Twitter: disquisizioni su autorità, influenza e popolarità

Scritto da Enrico Bertini | 29 Dicembre 2008

twitter.png Qualche giorno fa, all’interno di un articolo apparso sul suo blog, Loic Le Meur auspicava la creazione di una nuova funzionalità di ricerca per il Twitter Search, una funzionalità capace di filtrare i risultati restituiti dal motore (i tweets) sulla base della loro (reale o presunta) autorità od autorevolezza, quest’ultima determinata semplicemente dal numero di followers propri degli accounts Twitter che hanno generato tali tweets. In pratica, sosteneva Le Meur, l’autorità o l’autorevolezza di un account Twitter che ha, ad esempio, decine di migliaia di followers, non può essere equamente comparata con (non è uguale a) quella posseduta da un account che ne ha soltanto un centinaio, considerato che il primo tipo di account è in grado di produrre su Internet una notevole maggiore attenzione (nonché un maggior numero di possibili reazioni) rispetto al secondo. Le Meur esprimeva quindi il bisogno di poter ricercare e filtrare i tweets per (ipotetiche) fasce di autorità, ad esempio soltanto quei tweets generati dagli accounts Twitter con più di "n" followers.

Diverse sono state nella blogosfera le reazioni all’articolo di Loic Le Meur, e molte delle argomentazioni contenute negli articoli in risposta ad esso si sono concentrate sulle differenze esistenti tra i concetti di autorità, di influenza e di popolarità.

C’è stato chi ha sollevato forti dubbi circa la correlazione tra autorità od autorevolezza di un qualcuno ed il suo numero di followers su Twitter, parlando piuttosto di influenza, o di capacità di influenza, oppure di capacità di generare attenzione e magari anche di influenzare. C’è stato anche chi ha precisato che influente non è necessariamente sinonimo di popolare, e che, a sua volta, popolare non significa grande esperto di qualcosa. C’è stato poi chi ha sottolineato che la popolarità non è un parametro da prendere in esame per stabilire la "bontà" di un tweet, ed ha indicato altri parametri più appropriati. C’è stato inoltre chi ha parlato di ricerca sociale in antitesi a qualsiasi ricerca basata su parametri quali autorità et similia. C’è stato infine chi ha liquidato la faccenda parlando di una semplice aggiuntiva opzione di ricerca a disposizione degli utenti di Twitter.

Ma all’interno di un successivo articolo del suo blog, annunciando l’esistenza di Twitority (un servizio che implementa in parte la funzionalità di cui sopra), Loic Le Meur si è in seguito corretto, attribuendo al suo francese l’uso improprio del termine autorità od autorevolezza, utilizzato al posto di quello di popolarità.

Ebbene, la funzionalità richiesta da Loic Le Meur può decisamente risultare utile per gli utenti di Twitter in alcuni casi, ad esempio nel caso in cui si debbano o si vogliano filtrare migliaia o decine di migliaia di tweets generati in relazione ad un determinato evento (come una conferenza), e si voglia conoscere che cosa gli utenti più popolari del servizio stanno dicendo in proposito. Ma essendo questa una funzionalità assai limitata, implementata tramite un fin troppo semplice algoritmo di ricerca, essa non garantirà comunque un’eccellenza di risultati in termini qualitativi: l’importanza relativa di un tweet (e dei suoi contenuti) in rapporto alla reale autorevolezza di chi lo generato non emerge applicando un simile algoritmo. In altre parole, in termini di rilevanza dei risultati di ricerca, vale a dire in termini qualitativi, i tweets "migliori" non sono quelli generati dagli utenti più popolari di Twitter, sono piuttosto quelli prodotti da persone od organizzazioni autorevoli ed esperte in merito a ciò che si sta cercando: non esiste cioè necessariamente una relazione diretta tra autorità, competenza, ed audience. Se poi parliamo di news (anche live) distribuite attraverso Twitter, oppure di links condivisi tramite il servizio, la situazione si complica ulteriormente, dato che qui sono i contenuti in se stessi ad essere importanti, al di là di qualsiasi autorità, influenza o popolarità degli accounts che li hanno generati.

Il fatto è che un motore di ricerca è un qualcosa di estremamente complesso. La popolarità di un dato soggetto, da sola, non è un parametro sufficiente affinché un qualunque motore produca risultati rilevanti in risposta alle queries che gli vengono sottoposte. Servono parametri quali l’autorità (che sul web e per Google è data dai links in entrata di una certa pagina), serve un’analisi profonda dei contenuti da indicizzare (anche semantica), serve magari una ricerca sociale.

Twitter però è anche un social network, e siamo noi stessi che scegliamo a priori chi seguire per ciò che ci interessa conoscere in termini di opinioni e di idee. Ed in senso sociale e di ricerca sociale, è sicuramente molto più significativo chi noi seguiamo piuttosto che ci segue attraverso il servizio, e questo può anche rivelarsi un indicatore di saggezza in grado di preservare altresì la nostra attenzione.

Categorie: Twitter

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Commenti


  1. A me sembra che il signor Le Meur la sappia più lunga di quanto la faccia intendere. Parlare di popolarità, autorità e influenza di uno strumento nato per comunicare e restare in contatto con gli amici significa imporre una visione deviata di uno strumento, secondo proprio uso e consumo.

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