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Web 2.0: a caccia di buzzwords per il 2008

Scritto da Enrico Bertini | 14 Dicembre 2007commentawikio

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Search moptimization, Wombagging, Friendiligence, Converstations, Social mediation, We-bargaining, Greenlashing, Shamsparency, Credlining, Facelifting, World War 2.0, MicroTubing, Lipsmacking. Ecco, questo è l’Official Buzzword Forecast per il 2008 elaborato da Pete Blackshaw, co-fondatore della Word-of-Mouth Marketing Association (WOMMA) e Chief Marketing Officer di Nielsen BuzzMetrics. E mentre la “conversazione” andrà avanti, dice Blackshaw, ci saranno delle correzioni in merito a determinate idee che abbiamo del Web 2.0, le quali tenderanno complessivamente a restituire un maggiore “realismo” al media nel suo insieme, con le aziende che, dal canto loro, modificheranno alcuni modi di rapportarvisi.
Per una spiegazione più approfondita in italiano si può fare riferimento ad un ottimo articolo di MediaMeter.

Categorie: Marketing, Web 2.0

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DataPortability.org: per un Web aperto e centrato sugli utenti

Scritto da Enrico Bertini | 14 Dicembre 2007commentawikio

dataportability_2.png Gli standards aperti (open standards) sono una componente essenziale del Web per favorire la portabilità dei dati tra le varie applicazioni che operano al suo interno. Se gli utenti del Web vogliono trasportare le loro identità ed i loro dati personali (siano essi documenti, foto, video, liste di amici/contatti o quant’altro) da una parte all’altra del Web in maniera trasparente, disponendone laddove necessario e senza la necessità di esportarli/importarli dalle diverse applicazioni che utilizzano, oppure se essi vogliono possedere la loro Attenzione nonché il loro Grafo Sociale, od anche creare il loro social network personale a partire dai loro blogs, ecco che gli open standards sono indispensabili. E tali standards dovrebbero essere adottati dai fornitori dei vari servizi ed applicazioni Internet, ad esempio i social networks, per la creazione di una Rete davvero libera e aperta, la quale implementa un modello digitale dove al centro ci sono gli utenti stessi, ossia i veri cittadini digitali del Web.

A questo servono l’APML, l’OpenID, l’OAuth, l’XFN, lo Yadis, ma anche l’RSS, l’OPML, nonché tutta un’altra serie più o meno nuova di sigle/acronimi che ogni tanto capita di incontrare sul Web: l’esistenza stessa del Web è resa possibile dagli standards aperti (quelli definiti dal World Wide Web Consortium - W3C in questo caso). Ed è esattamente di questo che si occupa DataPortability.org, cioè di supportare e di promuovere l’adozione degli standards aperti da parte di tutti gli attori del Web, quagli standards che rappresentano altresì degli ingredienti essenziali per l’innovazione.

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Social Networking: un enorme social network chiamato Web (Parte 2)

Scritto da Enrico Bertini | 12 Dicembre 2007commentawikio

diso_1.png Nella prima parte di questo articolo parlavo di Marshall McLuhan e della sua frase "Il medium è il messaggio", e citavo Derrick De Kerckhove: "Se il medium è il messaggio, allora l’utente è il contenuto". Mi riferivo alle persone, utenti, navigatori, prosumers-bloggers, come ad uno dei più grandi valori del Web, e lo facevo riprendendo l’articolo di Tim Berners Lee a proposito del Giant Global Graph, un articolo nel quale Berners Lee descriveva l’intero Web come un enorme social network, di fatto un Social Graph (Grafo Sociale) che rappresenta od è parte integrante del Web Semantico. Nell’articolo Berners Lee parlava anche della perdita/cessione di controllo che ogni componente di Internet (a livello di Rete Fisica, di Web, o di Grafo Sociale) deve necessariamente accettare per finalità di interoperabilità e per garantire/ottenere benefici ad/da altre componenti della Rete stessa. Chiunque crea applicazioni Web, ad esempio, sostiene Tim Berners Lee, in special modo se si tratta applicazioni di social networking, deve aprirle, e non cercare di esercitarvi un ferreo controllo a livello di website o sull’esperienza degli utenti: "Letting your data connect to other people’s data is a bit about letting go in that sense. It is still not about giving to people data which they don’t have a right to. It is about letting it be connected to data from peer sites. It is about letting it be joined to data from other applications. It is about getting excited about connections, rather than nervous". more

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Social Networking: un enorme social network chiamato Web (Parte 1)

Scritto da Enrico Bertini | 29 Novembre 2007commentawikio

webgraph_1.png "Il medium è il messaggio" scriveva Marshall McLuhan nel suo libro "Understanding media" ("Capire i media" - "Gli strumenti del comunicare" nella traduzione italiana) originariamente pubblicato nel 1964, un libro nel quale la tesi centrale era che le tecnologie che noi utilizziamo per informarci, i media cioè, diventano in un certo qual modo delle "estensioni" dei nostri corpi, in quanto esercitano su di noi una profonda influenza relativamente ai modi in cui pensiamo ed agiamo. E quando un nuovo importante mezzo di comunicazione fa la sua comparsa, esso può addirittura rimodellare noi stessi come individui, nonché la nostra società. Secondo Nick Carr McLuhan è tornato, e le sue teorie sui "media elettrici" acquisiscono ora una nuova risonanza grazie ad Internet, visto che la Rete sta diventando il nostro strumento di riferimento per veicolare notizie, informazioni ed intrattenimento. Ed è esattamente al modello proprio di Internet che McLuhan faceva riferimento nelle sue teorie, continua Carr, e cita un’affermazione di Kevin Kelly a proposito del fatto che McLuhan "was really talking about was the Internet—two decades before it appeared". more

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Information Architecture: Gerarchia dell’attenzione e sistemi di influenza (parte 2)

Scritto da Enrico Bertini | 21 Novembre 2007commentawikio

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Un recente studio condotto da TWI Surveys per conto della Society for New Communications Research (SNCR) prevede che, nel 2012, i marketers e gli advertisers spenderanno molti più soldi sui media conversazionali che su quelli tradizionali, e che tale crescita nell’adozione dei social media come mezzi per la brand communication e per il brand engagement sarà determinata dalle scelte strategiche dei professionisti del marketing e della comunicazione, sempre più orientati verso l’uso di questi nuovi media. Sulla base di interviste realizzate a 260 professionisti del settore, infatti, lo studio ha rivelato che, sebbene l’adozione dei social media da parte dell’industria del marketing sia ancora nella sua infanzia, essa compirà un enorme balzo in avanti nel corso dei prossimi cinque anni, allorché tali media diventeranno mainstream a tutti gli effetti, quindi anche per ciò che concerne il loro peso economico-finanziario complessivo. Non mancano le perplessità tuttavia, dati i cambiamenti organizzativi e culturali che l’utilizzo di questi nuovi media richiede, ed esistono altresì delle fondate motivazioni riguardanti le tecniche/metriche di misurazione dell’universo dei social media, le quali hanno il compito di indicare i potenziali ritorni economici delle attività di branding condotte su tali mezzi.
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