Web Squared: ecco il Web post-2.0

Scritto da Enrico Bertini | 29 Giugno 2009

websquared.png Che cosa viene dopo il Web 2.0? Il Web 3.0 potrebbe essere la risposta generica. Ma che cosa sarà in pratica? Il Web Semantico? Il Web senziente? Il Social Web? Il Web mobile? Oppure qualcos’altro? Ebbene, cercando di definire meglio quella che, a breve, sarà l’evoluzione del Web 2.0, Tim O’Reilly e John Battelle hanno coniato un nuovo neologismo: "Web Squared", ovvero "Web al Quadrato", e secondo la loro visione questo sarà contemporaneamente sia un Web semantico, sia un Web sociale che mobile, sia qualcosa di più. more

Categorie: Web 2.0, Web 3.0

New Media Economy: sostenibilità dei modelli di business

Scritto da Enrico Bertini | 27 Giugno 2009

death_by_long_tail.png Andrew Keen sostiene praticamente da sempre che il Web 2.0, pur rivoluzionando il mondo dei media tradizionali, non è in grado di creare una nuova media economy sostenibile. In altre parole, il modello gratuito proprio del Web 2.0 non funziona dal punto di vista economico perché non è in grado di produrre guadagni neanche lontanamente sufficienti a coprire i costi infrastrutturali e di personale: Twitter ancora non genera ricavi, ad esempio, mentre YouTube sembra perdere meno di quanto precedentemente stimato (con Econsultancy che indica altre valenze del servizio di video sharing per Google), e per ciò che concerne la long tail della blogosfera [2] (premesso che questa esiste davvero) un articolo del Guardian ne preconizza la morte provocata dall’emergere degli streams. more

Categorie: Media, Media Digitali, Web 2.0

Trends: l’Illuminismo di Internet e la deportalizzazione (sociale) del Web

Scritto da Enrico Bertini | 5 Maggio 2009

caos.png Argomentando che Internet è entrata nella sua era dell’Illuminismo, un’era nella quale tutti sono o possono essere creatori di contenuti, Steve Rubel su Micro Persuasion parla della fine del "destination Web", ovvero di un Web dominato da siti Internet di riferimento e dal modello delle pageviews: i contenuti presenti sul Web sono infatti diventati pressoché infiniti, dice Steve Rubel, e questo produce inevitabilmente un’enorme frammentazione dell’attenzione che gli internauti dedicano loro. E sebbene alcuni portali e motori di ricerca siano ancora padroni della scena (Google, Yahoo! e Microsoft), continua Steve Rubel, l’americano medio a Marzo 2009 ha visitato 111 domini e 2.500 pagine web, spendendo su ciascuna di esse mediamente 56 secondi (secondo i dati forniti da Nielsen Online): non c’è più quindi su Internet uno user engagement duraturo a livello di intero sito web, fa notare Steve Rubel, ma soltanto uno user engagement specifico, altamente selettivo, del tutto parziale e/o temporaneo, nonché a livello di singolo contenuto. Ecco perché l’advertising classico sulla Rete funziona sempre meno, conclude Steve Rubel citando lo studio di ARAnet che attesta che le citazioni ai brands all’interno degli articoli del Web funzionano meglio della pubblicità. more

Categorie: Marketing, Online Advertising, Web 2.0

DarWeb: il colore “darwiniano” dei soldi del Web n.0

Scritto da Enrico Bertini | 28 Aprile 2009

darweb.png "Il modello gratuito del Web 2.0 è qui per restare" dice l’esito di un sondaggio condotto da Internet Evolution sui suoi lettori, un sondaggio nel quale essi affermano anche che le persone non pagheranno mai per un qualcosa che in passato è stato gratuito. Ma un articolo dello stesso Internet Evolution, citando Facebook, YouTube e Twitter, parla della crescente evidenza che questo modello non funziona dal punto di vista economico, dato che le suddette aziende devono sostenere ingenti costi per fornire i propri servizi (banda, storage, costi di gestione, ecc.), e, visto che le aziende medesime hanno dei bassissimi ricavi, esse non potranno sostenere a lungo le proprie attività. L’articolo riporta poi in proposito una considerazione di Todor Tashev, Senior Director della società di investimenti Omidyar Network, il quale afferma che "There is sort of one school of thought that you get users and then money is going to come. In many cases that doesn’t pan out. You can have a wonderful user experience and money doesn’t come in at the end". Si parla infine di modelli alternativi all’advertising nell’articolo, come micropagamenti e sottoscrizioni, si cita la teoria darwiniana della "sopravvivenza del più adatto", e si ricorda pure che "Roma non è stata costruita in un giorno". more

Categorie: Internet, Soldi, Web 2.0

Social Web: una “scogliera” sociale

Scritto da Enrico Bertini | 23 Aprile 2009

socialreef.png Jeremiah Owyang suggerisce l’idea che il social web possa essere pensato come una "scogliera" sociale, quindi come un ecosistema popolato da varie specie di pesci (le persone), da polpi/piovre (i CRM), da meduse (servizi/società di brand monitoring), da stelle marine (agenzie pubblicitarie e consulenti), da pesci palla (a-listers), e nel quale ci sono foreste di kelp (i social networks), coralli (le community platforms), anemoni (le applicazioni), alghe (i venture capitalists), nonché rocce (i CMS). Sopra la scogliera ci sono poi i pescatori (i brands), c’è l’inquinamento (i dettrattori), e c’è anche la bassa marea (la recessione). Infine ci sono i biologi marini (gli analisti), ed all’interno di questo complesso ecosistema i ruoli sono chiari. more

Categorie: Web 2.0


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