Internet: Facebook contro Google

Scritto da Enrico Bertini | 1 Luglio 2009

facebookgoogle.png Informazioni che emergono da grafi di relazioni sociali contro eccellenti algoritmi di ranking del Web. Una mole impressionante di dati individuali socialmente interconnessi contro una mole impressionante di dati anonimi sui trends di ricerca degli utenti Internet e sulle loro attività di navigazione online. Circa 1/5 degli utenti Internet registrati contro più di 2 miliardi di ricerche al giorno a livello globale. Circa 250 milioni di visitatori a livello mondiale contro circa 800 milioni. Social advertising contro dominio incontrastato nel search advertising, con behavioral targeting adottato da entrambe. Così può essere attualmente e sinteticamente descritta la strategia anti-Google di Facebook tendente a far diventare il social network la piattaforma di riferimento del Web.

Facebook ha dapprima puntato fortemente sul modello del walled garden, chiudendo dentro i suoi contenuti e rendendoli inindicizzabili da Google nonché da altri motori di ricerca, poi ha lanciato Connect, per far leva sulle identità personali e sui dati sociali che custodisce e per raccogliere ulteriori informazioni circa le attività dei suoi utenti in giro per la Rete (ad oggi su più di 10.000 siti web che hanno aderito al programma), in seguito ha incominciato ad aprirsi ed ha reso anche disponibili delle Open Stream API, di fatto aprendo i contenuti dei suoi streams al Web e consentendo agli sviluppatori di creare applicazioni esterne in grado di manipolarli, ed ora "twitterizza" in pratica la sua piattaforma annunciando una nuova privacy policy che permetterà ai suoi utenti di rendere pubblico pressoché quello che vogliono: ed è proprio la privacy il "tallone d’Achille" di Facebook secondo un documento di una tesi che verrà discussa alla University of Massachusetts Amherst dal titolo "Saving Face: The Privacy Architecture of Facebook".

Facebook, inoltre, varrebbe adesso dai 3 ai 6 miliardi di dollari secondo un report pubblicato su SharesPost.

Google invece, come riporta anche un articolo del New York Times, manovra grosso modo i 2/3 di tutte le ricerche che avvengono su Internet, possiede il più grande sito web di online video (YouTube), più popolare di più di dieci volte rispetto a qualsiasi suo possibile competitor, e l’azienda di Mountain View ha venduto pressappoco 22 miliardi di dollari di pubblicità nel 2008, più di qualunque altra media company nel mondo. Come può una simile azienda essere vulnerabile alla competizione, si domanda quindi l’articolo, citando la dichiarazione di Dana Wagner, Senior Competition Counsel di Google, "Competition is a click away"? Si parla infatti di posizione dominante per Google, prosegue il New York Times, e sono in corso delle investigazioni da parte dell’Antitrust, ma non perché Google persegue tattiche anticompetitive, semplicemente perché, come dice Jeff Chester, Executive Director del Center for Digital Democracy, "Google search is an absolute must-have for every marketer in the world".

Google si difende sostenendo che la società è un relativamente piccolo player in un immenso mercato dove i suoi rivali non sono solo altri motori di ricerca od anche altri siti web, e parla altresì della relativa facilità degli utenti Internet di cambiare il loro search engine di riferimento, nonché della possibilità di essere detronizzata se smettesse di innovare al ritmo in cui lo fa. Ed un articolo di Search Engine Land fa notare in proposito che BigG, non soltanto fattura meno di IBM, di Verizon, di AT&T e di Microsoft, ma detiene meno del 3% del mercato pubblicitario statunitense e circa il 30% di quello online sempre negli USA.

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Categorie: Facebook, Google, Internet

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