Social Web: blogs e open standards per la creazione di un World Wide Social Network distribuito (parte 1)
Scritto da Enrico Bertini | 2 Gennaio 2009
Utilizzando i social networks o i servizi e le applicazioni del Web 2.0, gli utenti Internet disseminano sulla Rete varie tipologie di dati personali. Essi aprono, ad esempio, degli accounts su MySpace, su Facebook, su LinkedIn, su Plaxo, su Twitter, su FriendFeed, ma anche su Google e su Yahoo!, e delegano a tutti questi servizi la gestione delle proprie identità digitali, dei propri profili personali, dei propri grafi sociali, dei propri contatti, dei propri lifestreams, dei propri messaggi, dei propri profili attenzionali, ecc. Attraverso il complesso di tali servizi, gli stessi utenti creano di fatto degli alter ego digitali delle loro persone, completi di moltissimi sensibili dati personali, e molti accounts che li ospitano diventano anche dei veri e propri domicili legali telematici. Tramite tecnologie come Facebook Connect o Google Friend Connect (oppure tramite OpenID), gli utenti Internet sono poi anche in grado di utilizzare le loro identità digitali delegate per accedere (autenticandosi) a vari siti e/o servizi esistenti sul Web. Risulta perciò oltremodo ovvio che tutti questi dati personali sono di proprietà degli utenti medesimi, ma ciononostante essi non sempre ne hanno il pieno possesso o controllo, dato che una larga parte di tali dati non è ad oggi liberamente trasportabile (esportabile ed importabile) tra accounts appartenenti a servizi diversi. Questo problema è conosciuto come "data portability", ed è un problema che a che fare con una serie di tecnologie definite open standards. 
Categorie: Blogging, Internet, Social Networking, WordPress, WordPress Plugins
Web Semantico: semanticizzare un WordPress blog (Parte 1)
Scritto da Enrico Bertini | 22 Gennaio 2008
Sul British Medical Journal (BMJ), un articolo intitolato "Web 3.0 and medicine" cita una metafora medica utilizzata da un neurologo per descrivere il Web Semantico, o Web 3.0. Secondo questi, in sostanza, lo sviluppo del Web, dalle sue origini (1995) fino all’attuale Social Web, è paragonabile allo sviluppo del cervello umano. E mentre le tecnologie proprie del Web 1.0 e del Web 2.0 sono state, per così dire, tecnologie embrionali, le tecnologie semantiche ci consentiranno di creare un Web decisamente più maturo, un universo di informazioni nel quale esisteranno percorsi, sentieri, canali, per la trovabilità delle informazioni stesse (leggi Findability), con la loro elaborazione che di fatto risulterà assai simile a quella dei processi cognitivi umani. Una delle principali caratteristiche del Web 3.0 sarà infatti quella di gestire metadati, vale a dire dati che descrivono dati, ed è proprio questo ciò che trasformerà il Web in un gigantesco database "unificato". Trattasi del Web of Data, come lo ha definito Tim Berners-Lee, ovverosia di un Web che non sarà più composto da pagine html e/o da semplici files, ma da persone, figure giuridiche, reti di relazioni (social, professional & business networks – il Giant Global Graph in sostanza), eventi, luoghi, oggetti, concetti, lifestreams, flussi attenzionali, ecc., con ciascuna istanza di queste entità che sarà descritta proprio sulla base dei suddetti metadati. 
Categorie: Information Architecture, Web 2.0, Web 3.0, WordPress, WordPress Plugins
DataPortability.org: anche Google, Facebook e Plaxo nel DataPortability Workgroup
Scritto da Enrico Bertini | 9 Gennaio 2008
Brad Fitzpatrick (Google), Benjamin Ling (Facebook) e Joseph Smarr (Plaxo) si uniscono al DataPortability Workgroup, e, vista l’importanza delle aziende di cui fanno parte (considerando il "peso specifico" di Google e di Facebook in primis), si tratta di tre significative adesioni per la creazione di un Web più aperto. E questo non solo per ciò che concerne i social networks, ma anche per quanto riguarda in generale i diritti degli utenti e l’interoperabilità delle applicazioni su Internet. Sul Particles Blog, Chris Saad ricorda il lavoro che il DataPortability Workgroup sta svolgendo sugli open standards e sui protocolli al fine di raggiungere obbiettivi di massima interoperabilità sul Web, cita la stesura in corso di un "DataPortability Reference Design", un documento che ne codifichi le pratiche, e parla della necessità di una sorta di DHCP per le identità utente, nonché di un file system distribuito per i dati. 
Categorie: Facebook, Google, Internet
APML: WordPress APML Plugin
Scritto da Enrico Bertini | 2 Gennaio 2008
APML for WordPress è un plugin in grado di generare un feed APML a partire dalle Categorie, dai Tags, nonché dai Links gestiti da un WordPress blog. Scritto da Matthias Pfefferle, il plugin supporta le Categorie ed i Tags nativi delle versioni di WordPress a partire dalla 2.3, ma funziona anche su precedenti versioni della piattaforma di blogging superiori alla 2.0, interfacciandosi con i plugins Ultimate Tag Warrior e Simple Tagging. Una volta installato, l’APML for WordPress crea un file/feed APML delle tassonomie del blog, rendendolo disponibile attraverso la URL http://nomeblog/apml/ (http://www.stalkked.com/apml/). Ed all’interno di una discussione aperta sul Google Group APML.Public.General, Matthias Pfefferle argomenta anche di come il plugin potrebbe essere utilizzato per gestire differenti files APML in possesso di determinato utente, illustrando i vantaggi e gli svantaggi di alcune varie possibili implementazioni (fusione di più APML files, diverso utilizzo dell’attributo Source, uso di files OPML).
Categorie: Attention Economy, WordPress, WordPress Plugins
Blogosfera: attention, buzz, influence, recommendation, trust, ranking, etcetera
Scritto da Enrico Bertini | 18 Dicembre 2007

Qualche settimana fa il Google Reader è stato dotato di una funzionalità automatica di scoperta/raccomandazione di blogs/siti web basata sugli RSS feeds sottoscritti da un determinato utente, nonché sui dati appartenenti alla sua Web History (Cronologia Web). Tale funzionalità è stata in pratica inserita per consentire agli utenti del Google Reader di individuare su Internet nuove fonti di informazione i cui contenuti possono avere una stretta correlazione con gli interessi degli utenti stessi, e tali fonti vengono selezionale sulla base della popolarità di cui esse godono tra gli altri utenti del servizio medesimo. Ed attraverso questa nuova funzionalità il Google Reader diventa a tutti a gli effetti un recommendation engine.
Sebbene ancora non supporti l’APML, il Google Reader in sostanza estrapola i dati riguardanti l’attenzione dei suoi utenti, utilizzandoli per fornire loro delle raccomandazioni di lettura di fonti informative (blogs e/o siti web) classificate sulla base di algoritmi di ranking. In “The Blogger’s Guide to Search Engine Optimization“, SEO Book parla del modo in cui Google è in grado di raccogliere dati sui vari blogs esistenti sul Web, possedendo servizi e strumenti come un motore di ricerca, Gmail, iGoogle, Google Reader, FeedBurner, Google Analytics, Google Adsense, Google Toolbar, YouTube, ecc., e di come da tali servizi e strumenti Google sia in grado di estrapolare non soltanto l’attenzione degli utenti, ma anche il Trust (la fiducia) che questi attribuiscono ad un determinato weblog.

Categorie: Blogosfera, Blogs, RSS, SEO
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