Lifestreaming: più informazioni, più attenzione
Scritto da Enrico Bertini | 22 Marzo 2008
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Sta decisamente prendendo piede Friendfeed, uno strumento di social networking basato sull’aggregazione di lifestreams personali generati a partire dalle personali attività di condivisione di contenuti effettuate dall’interno di diversi siti o servizi web: del.icio.us, Ma.gnolia, Digg, Reddit, StumbleUpon, Twitter, Flickr, Google Reader, YouTube, Pownce, Last.fm, Tumbrl, ecc. Sottoscrivendo Friendfeed, ciascun utente può specificare quali sono i siti o servizi web dai quali egli intende prelevare i contenuti che entreranno nel proprio lifestream, può stabilire se mantenere privato oppure se rendere pubblico il lifestream stesso, e può sottoscrivere il lifestream pubblico di qualunque altro utente aderente al servizio. Anche MyBlogLog ha recentemente introdotto i lifestreams all’interno del proprio servizio, ed ora li ha altresì specializzati per argomento. In pratica, tramite queste funzionalità di lifestreaming ogni persona può seguire il "buzz" (posts, commenti, messaggi, condivisioni, ecc.) generato da qualsiasi altra persona che rende pubblicamente disponibile il proprio lifestream, ed il tutto dall’interno di un singolo flusso informativo.
Oltre a Friendfeed e a MyBlogLog, ci sono però diversi altri servizi più o meno noti di lifestreaming, come ad esempio Profilactic, il quale all’interno di un lifestream consente di aggregare attività ed informazioni provenienti da ben 144 differenti social media, nonché di aggiungerne di propri, oppure escaloop, il quale permette invece di aggregare fino ad un massimo di 20 RSS feeds all’interno di un unico lifestream. E tutti questi servizi implementano un qualcosa che va ben al del "semplice" social messaging (Twitter, per intenderci), e, visto che unificano informazioni, essi dovrebbero teoricamente ridurre il potenziale information overload che un dato utente Internet potrebbe trovarsi a sperimentare.
Ma è veramente così? E qual’è, ad esempio, l’effettivo ammontare di "buzz" giornaliero che un determinato individuo è davvero in grado di gestire? O, detto in altre parole: a quanti input o stimoli informazionali provenienti dal Web una qualsiasi persona è in grado ogni giorno di prestare attenzione e di rispondere, premesso anche che quotidianamente si trova impegnata in altre attività?
In conclusione quindi, se da un lato il lifestreaming è sicuramente in grado di accrescere da molti punti di vista il valore dell’informazione personale, dall’altro esso pone invece delle sfide sia all’attenzione individuale che all’intera attention economy, e questo in quanto potenziale portatore di sovraccarichi informativi nonché di crashes attenzionali.
Se il lifestreaming viene però usato "correttamente" non dovrebbero esserci controindicazioni di sorta.
Categorie: Attention Economy, Social Media, Social Networking, Trends
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