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Gartner: innovazione IT del terzo tipo
Scritto da Enrico Bertini | 9 Aprile 2008
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Durante la sessione di apertura del Gartner Emerging Trends Symposium/ITxpo che si sta tenendo a Las Vegas gli analisti di Gartner hanno parlato di innovazione, e di come gli IT leaders possono stimolare la crescita economica cambiando le cose fondamentali che essi fanno nei loro businesses e nelle loro vite personali: secondo Gartner, inoltre, gli stessi IT leaders devono essere capaci di trasformare le paure di recessione in opportunità, cosa che deve avvenire proprio attraverso l’innovazione. Ken McGee, VP & Gartner Fellow, ha sottolineato in particolare come le peggiori conseguenze di questa recessione possano essere ribaltate, e come sia possibile riscoprire la crescita dei business opponendo innovazione a innovazione. Egli ha anche parlato di un’innovazione del terzo tipo per il mondo IT, rimarcando le differenze con i due precedenti tipi di innovazione nello stesso settore, la quale si concretizza quando i professionisti IT creano soluzioni che incontrano delle esigenze di business ben identificate nonché evidenziate da persone appartenenti all’IT stessa. McGee ha poi aggiunto che esistono sei imperativi per realizzare innovazioni IT del terzo tipo, e precisamente: Innovare, Globalizzare, Connettere, Socializzare, Avanzare, Industrializzare. 
Categorie: Innovazione, Trends
Startups: quanto potrebbe costare avviare un’azienda tecnologica “from scratch” basata sull’open source e sul cloud computing?
Scritto da Enrico Bertini | 27 Marzo 2008
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Quanto potrebbe costare avviare from scratch (da zero) un’azienda tecnologica di servizi web 2.0 o 3.0, se essa costruisse la propria infrastruttura informatica basandosi esclusivamente su software open source e sul cloud computing? Questa è la domanda a cui vorrei dedicare una seconda parte di questo articolo, tenendo conto soprattutto dei possibili costi riguardanti l’hardware, le risorse umane, il supporto al software open source stesso, nonché quei costi riguardanti il potenziale consumo di risorse di calcolo propri dell’utility computing. Perché acquisire il software open source non costerebbe praticamente nulla a questa ipotetica azienda, e di codice aperto disponibile per le più svariate esigenze di creazione di servizi web su Internet c’è ne più che abbastanza. Ma ecco alcuni esempi.
Categorie: Innovazione, Open Source
Trends: l’età dell’open software
Scritto da Enrico Bertini | 13 Marzo 2008
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Un’articolo del 2007 di Nick Carr apparso su strategy+business, ed intitolato "The Ignorance of Crowds", parlava del modello produttivo proprio dell’open source, e citava Eric Raymond, il quale, il 22 Maggio 1997, da sconosciuto programmatore qual’era a quel tempo, nel corso di una conferenza tecnologica tenutasi a Würzburg, in Germania, presentava un documento dal titolo "The Cathedral and the Bazaar" ("La Cattedrale e il Bazaar"), un documento destinato poi a diventare uno degli scritti più "virali" dell’intera storia dell’industria del software. Pressoché tutti i programmatori nonché gli esperti di software conoscono le tesi esposte da Raymond all’interno di quel documento, delle tesi a supporto di quella metodologia di sviluppo software aperta e comunitaria appartenente al mondo dell’open source. La tesi principale era quella che i programmi sofisticati erano da sempre stati costruiti (sviluppati) alla maniera delle cattedrali, vale a dire da "elitarie" e ristrette task forces industriali che, per esigenze di protezione del codice, operavano in maniera ordinata, strettissimamente pianificata, nonché chiusa ed isolata, quando invece il modello più efficiente di sviluppo del software si dimostrava essere quello dell’open bazaar, basato su di un paradigma produttivo (peer production) radicalmente differente dal primo, in quanto capace di coinvolgere informalmente ed a vari livelli qualunque individuo, gruppo, orgnizzazione, azienda, entità, che avesse la volontà di contribuire alla realizzazione di una data "opera". E come il documento di Raymond faceva notare, Linux rappresentava l’esempio perfetto della superiorità dell’approccio open software. 
Categorie: Innovazione, Open Source, Software, Trends
Innovazione: KPCB iFund, 100 milioni di dollari per le applicazioni iPhone
Scritto da Enrico Bertini | 7 Marzo 2008
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Kleiner Perkins Caufield & Byers (KPCB), una delle più grandi società di venture capital americane, ha annunciato la creazione di un nuovo fondo di investimento da 100 milioni di dollari denominato iFund, un fondo destinato a finanziare tutti coloro che costruiranno applicazioni per l’iPhone e per l’iPod Touch, e non soltanto applicazioni software, ma anche servizi e componenti. Si tratta inoltre di un fondo "agnostico" rispetto alla dimensione nonché allo stage delle potenziali aziende destinatarie dei finanziamenti, e le cui principali aree di investimento saranno rappresentate da servizi basati sulla geolocalizzazione, dal social networking, dallo mCommerce (mobile e-commerce) - inclusi advertising e sistemi di pagamento -, dalle comunicazioni, e dall’intrattenimento. Il fondo in questione, dice ancora KPCB, finanzierà quegli innovatori che posseggono idee ad alto impatto, coadiuvandoli nella trasformazione di tali idee in applicazioni sul campo, nonché nella creazione di aziende independenti e durature la cui missione sarà quella di lavorare sulla piattaforma iPhone/iPod Touch. 
Categorie: Apple, Innovazione, iPhone
Le sfide del Web: innovazione, crowdsourcing, ricompense
Scritto da Enrico Bertini | 3 Marzo 2008
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Motivare l’innovazione e gli innovatori è una delle sfide che la nostra società nel suo complesso deve costantemente affrontare, pena la sua stagnazione ed il suo immobilismo, con le conseguenti perdite di produttività, di competitività, di ricchezza, ma anche di cultura e di "intelligenza" (knowledge, se volete), nonché con l’immane "spreco" di risorse umane che ne deriva. In mancanza di innovatori motivati nonché di innovazione non può infatti esistere alcun progresso in nessun settore dell’attività umana, e non sto parlando soltanto di progresso economico o di progresso tecnologico, ma soprattutto di progresso sociale, la cui stretta correlazione con i primi due è data dal fatto che è quest’ultimo che li genera entrambi. Di quel progresso sociale, cioè, che si traduce in com-partecipazione, la più allargata possibile, da parte moltissimi, alla più ampia gamma di processi creativi, progettuali, produttivi, ma anche decisionali nonché "imprenditoriali" che hanno luogo all’interno di un determinato contesto sociale. E qui non mi riferisco al mero "ascolto o riconoscimento" più o meno saltuario concesso alle opinioni dei cosiddetti "visionari", quelli di cui parlavo nell’articolo "Innovazione: Exemplum Innovationis", ma ad un vero e proprio salto di paradigma economico-produttivo che la nostra società avrebbe il bisogno di favorire. 
Categorie: Crowdsourcing, Innovazione, Trends

