Online Advertising: l’industria americana della pubblicità si autoregola sul targeting comportamentale
Scritto da Enrico Bertini | 3 Luglio 2009
Date le crescenti preoccupazioni delle associazioni in difesa dei consumatori nonché su pressioni della Federal Trade Commission e del Congresso, l’industria americana della pubblicità propone un codice di autoregolamentazione sulla raccolta di dati concernenti le abitudini di navigazione degli utenti Internet e sul loro uso per finalità di targeting comportamentale. Varie associazioni di advertisers, comprendenti l’American Association of Advertising Agencies, l’Association of National Advertisers, la Direct Marketing Association e l’Interactive Advertising Bureau, hanno infatti stilato un documento intitolato "Self-Regulatory Principles for Online Behavioral Advertising", un documento nel quale elencano una serie di linee guida e di principi che i loro membri dovranno seguire (a partire dal 2010) per rendere le loro attività di behavioral targeting più trasparenti per gli utenti della Rete, e per fare in modo che questi ultimi possano avere più controllo sui dati raccolti circa loro stessi, inclusa l’opzione di negare/stoppare la raccolta di tali dati tramite programmi software come web browsers o toolbars.
Il documento propone ad esempio di indicare chiaramente agli utenti online che un certo sito web o una certa pubblicità raccolgono dati comportamentali sul loro conto oppure li usano in qualche modo, ed al suo interno si propone altresì l’istituzione di un sito web informativo per gli utenti medesimi sul reale funzionamento del targeting comportamentale.
Si tratta quindi di nuovi standards che il documento intende raccomandare all’intera industria della pubblicità americana, la quale però, precisano i suoi proponenti, potrebbe anche non rispondere in toto e/o adeguatamente a tali raccomadazioni, e, qualora ciò avvenisse, un intervento regolatorio da parte della FTC potrebbe imporre agli advertisers dei vincoli ancora più stringenti per proteggere la privacy degli utenti Internet.
La Federal Trade Commission è infatti seriamente preoccupata della violazione della privacy degli internauti, frutto di un tracciamento a volte "oscuro" delle loro abitudini di navigazione ed il quale può avvenire anche utilizzando la deep packet inspection oltre che i cookies, ed ha inoltre sollevato problematiche concernenti sia i periodi di conservazione di informazioni sensibili sugli utenti sia l’anonimizzazione delle stesse.
Categorie: Online Advertising, Privacy, Pubblicità Online
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