Media: Master The Free
Scritto da Enrico Bertini | 31 Agosto 2009
Mentre anche in Italia si scatena la battaglia contro gli aggregatori di notizie, con la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) che ricorre all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) contro il servizio Google News per denunciare la mancata trasparenza dei suoi algortimi di ranking delle news nonché il possibile abuso di posizione dominante da parte di Google sulla raccolta e sull’intermediazione pubblicitaria online (una denuncia dalle alquanto deboli premesse), sul Web vengono pubblicati od emergono all’attenzione sociale una serie di articoli dai quali si possono trarre delle significative indicazioni su quale futuro attende i media online.
"Newspapers have plenty of options for charging online, but no sure bets", pubblicato dall’Economist, affronta il tema della pressoché imminente trasformazione di free news in notizie a pagamento da parte di moltissimi media online "tradizionali" (un tema da me ampiamente discusso in "Media: grandi manovre attorno alle notizie online"), e sottolinea che sia la CNN che la BBC continueranno invece e fornire gratuitamente notizie al pubblico (James Murdoch, il figlio di Rupert Murdoch, ha recentemente criticato la BBC per questo fatto, sostenendo che ciò renderà incredibilmente difficoltoso per le organizzazioni editoriali private far pagare le notizie).
"Q&A: BusinessWeek.com Editor-in-Chief John A. Byrne", pubblicato da Econsultancy, contiene un’intervista esclusiva nella quale John A. Byrne afferma che il giornalismo sul Web richiede un nuovo modo di pensare. Egli parla dell’ambizioso obbiettivo di BusinessWeek "to have the deepest and most meaningful engagement with our audience than any other business site in the world". E secondo Byrne, nell’era digitale, il giornalismo deve diventare un processo che abbraccia e coinvolge l’audience a qualsiasi livello, dalla generazione dell’idea giornalistica, alle attività di sourcing, a quelle di reporting, fino alla pubblicazione dell’articolo. Se l’audience è coinvolta ai più alti livelli con i contenuti di un publisher, sostiene inoltre Byrne, il suo engagement con il sito web dello stesso e con l’advertising ivi presente sarà indubbiamente massimizzato. BusinessWeek utilizza 28 blogs e più di 60 accounts Twitter per dialogare con i propri lettori.
"Quantifying the Economic Impact of the Internet", pubblicato dalla HBS Working Knowledge, esalta il ruolo dell’online advertising nel supportare l’informazione gratuita su Internet, argomentando che è proprio grazie ad esso che il Web è un medium per il free publishing e per le free communications. L’articolo parla poi del contributo apportato dall’advertising-supported Internet all’economia americana, e lo fa citando uno studio realizzato dalla stessa HBS Working Knowledge in collaborazione con Hamilton Consultant e per conto dell’Internet Advertising Bureau: nello studio viene stimato un valore economico annuale pari a 444 miliardi di dollari. "The advertising-supported Internet also helps the economy by fostering innovation, entrepreneurship, and productivity" viene inoltre sottolineato a conclusione dell’articolo.
"A Short Manifesto on the Future of Attention", pubblicato dal Design Observer Observatory, esplora il legame esistente tra i contenuti free e non (il futuro del profitto) su Internet ed il futuro dell’attenzione dei loro lettori. Definendo il gratis come una precisa strategia, anche editoriale, l’articolo esamina il concetto di informazione (information commodity) in funzione della libera (free) attenzione umana che essa è in grado di attrarre, sostenendo paradossalmente che, se il prezzo di un’informazione fosse basato sull’attenzione necessaria a consumarla (ovvero l’investimento cognitivo indispensabile per usufruirne), questo sarebbe inversamente proporzionale alla sua lunghezza. "We need a Ronald Reagan of attention, someone to inspire us away from the fight over smaller and smaller pieces of the attention pie. Someone who will inspire us to make the attention pie bigger" dice quindi l’articolo ricordando l’umano fardello nell’era dell’informazione predetto da Herbert Simon nel 1971 (vedere "Life on the Net: attenzione VS distrazione").
IMHO, "Master The Free" credo sia l’unico motto o arma vincente di cui possono dotarsi i media online per tentare di perseguire con un qualche successo le loro strategie editoriali su Internet.
Categorie: Media, Media Digitali
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