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IBM: il cloud computing ed il progetto Kittyhawk
Scritto da Enrico Bertini | 8 Febbraio 2008
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IBM ha da poco annunciato di aver dato vita ad un progetto/consorzio denominato RESERVOIR, acronimo di Resources and Services Virtualisation without Barriers. Si tratta di un progetto riguardante il cloud computing, ed è il frutto di una iniziativa congiunta intrapresa da Big Blue e da 13 suoi partners europei con l’obbiettivo di sviluppare tecnologie in grado di automatizzare la domanda di risorse di cloud computing usufruibili in qualità di servizi a supporto della web economy. RESERVOIR sarà finanziato con fondi europei per 17 milioni di Euro, ed il coordinamento del progetto sarà affidato al centro di ricerca IBM esistente presso Haifa (Israele). Nell’annuncio IBM ribadisce anche il concetto di cloud computing, spiegando che questo descrive un approccio emergente di tipo infrastrutturale per il quale vasti insiemi di sistemi informatici vengono collegati per formare un tutt’uno allo scopo di fornire servizi IT, e che le potenti risorse computazionali messe da disposizione da tali servizi sono indispensabili per le esigenze delle moderne applicazioni online (flussi real-time, architetture SOA, mashups, open collaboration, social networking, ecc.). E per tutti coloro ai quali questo concetto non fosse ancora chiaro, riporto quanto già detto precedentemente su Stalkk.ed, e cioè che il cloud computing è un nuovo paradigma di computing, conosciuto anche come utility computing, per il quale le risorse di elaborazione computerizzata (risorse computazionali), e più in generale le risorse "IT" (computers, storage, sistemi operativi, applicazioni software), sono fornite alla stregua di risorse quali acqua od elettricità. 
Categorie: IBM
Wikinomia: dai wikis allo IBM QEDWiki
Scritto da Enrico Bertini | 14 Novembre 2007
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La storia dei wikis, l’etimologia del loro nome, così come le funzionalità che questi software sono in grado di offrire sono ormai note a tutti, per cui non credo sia necessario addentrarsi per l’ennesima volta all’interno di concetti oggi diffusi più che ampiamente. Ed inoltre, partendo dalla voce “Wiki” presente su Wikipedia e navigando un pò tra i suoi hyperlinks, ci si può fare una cultura molto approfondita sui wikis e sulla wikinomia, nonché sui diversi software e/o servizi disponibili per creare dei propri wikis. Wikipedia contiene infatti sia una lista piuttosto completa di software per la creazione di wikis (categorizzata per tipo di linguaggio nel quale essi sono scritti), sia una lista di wiki farms (quelle che forniscono servizi di wiki hosting gratuito e/o a pagamento, pubblico e/o privato, e con o senza annunci pubblicitari), sia una lista di wikis principali con rimandi ad elenchi più esaustivi. Poi c’è il WikiIndex, il wiki dei wikis, con le sue circa 4.000 pagine, nonché il sito WikiMatrix, che offre un servizio che consente di comparare i vari wiki software disponibili. E ricordo due bellissimi articoli di O’Reilly Network e dell’Economist, entrambi del 2006, che parlavano dei wikis come media partecipatori e di supporto all’intelligenza collaborativa, un complemento perfetto dei blogs, e ne illustravano caratteristiche, funzionalità ed usi.
In precedenza, su Stalkk.ed, avevo parlato di alcune aziende che forniscono wiki software e che implementano anche delle wiki farms, e ne avevo evidenziato le componenti innovative: si trattava di MindTouch e del suo Deki Wiki (mentre Wik.is è la sua wiki farm), di Socialtext, di OpenTeams, e di Visual Knowledge e dei suoi wikis semantici.
Inoltre, tra i wiki tools più utilizzati e popolari, ci sono anche Wikia (basato sul software MediaWiki), PBwiki, e Wetpaint, con i suoi forums integrati.
Ma una delle wiki platforms attualmente più potenti ed innovative è rappresentata sicuramente dall’IBM QEDWiki, un servizio ed un software che, unitamente alle APIs (Application Programming Interfaces) che si trovano su ProgrammableWeb, permette di creare (soprattutto in ambito enterprise) delle “spettacolari” applicazioni di mashup per il Web 2.0.

Metaversi: cittadini globali del Metauniverso Digitale
Scritto da Enrico Bertini | 12 Ottobre 2007
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IBM e Linden Labs hanno annunciato la creazione di un progetto congiunto per promuovere uno standard aperto riguardante l’Internet 3D. L’annuncio è avvenuto in occasione della Virtual Words Conference and Expo, l’evento dedicato alla virtual world industry che si è tenuto a San Jose. L’obbiettivo primario del progetto è quello di rendere interoperabili gli attuali metaversi, favorendo la libera circolazione degli avatars all’interno di un Metauniverso Digitale Tridimensionale composto di mondi virtuali. C’è stato un meeting che IBM ha tenuto a San Jose per discutere a proposito della necessità di un Internet 3D Open Standard, un meeting al quale hanno partecipato, oltre a Linden Lab, aziende come Cisco, Google, Sony, Intel, Multiverse, Microsoft, Motorola e Philips. Ed IBM sta anche lavorando alla creazione di un consorzio nel settore della virtual world industry aperto al maggior numero possibile di partners. 
Categorie: IBM, Metaversi, Second Life, Trends
Trends: il Cloud Computing e la Teoria del Redshift
Scritto da Enrico Bertini | 9 Ottobre 2007
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IBM e Google hanno appena reso noto di aver avviato un progetto congiunto riguardante il Cloud Computing in ambito accademico. L’obbiettivo del progetto è quello di introdurre tale emergente paradigma di computing all’interno delle università, e di mettere loro a disposizione una serie di risorse “IT” (computers, storage, sistemi operativi, applicazioni software) distribuite per avviare programmi educativi e di ricerca all’interno di quell’area. L’iniziativa vede il coinvolgimento di sei università americane, più esattamente l’Università di Washington, la Carnegie Mellon University, il MIT, Stanford, Berkeley e l’Università del Maryland, ed è un’iniziativa nella quale, secondo quanto riportato dal New York Times, IBM e Google investiranno un ammontare complessivo di 30 milioni di dollari, somma che sarà destinata alla creazione di specifici datacenters dedicati al progetto.

Obbiettivo Office: IBM Lotus Simphony, Google-CapGemini, Google Presentation
Scritto da Enrico Bertini | 24 Settembre 2007
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Cinque eventi principali si sono succeduti nell’area delle office applications successivamente alla Office 2.0 Conference, la conferenza che si è tenuta a San Francisco agli inizi di Settembre sul futuro della produttività e della collaborazione online. E tali eventi hanno riguardato un paio di annunci, un accordo, una critica ed una acquisizione.
L’acquisizione è quella di Zimbra, avvenuta da parte di Yahoo!, e della quale ho già parlato in questo articolo. Gli annunci sono quelli del Google Presentation e dell’IBM Lotus Simphony. L’accordo è quello tra Google e CapGemini. La critica è quella di Microsoft, a seguito del verificarsi di quest’ultimo episodio.
L’accordo fra Google e CapGemini e il Google Presentation
Questo accordo concerne la distribuzione da parte di CapGemini delle Google Apps Premier Edition (GAPE), la suite di web office dell’azienda di Mountain View per il settore enterprise, e fornita come Software as a Service (SaaS).
A poche ore di distanza ed in replica a tale accordo, un responsabile di Microsoft invia una mail che viene pubblicata da All about Microsoft, il blog di Mary Jo Foley sul circuito ZDnet, e nella quale la società di Redmond invita le aziende utenti a considerare una serie di punti (10 per l’esattezza) prima di adottare le Google Apps Premier Edition.
Circa una settimana dopo, Google lancia anche il Google Presentation, una web application concorrente di PowerPoint.
L’IBM Lotus Simphony
IBM ha annunciato il rilascio gratuito di Lotus Simphony, una suite di prodotti comprendente un word processor, un foglio elettronico, nonché un software per la creazione di presentazioni. La suite Lotus Simphony è stata sviluppata da IBM sulla base degli standard di OpenOffice.org, la comunità open source alla quale Big Blue si era unita qualche giorno prima, comunità che ha da poco reso disponibile l’OpenOffice.org 2.3. Si tratta quindi di una office suite che verrà rilasciata sotto licenza open source, e che potrà essere scaricata dal sito web dell’azienda.
Collocandosi nell’orbita OpenOffice.org, Lotus Simphony si avvale del formato OpenDocument per la memorizzazione dei documenti, quel formato XML-based supportato anche da Sun, Google (Docs e Apps) e Adobe, e che attualmente rappresenta lo standard ISO/IEC 26300. Tale formato, che rende i documenti più indipendenti in quanto leggibili da software diversi, si contrappone all’Open XML di Microsoft.
Di fatto, quindi, Lotus Simphony si pone come un alternativa gratuita ed aperta al Microsoft Office, ed ai suoi programmi Word, Excel e PowerPoint. E sebbene non si tratti di una web suite, essa aggiunge un ulteriore candidato alla già agguerritissima competizione presente nell’area web/desktop office 1.0/2.0.
Una sfida più consistente a Microsoft è stata ora lanciata anche dal versante desktop delle office applications, e l’FT Tech Blog dice che “IBM has also so far succeeded in preventing Microsoft from having its new Office formats declared an international standards (unlike the ODF formats in Open Office)“.
Categorie: Google, IBM, Microsoft, Office, Office 2.0, Web Office

