Life on the Net: attenzione VS distrazione

Scritto da Enrico Bertini | 25 Maggio 2009

meditazione.png Nel 1971, quando il Web praticamente non esisteva, quando le dimensioni dei più piccoli computers erano quelle di un furgone di consegna, nonché prima che i fondatori di Google nascessero, il pluriesperto economista Herbert A. Simon forniva probabilmente la più coincisa descrizione possibile di quello che sarebbe stato il nostro fardello nell’era dell’informazione scrivendo che: "Quello che l’informazione consuma è alquanto ovvio: essa consuma l’attenzione del suo destinatario. Per cui, una ricchezza di informazioni crea una povertà di attenzione, e richiede una efficiente distribuzione di tale attenzione tra la sovrabbondanza di fonti d’informazione che potrebbero consumarla". Questo dice tra le altre cose un interessantissimo articolo del New York Magazine intitolato "In Defense of Distraction", il quale sottolinea che, sulla base di quanto affermato da Simon, noi, in qualità di beneficiari del più grande boom informativo della storia del pianeta, di fatto subiamo un certo travaglio in corrispondenza della nostra (seria) povertà di attenzione. more

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Life on the Net: 113 mila utenti avrebbero già sottoscritto IPREDator

Scritto da Enrico Bertini | 14 Aprile 2009

ipredator.png Secondo quanto riportato da DSLreports, sarebbero 113.000 gli utenti che avrebbero già sottoscritto IPREDator, il servizio di navigazione anonima via Rete Privata Virtuale (VPN) creato dalla svedese The Pirate Bay in risposta alla nuova direttiva anti-pirateria digitale IPRED (Intellectual Property Rights Enforcement Directive) entrata in vigore in Svezia a partire dal mese di Aprile 2009: tale direttiva, la cui attuazione avrebbe già fatto crollare del 30% il traffico Internet dello stesso Paese, obbliga gli ISPs svedesi a rivelare nomi ed indirizzi di utenti che scaricano/trasmettono contenuti protetti da copyright via P2P. Il servizio IPREDator costa circa 5 euro al mese, e visto che già avrebbe acquisito 113.000 clienti, un articolo di Techdirt sottolinea che ora l’industria dell’entertainment sa che esiste un nuovo redditizio modello di business: ciò al di là di qualsiasi considerazione possibile riguardante la pirateria digitale o l’anonimato in Rete. The Pirate Bay è sotto processo con l’accusa di aver violato le leggi sul diritto d’autore.

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OpenID: più di 31.000 siti web OpenID-enabled, ma quanti utenti Internet davvero conoscono l’OpenID?

Scritto da Enrico Bertini | 8 Gennaio 2009

openid.png Secondo le ultime statistiche rilasciate da JanRain, la società che fornisce il servizio myOpenID, sono più di 31.000 i siti/servizi Web che ad oggi hanno adottato lo standard OpenID quale tecnologia di autenticazione/identificazione digitale dei propri utenti Internet (un anno fa questi siti/servizi erano all’incirca 10.000), e tali statistiche si basano sull’uso che quegli stessi utenti fanno delle loro identità digitali residenti presso il servizio myOpenID (il quale è uno dei principali servizi di fornitura di identità digitali OpenID) per autenticarsi sui vari siti/servizi Web sparsi per la Rete. Nonostante però l’OpenID sia in netta ascesa, l’utente medio di Internet non ha ancora ben compreso che cosa sia questo standard, né come funziona, né ha afferrato quali sono le sue implicazioni di lungo termine, e di conseguenza non ha probabilmente capito neanche a che cosa serve in realtà "possedere" una propria identità digitale OpenID. Forse perché è davvero complesso spiegarlo, ma sta di fatto che moltissime persone sono alquanto confuse in proposito (anche se lo sono meno sul Facebook Connect, rivale dell’OpenID, più facile da comprendere a causa dello slogan "Loggati con Facebook"). more

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Life on the Net: identità, profili e dati degli utenti Internet

Scritto da Enrico Bertini | 9 Dicembre 2008

identitaonline.png Google Friend Connect, Facebook Connect, OpenID, sistemi diversi di identificazione/autenticazione digitale e di "trasporto" della propria identità digitale nonché dei propri dati personali (profili individuali, relazioni sociali, ecc.) su vari siti in giro per il Web. Tecnologie proprietarie contro open standards. Sistemi identitari singoli (Facebook Connect) contro identità federate (Google Friend Connect implementa anche accounts Yahoo!, AIM e OpenID) e totalmente decentralizzate (OpenID). Server di residenza dei propri dati personali (social network, Google, identity provider, proprio sito web o blog). Social networking distribuito. Accessibilità ai propri dati personali (dovunque si trovino) da parte di più siti web e/o servizi esistenti su Internet in assoluta sicurezza. Tutela della privacy. Facilità d’uso. Facebook punta sui quasi 130 milioni di utenti. Google punta sulla sua forza, su OpenSocial e su alcuni open standards (OpenID, OAuth, ecc.). OpenID dovrà sviluppare un OpenID Connect. MySpace intanto annuncia MySpaceID, a base OpenSocial, OAuth, OpenID, nonché Google Friend Connect. Chi vincerà la sfida della data portability e come gli utenti Internet potrebbero gestire al meglio le proprie identità online? Le risposte all’interno di futuri articoli di Stalkk.ed.

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