 10 relativi al solo software): la ricerca oggetto del documento è stata sponsorizzata dalla Linux Foundation, ed è stata presentata durante il Linux Foundation’s Annual Collaboration Summit. Qualche giorno prima inoltre, sempre la Linux Foundation aveva pubblicato uno studio riguardante Linux e le sue statistiche di sviluppo, un report dal titolo "Linux Kernel Development: How Fast is it Going, Who is doing it and Who is Sponsoring it?" nel quale si evidenziavano le dinamiche evolutive del processo di sviluppo del Linux kernel, un processo che ha visto triplicare il numero di sviluppatori coinvolti nel corso degli ultimi tre anni. 
Categorie: Linux, Open Source, Trends
Trends: l’età dell’open software
Scritto da Enrico Bertini | 13 Marzo 2008
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Un’articolo del 2007 di Nick Carr apparso su strategy+business, ed intitolato "The Ignorance of Crowds", parlava del modello produttivo proprio dell’open source, e citava Eric Raymond, il quale, il 22 Maggio 1997, da sconosciuto programmatore qual’era a quel tempo, nel corso di una conferenza tecnologica tenutasi a Würzburg, in Germania, presentava un documento dal titolo "The Cathedral and the Bazaar" ("La Cattedrale e il Bazaar"), un documento destinato poi a diventare uno degli scritti più "virali" dell’intera storia dell’industria del software. Pressoché tutti i programmatori nonché gli esperti di software conoscono le tesi esposte da Raymond all’interno di quel documento, delle tesi a supporto di quella metodologia di sviluppo software aperta e comunitaria appartenente al mondo dell’open source. La tesi principale era quella che i programmi sofisticati erano da sempre stati costruiti (sviluppati) alla maniera delle cattedrali, vale a dire da "elitarie" e ristrette task forces industriali che, per esigenze di protezione del codice, operavano in maniera ordinata, strettissimamente pianificata, nonché chiusa ed isolata, quando invece il modello più efficiente di sviluppo del software si dimostrava essere quello dell’open bazaar, basato su di un paradigma produttivo (peer production) radicalmente differente dal primo, in quanto capace di coinvolgere informalmente ed a vari livelli qualunque individuo, gruppo, orgnizzazione, azienda, entità, che avesse la volontà di contribuire alla realizzazione di una data "opera". E come il documento di Raymond faceva notare, Linux rappresentava l’esempio perfetto della superiorità dell’approccio open software. 
Categorie: Innovazione, Open Source, Software, Trends
Mobile: Nokia compra Trolltech
Scritto da Enrico Bertini | 29 Gennaio 2008
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Un recente report di Strategy Analytics parla degli 1,12 miliardi di telefoni cellulari venduti globalmente in tutto il 2007, con ben 332 milioni di unità consegnate soltanto nell’ultimo quarto dello scorso anno. Di quest’ultima quantità poi, 134 milioni di dispositivi sono stati venduti dalla sola Nokia, la quale ha così raggiunto proprio in quel periodo una quota pari al 40% del mercato degli handsets, seguita da Samsung e dagli altri produttori. E come moltissimi sanno, ormai, Symbian è il "cuore" operativo dei dispositivi mobili del colosso finlandese, ed è questi a detenere la leadership del mercato dei mobile OSes. Ma proprio ora, Nokia compra Trolltech (contropartita economica intorno ai 150 milioni di dollari), l’azienda norvergese che fornisce Qtopia, la piattaforma di sviluppo applicativo (anche open source) per dispositivi mobili Linux-based. Con questa acquisizione, l’obbiettivo di Nokia sembrerebbe vertere a breve verso la messa in campo di una strategia Mobile Linux, immancabilmente open source, e nella quale coinvolgere gli sviluppatori di applicazioni. L’avversario di tale strategia è ovviamente Android.
Non ci sono ancora telefoni Android sul mercato, è vero, ma la solidità della piattaforma dimostrata dal primo prototipo creato da A La Mobile, nonché il recente accordo tra Google e NTT DoCoMo sui Mobile Internet Services (che menziona Android al punto 5) mettono ulteriore carne al fuoco. C’è di che stare allerta!
Categorie: Linux, Mobile, Nokia, Open Source
Mobile Linux Platforms: lo scenario (parte 2)
Scritto da Enrico Bertini | 21 Dicembre 2007
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Come avevo riportato nella prima parte di questo articolo, sono diverse le Mobile Linux Platforms attualmente esistenti sul mercato, e tutte sono spinte (con più o meno forza e convinzione) da diverse organizzazioni, consorzi, ed alleanze, alle quali partecipano i big del settore telecom, della mobile industry, e dell’IT in generale. La Open Handset Alliance (OHA) è l’ultima in ordine cronologico ad essere stata formata, ma è probabilmente quella che più di altre lascerà il segno nel futuro delle telecomunicazioni mobili. Recentemente, lo ha affermato anche Linus Torvalds, dichiarando che nel 2008 vedremo molti smartphones equipaggiati con Linux, e questo soprattutto grazie a Google, al suo Android, nonché alla OHA che lo supporta.

Cloud Computing: “ciclotroni” nelle mani delle moltitudini
Scritto da Enrico Bertini | 17 Dicembre 2007
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IBM ha recentemente annunciato “Blue Cloud”, un proprio servizio di cloud computing che verrà reso operativo a partire dalla primavera del 2008, un servizio attraverso il quale le aziende clienti di IBM potranno utilizzare i suoi data centers come risorse computazionali distribuite disponibili sulla rete Internet. Sulla base del modello della fabbrica computazionale (computing fabric) ed implementando tecnologie di virtualizzazione, Blue Cloud offrirà supporto a quelle aziende che hanno l’esigenza di creare/eseguire applicazioni Web altamente scalabili, nonché di gestire/elaborare massive quantità di dati in tempo reale, liberandole dalla necessità di effettuare ingenti investimenti in complesse infrastrutture informatiche. Blue Cloud sarà basato su standard aperti come le architetture SOA, su software open source come Hadoop, e la sua intera “nuvola di computing” (o griglia) avrà Linux quale piattaforma operativa.
Avevo già in precedenza affrontato il tema del cloud computing o utility computing su Stalkk.ed, parlando sia dei servizi offerti da Amazon in quest’area, sia di quelli proposti da 3Tera, sia anche di altri servizi come quelli di Sun o di FlexiScale. Ed in “Trends: il Cloud Computing e la Teoria del Redshift“, accennavo inoltre ad un progetto congiunto avviato proprio da IBM e da Google sul cloud computing in ambito accademico.

Categorie: Trends

