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SEO e Social Media: dalle visioni alle favole di Hans Christian Andersen

Scritto da Enrico Bertini | 6 Marzo 2008commentawikio


luce.png "Esiste un mito secondo il quale tutto ciò di cui tu hai bisogno è di avere una visione, delinearne i contorni, e provare che essa è giusta: poi, abbastanza improvvisamente, le persone si allineeranno con la tua visione e ti supporteranno. È vero esattamente l’opposto. Le visioni ragguardevoli, straordinarie o eccezionali, nonché le genuine intuizioni, sono sempre accolte con resistenza. E quando tu inizierai a fare dei progressi, tutti i tuoi sforzi incontreranno delle resistenze ancora maggiori. E sia che si tratti di prodotti, di servizi, di percorsi lavorativi, oppure di altro, le forze della mediocrità si allineerano contro di te per fermarti, non dimenticando nessuno dei tuoi errori e non indietreggiando mai finché tutto non sarà finito". Questo è quanto scrive Seth Godin sul suo blog, concludendo altresì che se tutto fosse oltremodo facile, tu, in effetti, non staresti creando valore, e che quindi nelle cose occorre persistere. Conosco molto bene tutto questo, avendo in passato sperimentato più volte ed in prima persona tutta la negatività possibile derivante da situazioni di questo genere, motivo per il quale condivido in pieno le affermazioni di Seth Godin. Ma che c’entra tutto questo con la SEO e con i Social Media?

Altroché se c’entra, perché, dato che c’entra con tutto, c’entra pure con la SEO e con i Social Media.

Ebbene, l’altro giorno leggevo un articolo di Steve Rubel intitolato "SEO Shenanigans Pose a Clear and Present Danger to Social Media", un articolo nel quale egli argomentava che alcuni/molti professionisti della SEO (Search Engine Optimization) starebbero praticamente "sporcando" i social media, adottando strategie e tattiche (di link building o differenti) volte a promuovere contenuti decisamente poco sociali: dei contenuti che sono scarsamente od affatto correlati con quelle dinamiche collaborative e comunicative che dovrebbero contraddistinguere i social media, nonché con lo spirito comunitario proprio di questi ultimi.

Lo scopo di queste strategie e di queste tattiche sarebbe infatti esclusivamente quello di influenzare i motori di ricerca, e di "spremerne il succo", soprattuto da Google (in quanto leader del mercato del Search), e ciò starebbe diventando un vero e proprio "pericoloso" trend in fortissima ascesa.

Ora, sebbene non si tratti di una vera e propria visione, e nonostante il fatto che io sia quasi sempre sostanzialmente d’accordo con quello che scrive Steve Rubel, questa volta vorrei sollevare un’eccezione, e vorrei farlo con la speranza di non incappare io stesso nella mediocrità (che brutta parola!).

Io non metto in dubbio che alcuni/molti nel mondo della SEO possano in realtà stare facendo ciò che afferma Steve Rubel, cioè stare utilizzando delle pratiche "inortodosse" e/o pseudosociali rivolte principalmente od esculsivamente alla "spremitura" dei motori di ricerca, ma il fatto che siano solo questi a farlo, e che determinati "comportamenti" possano appartenere soltanto all’area SEO.

Al contrario, io noto costantemente la presenza di moltissimi "ottimizzatori" provenienti da moltissime aree di attività su Internet, con strateghi del link e della reputazione (se così vogliamo definirli) nonché bookmarkatori disseminati praticamente ovunque all’interno dei social media, ed in moltissimi casi il loro comportamento non è così strettamente "sociale", tutt’altro (intendiamoci, non-sociale, punto).

Se i social media sono però diventati mainstream (e quindi ci sono i soldi in ballo), se visibilità è la parola chiave, se apparire è un must, e se popolarità è sinomimo di competenza e/o di affidabilità, allora non sono per nulla convinto che anche tutto ciò che dapprima può apparire "sociale" poi lo sia veramente. Mi sembra inolte di scorgere delle vere e proprie "grandi armate" in azione, le quali si muovono costantemente con l’obbiettivo di non dare spazio (se non addirittura di toglierlo) a qualcuno per riservarlo invece a qualcun’altro.

Poi ci sono le classifiche, le quali è vero che contano fino ad un certo punto e che classificare è un comportamento umano, per cui per forza qualcosa (o qualcuno) viene prima di qualcos’altro (o di qualcun’altro), ma tutti vorrebbero stare lassù in cima, e moltissimi farebbero anche "carte false" per raggiungere determinate posizioni: inoltre questa è una cosa che sta diventando una specie di ossessione su Internet.

In conclusione, non c’è alcun dubbio che la realtà e la società siano notevolmente diverse dalle favole di Hans Christian Andersen, ma se avete un blog e dovete proprio fare link-building all’interno della blogosfera e nei social media fatelo almeno alla maniera di Hansel e Gretel.

Ah, dimenticavo, se avete pure una visione prima chiedetevi quante resistenze avete messo in programma di superare.

P.S.: La stragrande maggioranza dei professionisti della SEO sono persone estremamente affidabili e con delle ottime competenze tecniche.


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Commenti

2 Risposte a “SEO e Social Media: dalle visioni alle favole di Hans Christian Andersen”

  1. SEO Emanuele Tolomei il 10 Marzo 2008 08:13

    Ciao, ottima osservazione! In realtà quanto dice Steve Rubel è vero, e io sono uno dei primi a “sporcare” certi territori, ma ricordiamoci tutti la rilevanza che avranno tali segnalazioni a breve all’ interno dei motori. Yahoo+Delicious, Stumble già funziona da un pezzo. Il simboletto del bookmark sarà per certi versi determinante per un determinato tipo di utenza, soprattutto andando sempre più verso la personalizzazione delle SERP. Quando tutti, o perlomeno i più esperti, inizieranno a gestire al massimo le potenzialità di Google, come sono state anticipate nella Experimental Search, sarà facile essere messi al bando se non si avrà quel “marchio” accanto al risultato. Che ne dici? Un saluto di stima a Enrico Bertini ;)

  2. Enrico Bertini il 10 Marzo 2008 12:31

    Ho già detto in realtà. E ribadisco che la parola d’ordine per il futuro del Search sarà una ed una soltanto: Qualità. Un elemento che varrà anche e soprattutto per i nuovi paradigmi di Social Search e di Semantic Search che stanno emergendo. Oltre che per qualcos’altro che potrebbe ulteriormente arrivare.
    Inoltre, il “Future PR”, quello basato sulla Trust, continuerà non soltanto ad evolvere, ma altresì a CONTARE (si può essere scettici, tuttavia, è legittimo).
    E ci sarà pure il crowdsearching a richiedere la Qualità, nonché ad imporla (scommessa personale).

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