Online News: la battaglia degli aggregatori
Scritto da Enrico Bertini | 30 Maggio 2009
La notizia è informazione, e "l’informazione vuole essere libera". Ma per le organizzazioni per le quali la notizia è un prodotto essa deve essere venduta per realizzare profitti. E tali profitti stanno attualmente subendo una enorme pressione economica, minacciando la sopravvivenza di molti operatori della notizia. Questi operatori, siano essi online o offline, stanno quindi raggruppandosi, riorganizzandosi, nonché economizzando, e stanno riconsiderando i loro modelli di business al fine di sopravvivere in una economia dell’informazione che evolve assai rapidamente. Così inizia un articolo di MediaShift intitolato "A Brief History of AP’s Battles with News Aggregators", un articolo che parla della ricerca da parte dei suddetti operatori di sistemi legali capaci di proteggere in qualche modo i loro prodotti (le notizie) dalla proliferazione su Internet degli aggregatori di notizie (news aggregators). L’articolo affronta perciò il tema della difficoltà legale di stabilire il "fair use" di una notizia protetta da copyright: da un lato puntualizza che nessuna notizia è in realtà "copyrightabile", in quanto essa praticamente riporta un fatto che è accaduto, mentre dall’altro cita la storica posizione delle organizzazioni editoriali circa la possibile violazione del copyright di una notizia copiata seppur parzialmente parola per parola non importa se linkata. Ovviamente i news aggregators sostengono l’esatto contrario, dice ancora l’articolo, e cioè che rendere disponibile un estratto di una notizia linkandone la fonte rappresenta di fatto un "fair use" del suo copyright. 
Categorie: Media, Media Digitali, News
Motori di Ricerca: DeepDyve e l’indicizzazione del Deep Web
Scritto da Enrico Bertini | 28 Maggio 2009
DeepDyve è un motore di ricerca il cui scopo è quello di indicizzare il "Deep Web", o "Web Sommerso", cioè quell’immensa maggioranza di contenuti web che i motori di ricerca tradizionali ancora non indicizzano o che fanno fatica ad indicizzare in quanto nascosta ai loro crawlers: meno dello 0,2% del Web è infatti indicizzato da questi motori, dice DeepDyve riportando una stima dell’Università di Berkeley, ed il restante 99,8% rappresenta il Deep Web, costituito da un enorme patrimonio di informazioni di altissima qualità estremamente difficili da reperire (si stima inoltre che il Deep Web includa un numero di contenuti qualitativi di tre o quattro volte superiore a quello del "Web di Superficie" – "Surface Web"). Le Deep Web pages non hanno un alto ranking nei motori di ricerca tradizionali, spiega poi DeepDyve, e ciò a causa del fatto che esistono pochissimi links che puntano ad esse, ma il suo motore è capace di trovare contenuti/informazioni altamente professionali non raggiungibili tramite altri search engines, e questo utilizzando tecnologie proprietarie che indicizzano milioni di documenti nonché miliardi di pagine web "sommerse". DeepDyve è infine definito un "research engine", essendo di fatto un motore in grado di restituire risultati rilevanti in ambito accademico, e sebbene esso sia in fase di espansione, attualmente i suoi contenuti indicizzati si focalizzano particolarmente su alcune aree del sapere come ad esempio la medicina o le scienze della vita. 
Categorie: Motori di Ricerca, Search Engines
Media: blogs avanti tutta, o quasi
Scritto da Enrico Bertini | 27 Maggio 2009
Il modo in cui noi comunichiamo sta cambiando ad un ritmo vertiginoso, e non c’è da attendersi un rallentamento, dice un articolo di Fortune intitolato "The end of blogging", il quale si chiede quali siano le implicazioni della costante proliferazione di una miriade di informazioni sempre più brevi che impatta sulla nostra attenzione frammentandola all’infinito. Prima leggevamo i giornali, poi i blogs li hanno resi in parte obsoleti, dice l’articolo richiamandone un altro di Nick Carr che parla di come i nostri processi mentali tendano a diventare troppo superficiali in rapporto all’assimilazione del significato profondo delle informazioni che incontriamo e che leggiamo, ed ora anche ai blogs tocca/toccherà la stessa sorte ad opera di Facebook e/o di Twitter. Non sono affatto d’accordo su quest’ultima affermazione, perché, lasciando da parte i giornali, i blogs sono dei media diversi dai microblogs e/o dai social networks, in quanto i primi sono dei veri e propri strumenti editoriali utilizzabili per la trattazione approfondita di una qualsiasi tematica, mentre i secondi sono informazione in tempo reale, condivisione, relazioni interpersonali, ecc.; tutto però è ovviamente conversazione nonché streams. E per quanto ad esempio riguarda Twitter, o Facebook, oppure FriendFeed, queste sono essenzialmente piattaforme di distribuzione di messaggi non solo personali ed anche di contenuti Web. 
Categorie: Blogging, Blogs, Media, Media Digitali
Internet: gli internauti europei non conoscono il 99,9% del Web
Scritto da Enrico Bertini | 26 Maggio 2009
Secondo un’indagine commissionata da Microsoft e condotta da SurveyShack, un tipico utente Internet europeo visita soltanto fino a 6 siti web durante una tipica sessione Internet, di fatto non esplorando il 99,9% di ciò che il Web ha da offrire: questo vale per il 65% degli intervistati, dice l’indagine, con il 74% degli stessi che dichiara che per ogni 10 siti web visitati solamente 3 sono quelli scoperti per la prima volta. Immaginate perciò di rimanere sempre confinati all’interno della vostra propria via/strada, e quindi di perdervi la quasi totalità delle cose del mondo, ecco, così è esattamente come si comportano gli internauti europei nelle loro vite online. Essi "nuotano nelle secche anziché navigare sul Web", afferma Microsoft, e John Mangelaars, Vice President Microsoft Consumer and Online EMEA, commenta in proposito che "Despite the wealth of information and benefits offered by the Internet today, we are still clinging to the familiar. Fearful of security threats and exposure to viruses, and perplexed by the vast choice offered by the online world, these factors are hampering our ability to connect with the best of the Web and explore it to its full potential". 
Categorie: Internet
Life on the Net: attenzione VS distrazione
Scritto da Enrico Bertini | 25 Maggio 2009
Nel 1971, quando il Web praticamente non esisteva, quando le dimensioni dei più piccoli computers erano quelle di un furgone di consegna, nonché prima che i fondatori di Google nascessero, il pluriesperto economista Herbert A. Simon forniva probabilmente la più coincisa descrizione possibile di quello che sarebbe stato il nostro fardello nell’era dell’informazione scrivendo che: "Quello che l’informazione consuma è alquanto ovvio: essa consuma l’attenzione del suo destinatario. Per cui, una ricchezza di informazioni crea una povertà di attenzione, e richiede una efficiente distribuzione di tale attenzione tra la sovrabbondanza di fonti d’informazione che potrebbero consumarla". Questo dice tra le altre cose un interessantissimo articolo del New York Magazine intitolato "In Defense of Distraction", il quale sottolinea che, sulla base di quanto affermato da Simon, noi, in qualità di beneficiari del più grande boom informativo della storia del pianeta, di fatto subiamo un certo travaglio in corrispondenza della nostra (seria) povertà di attenzione. 
Categorie: Life on the Net
Articoli successivi »





