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Trends: l’età dell’open software

Scritto da Enrico Bertini | 13 Marzo 2008commentawikio


opensoftwareage.png Un’articolo del 2007 di Nick Carr apparso su strategy+business, ed intitolato "The Ignorance of Crowds", parlava del modello produttivo proprio dell’open source, e citava Eric Raymond, il quale, il 22 Maggio 1997, da sconosciuto programmatore qual’era a quel tempo, nel corso di una conferenza tecnologica tenutasi a Würzburg, in Germania, presentava un documento dal titolo "The Cathedral and the Bazaar" ("La Cattedrale e il Bazaar"), un documento destinato poi a diventare uno degli scritti più "virali" dell’intera storia dell’industria del software. Pressoché tutti i programmatori nonché gli esperti di software conoscono le tesi esposte da Raymond all’interno di quel documento, delle tesi a supporto di quella metodologia di sviluppo software aperta e comunitaria appartenente al mondo dell’open source. La tesi principale era quella che i programmi sofisticati erano da sempre stati costruiti (sviluppati) alla maniera delle cattedrali, vale a dire da "elitarie" e ristrette task forces industriali che, per esigenze di protezione del codice, operavano in maniera ordinata, strettissimamente pianificata, nonché chiusa ed isolata, quando invece il modello più efficiente di sviluppo del software si dimostrava essere quello dell’open bazaar, basato su di un paradigma produttivo (peer production) radicalmente differente dal primo, in quanto capace di coinvolgere informalmente ed a vari livelli qualunque individuo, gruppo, orgnizzazione, azienda, entità, che avesse la volontà di contribuire alla realizzazione di una data "opera". E come il documento di Raymond faceva notare, Linux rappresentava l’esempio perfetto della superiorità dell’approccio open software.

"La Cattedrale e il Bazaar" ha ovviamente sollevato una marea di controversie, essendo anche diventato un manifesto della cultura e dell’etica hacker, ed ha inoltre dato luogo a svariate interpretazioni in merito a quali siano in realtà i fattori che, nella pratica, determinano la misurabile superiorità del modello open source: c’è stata altresì la proposizione di diversi modelli contrapposti e più o meno affini a quelli della Cattedrale e del Bazaar, come ad esempio da parte di Pekka Himanen, che al loro posto collocava l’Accademia e il Monastero (lo spiega benissimo un articolo di Giulio Mazzolini del Gennaio 2004). Tutti però si sono trovati ovviamente d’accordo sul fatto che è stata la nascita della rete Internet l’elemento cardine che ha determinato la genesi del modello open source.

Parlando di Linux, invece, su Stalkk.ed avevo già affrontato il tema del modello di sviluppo proprio del Linux Kernel, nell’articolo "Miti, Bugie e Verità sul Linux Kernel", un articolo nel quale citavo un intervento di Greg Kroah-Hartman (uno dei maggiori esperti mondiali del Linux Kernel) al Linux Symposium.

Ebbene, secondo Kroah-Hartman, il Linux Kernel è giunto "laddove nessun kernel è mai giunto prima", e ciò sulla base di un modello di produzione non-gerarchico, non-strettamente pianificato (non esiste nessuna roadmap), non-stabile, fondato su di un sistema meritocratico e perseguente una non-strategia applicata per la quale "vincono tutti": un modello di sviluppo che viola in sostanza tutte le più note teorie sul management.

"Come la collaborazione di massa è in grado di cambiare tutto" è una parte del titolo di Wikinomics, il libro nel quale Don Tapscott ed Anthony Williams argomentano di come la peer production possa anche coadiuvare le aziende nella creazione di innovazione e nella generazione di nuova ricchezza distribuita. Ed in questo senso il modello open software può essere un assoluto ispiratore.

Infine, qual’è la via italiana all’open software e più in generale alla openness?


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Commenti

1 Risposta a “Trends: l’età dell’open software”

  1. Trends: Internet, l’Open Source e le piattaforme innovative | Stalkk.ed il 3 Aprile 2008 17:07

    […] del software, la quale avrebbe condotto "di lì a breve" ad una vera e propria età dell’open software nel mondo IT. Ebbene, la Internet Economy/Web Economy comprensiva di E-Commerce vale oggi […]

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