Media: Internet e la crisi della stampa americana

Scritto da Enrico Bertini | 17 Marzo 2009

internetgutenberg.png Mentre i dati di Hitwise mostrano che il traffico Internet di Twitter in Gran Bretagna ha superato quello dei principali giornali nazionali (Guardian, Times, Sun e Telegraph) ad eccezione del Daily Mail, negli Stati Uniti viene pubblicata la sesta edizione del "The State of the News Media 2009", un report che analizza annualmente lo stato del giornalismo americano. Questo report evidenzia che, negli ultimi due anni, gli introiti pubblicitari dei giornali americani sono diminuiti del 23%, che alcuni giornali sono in bancarotta, che altri hanno perso all’incirca tre quarti del loro valore, e che dal 2001 quasi un giornalista della carta stampata su cinque ha perso il proprio posto di lavoro. Internet è la causa di tutto questo, dice poi il report, cioè la massiccia migrazione dell’audience verso la Rete, la quale sta accelerando e che nel solo 2008 ha causato una crescita del 27% del traffico dei primi 50 siti di news. Ma su Internet i modelli pubblicitari validi per il mezzo cartaceo non sono applicabili, e i giornali si vedono costretti a reinventare se stessi prima di quanto previsto: inoltre, c’è pure la recessione con cui fare i conti, con il 2009 che si prospetta come un anno ancora più funesto del precedente.

"The problem facing American journalism is not fundamentally an audience problem or a credibility problem. It is a revenue problem" continua il report, un problema determinato dal differente funzionamento della pubblicità nel mondo online e legato alle modalità di consumo delle news proprie della Rete: in pratica, i giornali non riescono a sufficienza a convertire in ricavi la loro audience su Internet. Sono tempi duri, quindi, afferma ancora il report, e "Reinvention does not usually come from managers prudently charting course. It tends to come from risk takers trying the unreasonable, seeing what others cannot, imagining what is not there and creating it".

Rincara la dose Nielsen, la quale con un articolo sul suo blog a firma Jon Gibs ed intitolato "The Future of News, Part One", parla delle sventure dei giornali americani come di un trend appena iniziato, sottolineando che essi stanno attraversando una fase di declino che durerà molto a lungo. "While Internet revenue has helped, the ad dollars just haven’t followed. Craigslist basically destroyed the classifieds model, and the Internet traffic has not shown significant increases as the papers have continued to decrease in circulation (although many papers claim that the Internet has led to more people reading their content than ever before)" argomenta Nielsen, ed aggiunge che news e giornali non sono la stessa cosa: le news sono infatti ormai prodotte indipendentemente dai classici mezzi di distribuzione, e cioè sono prodotte da siti Internet, blogs, podcasts, ecc.

Il colpo di grazia ai giornali americani lo da poi Clay Shirky in "Newspapers and Thinking the Unthinkable", un articolo nel quale Shirky puntualizza che il problema attuale dei giornali non deriva dal fatto che essi non hanno visto arrivare Internet in tempo, ma dalla formulazione da parte loro di diverse, errate, ipotesi di scenario. Questo perché "Revolutions create a curious inversion of perception. In ordinary times, people who do no more than describe the world around them are seen as pragmatists, while those who imagine fabulous alternative futures are viewed as radicals. The last couple of decades haven’t been ordinary, however. Inside the papers, the pragmatists were the ones simply looking out the window and noticing that the real world was increasingly resembling the unthinkable scenario. These people were treated as if they were barking mad. Meanwhile the people spinning visions of popular walled gardens and enthusiastic micropayment adoption, visions unsupported by reality, were regarded not as charlatans but saviors" precisa Shirky.

Ma esiste un modello di riferimento generale per la stampa online che sostituisca quello cartaceo che Internet sta distruggendo?

Non solo questo modello non esiste secondo Clay Shirky, ma l’avvento di Internet rende sempre meno significativo parlare di industria editoriale (vedere l’articolo di Stalkk.ed "Online World: quanti davvero posseggono la cultura del Free?"). Siamo all’interno di una rivoluzione, dice a più riprese Shirky: pensate a ciò che è successo dopo l’invenzione della stampa ed applicatelo all’invenzione di Internet. Per cui, sperimentare, sperimentare, e ancora sperimentare, è il nuovo modello di riferimento per i giornali online, ma noi abbiamo sopratutto bisogno di giornalismo.

Ulteriori approfondimenti sul tema sono contenuti in un precedente articolo di Stalkk.ed ("Web contro carta"), e vi invito altresì a leggere "The Death Of Newspapers" pubblicato da Silicon Alley Insider.

Categorie: Internet, Media, Media Digitali, Publishing

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