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- Cloud Computing: la frontiera - la prossima Google potrebbe non possedere alcun server
Cloud Computing: la frontiera - la prossima Google potrebbe non possedere alcun server
Scritto da Enrico Bertini | 25 Febbraio 2008
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Un sempre maggior numero di applicazioni software di utilizzo corrente sono (o diventeranno) applicazioni Web, quindi di fatto applicazioni SaaS (Software as a Service) residenti ed eseguite su computers di terzi nonché manutenute da questi ultimi, disponibili praticamente "on the cloud", vale a dire sulla rete Internet (il Web) vista come una gigantesca piattaforma operativa integrata: tali applicazioni sono o saranno perciò usufruibili on-demand e a mò di servizio. Sto parlando, ad esempio, di applicazioni di "Office on the Cloud", uno dei paradigmi applicativi che si sono affermati più di recente, e consistente nella possibilità da parte delle aziende di affidarsi ad applicazioni Web per gestire le proprie attività di business ed i propri dati, aziende che così possono fare a meno di ricorrere a software acquistati, licenziati, oppure sviluppati e manutenuti "in casa": pensate ai servizi offerti da Salesforce.com, alle Google Apps Premier Edition, ma anche a diversi altri servizi, ed avrete il quadro. Inoltre, un ulteriore paradigma emergente è rappresentato dal cloud computing, cioè dalla possibilità di servirsi di "nuvole di computers" i quali, lavorando come se fossero un tutt’uno, sono in grado di eseguire complesse applicazioni software distribuite di tutti i generi, delle applicazioni che sono capaci di sostenere dei carichi elaborativi altamente variabili in maniera dinamica (sono applicazioni scalabili, cioè), in dipendenza dell’uso contemporaneo che di esse viene fatto da parte degli utenti. Il motore di ricerca Google rappresenta, ad esempio, una di queste superapplicazioni, ma anche quelli di Yahoo! o di Microsoft, per intenderci. 
Cloud Computing: “ciclotroni” nelle mani delle moltitudini
Scritto da Enrico Bertini | 17 Dicembre 2007
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IBM ha recentemente annunciato “Blue Cloud”, un proprio servizio di cloud computing che verrà reso operativo a partire dalla primavera del 2008, un servizio attraverso il quale le aziende clienti di IBM potranno utilizzare i suoi data centers come risorse computazionali distribuite disponibili sulla rete Internet. Sulla base del modello della fabbrica computazionale (computing fabric) ed implementando tecnologie di virtualizzazione, Blue Cloud offrirà supporto a quelle aziende che hanno l’esigenza di creare/eseguire applicazioni Web altamente scalabili, nonché di gestire/elaborare massive quantità di dati in tempo reale, liberandole dalla necessità di effettuare ingenti investimenti in complesse infrastrutture informatiche. Blue Cloud sarà basato su standard aperti come le architetture SOA, su software open source come Hadoop, e la sua intera “nuvola di computing” (o griglia) avrà Linux quale piattaforma operativa.
Avevo già in precedenza affrontato il tema del cloud computing o utility computing su Stalkk.ed, parlando sia dei servizi offerti da Amazon in quest’area, sia di quelli proposti da 3Tera, sia anche di altri servizi come quelli di Sun o di FlexiScale. Ed in “Trends: il Cloud Computing e la Teoria del Redshift“, accennavo inoltre ad un progetto congiunto avviato proprio da IBM e da Google sul cloud computing in ambito accademico.

Categorie: Trends
Trends: il Cloud Computing e la Teoria del Redshift
Scritto da Enrico Bertini | 9 Ottobre 2007
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IBM e Google hanno appena reso noto di aver avviato un progetto congiunto riguardante il Cloud Computing in ambito accademico. L’obbiettivo del progetto è quello di introdurre tale emergente paradigma di computing all’interno delle università, e di mettere loro a disposizione una serie di risorse “IT” (computers, storage, sistemi operativi, applicazioni software) distribuite per avviare programmi educativi e di ricerca all’interno di quell’area. L’iniziativa vede il coinvolgimento di sei università americane, più esattamente l’Università di Washington, la Carnegie Mellon University, il MIT, Stanford, Berkeley e l’Università del Maryland, ed è un’iniziativa nella quale, secondo quanto riportato dal New York Times, IBM e Google investiranno un ammontare complessivo di 30 milioni di dollari, somma che sarà destinata alla creazione di specifici datacenters dedicati al progetto.

Trends: il ruolo di Amazon nei future trends businesses
Scritto da Enrico Bertini | 4 Ottobre 2007
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Amazon sta acquisendo un ruolo di prim’ordine nell’ambito dei cosiddetti future trends businesses. Con gli Amazon Web Services (AWS), e particolarmente con il servizio Elastic Compute Cloud (EC2), l’azienda di Seattle è stata uno dei precursori (l’altro è stato Sun) dell’utility computing, quel modello di fornitura delle risorse IT paragonabile a quello della rete elettrica. Con il servizio Books on Demand, lanciato dalla sua controllata CreateSpace, la società ha dato il via ad una nuova era nel settore dell’editoria, consentendo a chiunque di autopubblicarsi i propri libri, nonché di distribuirli attraverso il circuito Amazon (con tanto di ISBN), ed il tutto senza alcun bisogno di sostenere costi fissi: una sorta di clearing house per libri di tutti i generi. Con il lancio del music store Mp3, Amazon ha sfidato invece iTunes, togliendo di mezzo i DRM. Infine, ma non da ultimo, l’azienda sta per lanciare The Kindle, un proprio dispositivo elettronico per la lettura degli e-books connesso ad Internet via WiFi (e collegato ad un Amazon e-book service centrale).

Categorie: Trends, Web Economy

