Facebook: apertura, strategia, privacy

Scritto da Enrico Bertini | 9 Febbraio 2009

facebook.png Mentre da un lato i sostenitori della privacy si preoccupano, a mio parere giustamente, della vendita dei dati personali degli utenti di Facebook alle aziende per finalità di marketing, dall’altro il primo social network al mondo incomincia ad aprirsi: dapprima aderisce alla OpenID Foundation (sebbene un articolo di Ars Technica si chieda perché, vista la diametricalmente opposta soluzione rappresentata dall’OpenID rispetto al Facebook Connect), poi annuncia la disponibilità di nuove API, le quali consentono di rendere pubblico lo status dei propri utenti (in maniera simile a quella di Twitter), ma anche le note, i links ed i video, un insieme di dati che da ora in avanti sarà altresì accessibile dal di fuori del servizio di social networking da parte di altri siti web od applicazioni (Facebook ha inoltre rilasciato delle nuove API per facilitare le applicazioni esterne nella creazione di contenuti sulla sua piattaforma). Ci si domanda poi da più parti se e come l’apertura degli statuses utente da parte di Facebook possa in qualche modo danneggiare Twitter, essendo una mossa pensata anche (e soprattutto?) per creare competizione al popolarissimo servizio di microblogging, ma sempre da più parti si risponde che Twitter non ha in realtà molto da temere da ciò, considerate le evidenti diversità di utilizzo degli statuses dei due servizi (vedere in proposito gli articoli di TechCrunch e di GigaOM).

L’obbiettivo primario della società di Palo Alto resta però naturalmente quello di far leva sul proprio enorme database di utenti e di dati personali (guardate le statistiche sull’uso di Facebook) per offrire alle aziende/brands degli strumenti pubblicitari e di marketing ad altissima targettizzazione (sui profili degli stessi utenti, quindi demografica, nonché sui contenuti da questi pubblicati e condivisi). Tale obbiettivo si concretizza nella fornitura di vari servizi di advertising (Standard Ads, Social Ads, Engagement Ads) che consentono alle aziende/brands di visualizzare annunci pubblicitari e/o sondaggi (le cui potenzialità sono state dimostrate da Mark Zuckerberg durante il World Economic Forum di Davos) mirati sia all’interno delle pagine dei profili utente che nei newsfeeds (ma per questi ultimi esiste la possibilità di optare per l’esclusione), anche con lo scopo di ottenere la più ampia interazione e diffusione sociale possibile: si può diventare fans di un brand, si può diventare fans di un prodotto pubblicizzato e commentarne l’annuncio pubblicitario nel caso degli Engagement Ads, si può partecipare ad un sondaggio, e si può informare via newsfeed il proprio network di amicizie circa tali attività.

Facebook sta inoltre sperimentando un sistema di analisi dei comportamenti dei propri utenti in relazione al loro "sentiment" (sentiment engine), ovvero in relazione al loro stato d’animo generale od in merito a qualcosa, ed anche questi tipi di dati potrebbero in futuro costituire oggetto di targettizzazione pubblicitaria.

E la privacy degli utenti?

Nel mentre Facebook sta lavorando all’implementazione di funzionalità di controllo granulare della privacy negli status updates degli utenti, come annunciato da Mark Zuckerberg durante la DLD Conference, Marshall Kirkpatrick su ReadWriteWeb parla delle possibili applicazioni positive del sentiment engine di Facebook in presenza di opportuni meccanismi di privacy settings per gli utenti stessi, auspicandosi inoltre che Facebook renda pubblicamente disponibili parte dei dati raccolti tramite questo sistema. Su AllFacebook, invece, Nick O’Neill illustra le 10 opzioni di settaggio della privacy che ogni utente di Facebook dovrebbe conoscere.

La Normativa sulla privacy di Facebook è infine molto chiara.

Categorie: Facebook

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