Internet: ieri, oggi, domani, 2038
Scritto da Enrico Bertini | 18 Marzo 2008
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Internet è il mezzo di comunicazione pervasivo per eccellenza, quello che sta radicalmente cambiando il nostro stile di vita nonché la nostra società, e che "in piccolissima parte" lo ha già fatto. Quotidianamente infatti, miliardi di individui e milioni di organizzazioni usano Internet per i più svariati scopi personali, lavorativo-professionali, organizzativi, ludici, ecc., e lo fanno navigando, comunicando, conversando, instaurando relazioni, pubblicando contenuti, ricercando o diffondendo informazioni e conoscenza, educando od acculturando, partecipando a reti sociali e/o di business, promuovendosi, commerciando e/o facendo affari, cercando od offrendo lavoro e/o supporto, acquistando prodotti e servizi, donando, ecc., e tutto ciò in modo decisamente nuovo e diverso rispetto a quanto avveniva in passato. La Rete è perciò già talmente entrata pervasivamente nelle nostre vite e nella nostra società che, ad esempio, secondo il rapporto "Age Of Disconnect Anxiety" prodotto dal Solutions Research Group, il 68% degli americani soffrirebbe di una forma più o meno acuta di ansia da disconnessione.
Nonostante non si tratti di un dato positivo però, questa ansia da disconessione testimonia indubbiamente a favore del mezzo Internet in quanto tale, un mezzo che ormai le persone vedono sempre più come un indispensabile strumento del loro personal o professional lifestyle, perché è quel mezzo che in pratica, oltre a permettergli di fare tutto quanto detto sopra, più di ogni altro le mette in contatto con il mondo in maniera libera ed aperta, rappresentando anche un enorme veicolo sociale nonché una potenzialmente infinita fonte di opportunità. E sebbene la Rete sia tutt’altro che perfetta, descriverla come un mondo totalmente negativo, creato sulla base di una delle peggiori tecnologie mai inventate dall’uomo, è un qualcosa di assolutamente non condivisibile.
Internet è invece in realtà lo specchio più fedele della nostra società globale, un’enorme agorà telematica nonché una "libreria universale" aperta e contenente infiniti volumi le cui pagine vengono costantemente scritte e lette da miliardi di individui e da milioni di organizzazioni sul pianeta: ed è a questi ultimi che spetta l’onere di inserirvi i contenuti "migliori", così come all’intelligenza individuale e collettiva spetta quello di discernerli, purché tutto continui ad avvenire in maniera aperta. In altre parole, tutti noi siamo la nostra società, e, indipendentemente dalla tecnologia abilitante, tutti noi "siamo" Internet, per cui la qualità di questo mezzo si misura in base a come il suo paradigma aperto evolve e viene più o meno integralmente accettato dalle varie componenti sociali.
Le componenti sociali, appunto, fatte di attori individuali, culturali, professionali, politici, economici, ecc., quelli che, anche in qualità di cittadini digitali (netizens) e sulla base della loro attenzione, contribuiscono ad incrementare la democratizzazione di Internet facendo crescere la sua libertà di espressione. E questa democratizzazione, inoltre, non è affatto un’illusione, e a mio parere non c’entra nulla il report "The State of the News Media 2008", prodotto da The Project for Excellence in Journalism, il quale attesterebbe una esistente oligarchia dei vecchi media anche nel mondo online.
C’entrano molto invece sia la qualità dei contenuti espressi dai nuovi media, sia la loro affidabilità percepita, sia le egemonie determinatesi all’interno di molti social networks (e delle quali accennava Slate), sia le questioni concernenti la trasparenza, la correttezza, o la "vera" apertura di alcune parti del Web 2.0 (il suo lato etico, per intenderci, quello del quale parla anche Marco Massarotto in riferimento alle aziende), sia le innumerevoli classifiche più-che-artificiali della blogosfera, sia il milione di miliardi di consigli tutti uguali dati, seppur gratis ed in buona fede, per incrementare i sottoscrittori di un certo sito, e così via.
Io però credo sul serio che siano l’apertura, la libertà e la democratizzazione di Internet ciò che tutti i netizens vogliono davvero, ma sono sulla Rete da più di dodici anni ormai, ed ho visto molto più della metà di essi comportarsi esattamente come se volessero il contrario (ma non vi fornirò esempi). Perché?
Qualunque sia la risposta, siamo solo agli inizi dell’era Internet, produciamo già 45 Gigabytes di dati pro capite, e tutto questo certamente non finirà per effetto del bug del 2038.
Categorie: Internet
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