Trends: Internet, l’Open Source e le piattaforme innovative
Scritto da Enrico Bertini | 3 Aprile 2008
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Se poco più di una decina di anni fa qualcuno avesse pronunciato la parola "Internet," o "Internet Economy", oppure "Web Economy", od anche "E-Commerce", la quasi totale maggioranza delle persone a livello globale avrebbe risposto con esclamazioni del tipo "Eh?", "Che?", "Che cosa?". Figuriamoci poi se qualcun’altro avesse invece pronunciato la parola "Open Source", un termine che identifica un concetto secondo il quale il più efficiente modello di produzione del software, anche il più complesso, sarebbe risultato essere quello "a codice aperto", dove chiunque è libero visionare tale codice, di modificarlo, di utilizzarlo, nonché di contribuire allo sviluppo dello stesso. Mi immagino inoltre come "all’epoca" sarebbero stati considerati tutti coloro che avessero addirittura sostenuto la futura affermazione di tale modello aperto di produzione del software, la quale avrebbe condotto "di lì a breve" ad una vera e propria età dell’open software nel mondo IT. Ebbene, la Internet Economy/Web Economy comprensiva di E-Commerce vale oggi globalmente svariati trilioni di dollari, mentre l’Open Source, oltre che aver raggiunto una fase GandhiCon 4 e crescere esponenzialmente, registra proprio ora un record di investimenti da parte dei venture capitalists.
Un nuovo report di Gartner denominato "The State of Open Source 2008" riporta inoltre le seguenti previsioni per l’open source software per gli anni 2011-2013: mentre nel 2011 l’open source dominerà le infrastrutture di cloud computing, e nel 2012 più del 90% delle aziende lo utilizzerà in qualche sua forma, nel 2013 molte distribuzioni Linux non avranno più gli attuali vantaggi di riduzione dei costi rispetto ad altri sistemi operativi, e ciò a causa dei notevoli costi di supporto necessari per implementare sistemi ad alte performances nonché mission-critical.
Infine, alla Linux on Wall Street conference, Stan Rose, Managing Director di Bank of New York Mellon parla dell’open source software come di una piattaforma innovativa capace di generare differenziazione competitiva (lo riporta il CNET News Blog), e quello che oggi davvero stupisce è che, non solo molti ancora non ci credono, ma ancora non credono neanche ad Internet nel suo complesso come ad una enorme piattaforma innovativa.
In conclusione vorrei quindi di nuovo ribadire che, poco più di una decina di anni fa, tutto ciò di cui si parla in questo articolo praticamente non esisteva.
Categorie: Internet, Open Source, Trends, Web Economy
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Commenti
3 Risposte a “Trends: Internet, l’Open Source e le piattaforme innovative”
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i modelli di business dell’open source sembrano però essere ancora molto svariati. è necessario qualificare il successo dell’open source di cui parli, indiscutibile, certo, ma è anche non superfluo il ricordare che si tratta spesso degli stessi investors che avevano contribuito alla bolla del ‘web 1.0′.
un esempio su tutti? non sono stato in grado di trovare una piattaforma open source soddisfacente per il ‘collaborative development’, ovvero proprio quelle piattaforme che permettono lo sviluppo dell’open source.
in altre parole: sembra che l’open source si appoggi sul closed source.
ironico?
r.
Non posso non concordare che ci sono delle verità nelle tue argomentazioni, tuttavia il successo dell’open source non credo possa essere messo in discussione, né può essere messa in dubbio a mio avviso la maggiore “efficienza” di questo modello di sviluppo del software rispetto ai modelli chiusi. Sul fatto poi che tale successo vada probabilmente qualificato meglio sono pure d’accordo: magari ciò potrà essere oggetto di miei articoli futuri.
mai messo in discussione il successo dell’open source, chi potrebbe farlo. io stesso ne sono un convinto fautore.
il mio piccolo appunto voleva essere sulla nozione di ‘modello’: a mio personale avviso non vi è un singolo modello, bensì il termine ‘open source’ è relativo a moltissime realtà e sottolineavo il rischio di parlarne in modo relativamente generico.
leggerò volentieri gli articoli futuri di cui parli, sono sempre interessato dai modelli di business che si celano [e sto pesando i miei termini] dietro l’”open source”.
r.