Privacy e Security: moltissimi potenziali utenti Internet ancora non si fidano della Rete
Scritto da Enrico Bertini | 25 Marzo 2008
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Privacy e security sono due aspetti fondamentali che riguardano la vita online di ciascun individuo, così come anche quella di personalità giuridiche quali aziende od organizzazioni. Per ciò che concerne la security, Internet e il Web possono infatti essere pieni di insidie, di potenziali pericoli che occorre conoscere e saper evitare, due cose che richiedono sia un certo acculturamento circa ciò che potrebbe accadere in Rete, sia l’adozione di opportuni strumenti nonché pratiche di prevenzione. Per quanto riguarda invece la privacy, le problematiche sono di natura diversa, e i dibattiti che hanno per oggetto il diritto alla privacy degli utenti Internet si susseguono interminabili. E secondo il rapporto "Measuring Security and Trust in the Online Environment: A View Using Official Data", redatto dal Working Party on Indicators for the Information Society dell’OECD, le preoccupazioni circa la security e la privacy online sono quelle che ancora tengono lontano da Internet moltissimi utenti home.
L’ultimo dibattito sulla privacy in ordine cronologico è quello riguardante l’online advertising network Phorm, ed il targeting comportamentale degli utenti/consumatori da questi operato per finalità di visualizzazione/"consegna" di pubblicità altamente personalizzate, nonché rilevanti per gli utenti stessi.
Sui meccanismi di targeting comportamentale implementati da Phorm è intervenuto anche Tim Berners-Lee, il quale si è dichiarato totalmente contrario alle particolari modalità di tracciamento delle attività degli utenti/consumatori operate dalla stessa Phorm, in quanto tale network pubblicitario prevede di raccogliere dati ed informazioni sugli utenti/consumatori tramite il coinvolgimento degli Internet Service Providers (ISPs). Ciò significa che i gli ISPs forniranno (probabilmente vendendo) all’ad network le informazioni in loro possesso circa le abitudini di navigazione degli utenti (la loro web history), sebbene anonimizzate.
Non solo questo non è etico, come ha affermato qualcuno, ma non dovrebbe nemmeno essere legale, e sono completamente d’accordo con Tim Berners-Lee sul fatto che la web history di un utente Internet è di sua esclusiva proprietà, per cui nessun altro dovrebbe poterne normalmente disporre per finalità commerciali o di altro tipo.
Deve essere inoltre a totale discrezione dello stesso utente la possibilità di fornire i propri dati di navigazione a chicchessia, se proprio egli vuole farlo, e deve essere ancora lui a deciderne modalità e condizioni: ciò inoltre non dovrebbe a mio avviso coinvolgere in alcun modo gli ISPs.
Personalmente, come ho detto in alcuni miei predecenti articoli, io non sono contrario al targeting comportamentale fatto con i cookies, i quali sono anonimi (salvo logins) e pur sempre bloccabili o cancellabili (si può perciò navigare in maniera anonima), e purché i dati così raccolti rimangano confinati in un determinato ambito e siano utilizzati per migliorare la fornitura di certi servizi, anche pubblicitari, ma l’intromissione della pubblicità nelle connessioni Internet la considero decisamente troppo, tanto che la Foundation for Information Policy Research (FIPR) parla non a torto di una forma di intercettazione.
Infine, secondo un’analisi di comScore condotta per il New York Times, sono molte le aziende Internet che tracciano le attività degli utenti/consumatori sul Web, e le quali raccolgono dati in merito a siti web visitati, ricerche effettuate, clicks, ecc., ed esse sono rappresentate nell’ordine da: Yahoo!, MySpace, AOL, Google, Facebook, Microsoft, EBay, Amazon, ecc., per finire con Wikipedia. E tutte queste attività di tracciamento generano un totale di centinaia di miliardi di eventi trasmissivi mensili tra i web servers e i computer degli utenti.
Moltissimi internauti ritengono qualunque attività di tracciamento fin troppo invasiva nonché lesiva della loro privacy. Da informatico, nonché da esperto di tecnologie Internet, dico che non tracciare affatto è impossibile, impraticabile, o addirittura "lesivo" della qualità dei servizi offerti dalle suddette aziende agli utenti stessi, e che la stragrande maggioranza di tali servizi sono gratuiti (ciò non va dimenticato). Immagino però che in alcuni casi probabilmente occorrerà giungere a dei compromessi.
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