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Web Semantico: approccio top-down o bottom-up?
Scritto da Enrico Bertini | 25 Marzo 2008
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Il Web Semantico avanza. Sempre più servizi e strumenti software su Internet consentono di manipolare i differenti tipi di dati strutturati e ricchi di significato che sono propri del Semantic Web: i linked data, quelli espressi in formato RDF e nei suoi vari formati derivati, ed i Microformati, quelli espressi invece in formato XHTML e nei formati derivati da quest’ultimo. Tutti questi formati derivano a loro volta dall’XML, e consentono di descrivere schemi concettuali, basi di dati semantiche, tassonomie, grafi sociali, ecc., permettendo anche di inserire micro-contenuti semantici all’interno di normali pagine web HTML. "Tutti i pezzi sono al loro posto per vedere emergere il Web Semantico", ha dichiarato Tim Berners-Lee, e sulla base di un approccio che sarà prevalentemente top-down, piuttosto che bottom-up, un approccio secondo il quale la stragrande maggioranza dei dati semantici o si trova già nei databases, oppure verrà estratta da ordinarie pagine web HTML, anziché essere aggiunta attraverso notazioni semantiche (semantic markups) inserite nei contenuti dell’intero Web. Ed oltre al rilascio delle specifiche SPARQL, anche il progetto Linking Open Data nonché il lavoro di standardizzazione del DataPortability Workgroup stanno contribuendo ad una rapida avanzata del Web Semantico, il quale sembrerebbe davvero essere "alle porte". Esiste inoltre un’estensione Semantic Web Crawling per semanticizzare anche il protocollo Sitemap. 
Categorie: Web 3.0
Web Semantico: “liberare” i dati
Scritto da Enrico Bertini | 19 Dicembre 2007
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è disponibile da alcuni giorni il “December’s Semantic Report“, il report pubblicato da Semantic Universe e prodotto con la partecipazione di ricercatori, esperti ed aziende del settore. L’articolo introduttivo di questa edizione del report è intitolato “Moving the Internet Inside with Semantic Technologies“, ed è a firma di Paul Miller, Technology Evangelist di Talis (un’eccellente intervista a Paul Miller è su ReadWriteWeb). L’articolo affronta il tema dello scarso sfruttamento delle attuali potenzialità di Internet da parte della maggioranza delle applicazioni aziendali esistenti, le quali sono state create sulla base di una logica “chiusa” e non incentrata sul Web, ereditando metodologie di sviluppo e di ingegnerizzazione tutt’altro che Web-oriented, le quali di fatto costituiscono quell’ostacolo che impedisce a tali applicazioni di poter far leva sulle potenzialità del Web 2.0. Ed è qui che potrebbero entrare in gioco le tecnologie del Semantic Web, dice Paul Miller, in quanto i loro approcci tendono naturalmente all’apertura ed alla interconnessione delle applicazioni software, dal momento che ne “liberano” i dati.
Inoltre, facendo cenno alla Talis Platform, l’articolo di Paul Miller parla anche delle specifiche SKOS ed RDF, della nozione di Linked Data (vedere anche “Linked Data - the real Semantic Web?“), nonché del progetto Linking Open Data supportato dal SWEO, il Semantic Web Education and Outreach Interest Group in seno al W3C.

Categorie: Web 3.0

