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Le sfide del Web: innovazione, crowdsourcing, ricompense

Scritto da Enrico Bertini | 3 Marzo 2008commentawikio


innovasheep.png Motivare l’innovazione e gli innovatori è una delle sfide che la nostra società nel suo complesso deve costantemente affrontare, pena la sua stagnazione ed il suo immobilismo, con le conseguenti perdite di produttività, di competitività, di ricchezza, ma anche di cultura e di "intelligenza" (knowledge, se volete), nonché con l’immane "spreco" di risorse umane che ne deriva. In mancanza di innovatori motivati nonché di innovazione non può infatti esistere alcun progresso in nessun settore dell’attività umana, e non sto parlando soltanto di progresso economico o di progresso tecnologico, ma soprattutto di progresso sociale, la cui stretta correlazione con i primi due è data dal fatto che è quest’ultimo che li genera entrambi. Di quel progresso sociale, cioè, che si traduce in com-partecipazione, la più allargata possibile, da parte moltissimi, alla più ampia gamma di processi creativi, progettuali, produttivi, ma anche decisionali nonché "imprenditoriali" che hanno luogo all’interno di un determinato contesto sociale. E qui non mi riferisco al mero "ascolto o riconoscimento" più o meno saltuario concesso alle opinioni dei cosiddetti "visionari", quelli di cui parlavo nell’articolo "Innovazione: Exemplum Innovationis", ma ad un vero e proprio salto di paradigma economico-produttivo che la nostra società avrebbe il bisogno di favorire.

Ma è davvero realizzabile un qualcosa del genere oppure si tratta di un’utopia?

Certo che è realizzabile, o potrebbe diventarlo presto attraverso il crowdsourcing, un termine nonché un concetto che descrive un nuovo tipo di approccio al fare impresa basato sulla partecipazione collettiva.

Il crowdsourcing

Il crowdsourcing rappresenta infatti un modello di business applicabile praticamente in quasi tutti i settori produttivi, e nella stragrande maggioranza delle realtà imprenditoriali od aziendali, considerato che queste si trovano sempre più alle prese con una costante dematerializzazione delle loro attività produttive, laddove sono i processi di analisi, di ideazione, di design, di progettazione, di ricerca e sviluppo, di sperimentazione, di comunicazione, di branding, di marketing, di business networking, di social engagement, ecc., quelli che oggi sono al centro delle attività delle aziende stesse.

Se poi pensiamo anche ai settori a più alta tecnologia, cioè a quelli più dematerializzati per definizione, come ad esempio Internet o il Web, o come l’intera industria del software, in questi settori il crowdsourcing è applicabile ai suoi massimi livelli, ma mi vengono altresì in mente le biotecnologie, le nanotecnologie, la farmacologia, l’ecologia, nonché altri settori all’interno dei quali sono richieste variegate competenze multidisciplinari non soltanto di tipo ingegneristico.

Inoltre, ci sono talmente tante tecnologie a basso costo attualmente disponibili, c’è talmente tanto software open source in circolazione, c’è talmente tanto know-how "libero" ed in attesa di essere impiegato, che un qualunque piccolo gruppo di persone, se ben motivato e coeso (aspetto quantomai vitale per dar vita ad un progetto innovativo che guardi al futuro), potrebbe dar vita ad un’azienda realmente competitiva in moltissimi settori tecnologici, e questo senza la necessità di investire budget enormi o di far ricorso ad ingenti capitali, magari utilizzando invece il crowdfunding (in assenza di angels e/o di venture capitals che "coprano" le fasi early stage).

Esempi di crowdsourcing

Alcuni eccellenti esempi di crowdsourcing perfettamente riusciti grazie ad Internet ed al Web sono rappresentati, oltre che Wikipedia, da moltissimi progetti software open source: pensate tra tutti a Linux nonché al Mozilla Firefox. E sempre per quanto concerne lo stesso open source, pensate all’Android Developer Challenge, ed ai 10 milioni di dollari che Google ha offerto in premio agli sviluppatori delle migliori applicazioni software per la piattaforma Android.

Ancora nel settore open source, ma dal lato crowdfunding, c’è invece ad esempio Cofundos.org, una comunità che consente a chiunque di finanziare progetti di open source software, e che di fatto costituisce un’iniziativa simile a quella di microPledge.

Ma al di là dei wikis e dell’open source, esiste un grosso numero di iniziative aziendali e di realtà sulla Rete che offrono servizi per l’implementazione del modello crowdsourcing, dei servizi il cui obbiettivo è quello di creare dei punti di incontro tra aziende e problem solvers. Di alcune di queste iniziative avevo già discusso nell’articolo "Trends: crowdsourcing, wisdom of crowds e innovazione - il potere nella mente degli altri", mentre in Italia, ad esempio, c’è Fullout.

Crowsourcing sono però inoltre il Mechanical Turk di Amazon, il "Clear Prize", un premio di 500 mila dollari offerto da Clear a chiunque (individuo o azienda) trovi il modo di ridurre la coda che si forma al check-in degli aeroporti a determinati costi e rispettando le specifiche della Transportation Security Administration (TSA), o il Netflix Prize, il premio di 1 milione di dollari che Netflix pagherà a chiunque sarà capace di migliorare l’accuratezza delle attuali previsioni circa le preferenze degli utenti in merito a determinate movies.

E sempre crowdsourcing sono altresì le iniziative promosse dalla X PRIZE Foundation, come il Google Lunar X PRIZE, un premio di 30 milioni di dollari che Google pagherà al primo team finanziato privatamente che spedirà un robot sulla Luna, facendogli percorrere 500 metri, e riuscendo a fargli trasmettere video, immagini e dati indietro sulla Terra.

Implementazione del crowdsourcing

Ci sono infine molti modi differenti di implementare il crowdsourcing stesso, più o meno premianti per chi ha da proporre idee, progetti, soluzioni, e per chi intende accettare le sfide che altri hanno lanciato, e che si traducono in sostanza in modi differenti di incoraggiare e di ricompensare la partecipazione collettiva nonché l’innovazione che questa sarebbe in grado di generare (vedere ad esempio il nuovo modello di Kluster).

Molte di queste implementazioni non sembrano però funzionare a dovere, o "funzionano male", in quanto non sembrano riuscire a motivare a sufficienza i potenziali crowdsourcers, principalmente perché non sono in grado fornire loro dei giusti incentivi. E qui non si tratta di un problema di natura prettamente economico-finanziaria (anche di questo, in realtà, per quanto concerne l’elargizione temporale delle ricompense), piuttosto di un problema culturale e comportamementale proprio delle aziende che fanno ricorso al crowdsourcing medesimo, le quali, di fatto, sono ancora poco inclini alla open innovation: aprire e delegare le attività interne di ricerca e sviluppo rappresenta infatti per la stragrande maggioranza di loro una tendenza decisamente controistintiva.

Conclusioni

In ultima analisi, perciò, qualsiasi tentativo di sfruttare a pieno le potenzialità del crowdsourcing comporta un inevitabile e radicale cambiamento del modello di business aziendale, fors’anche in alcuni casi richiedendo l’adozione di una radical transparency. Per di più, openinnovare e cooperare competendo in maniera aperta non sembra ancora a molti un modo naturale di fare business.

A mio modesto parere invece, vista l’accelerazione tecnologica verticale dei "giorni nostri", prodotta anche grazie all’avvento nonché alla discontuità creata da Internet e dal Web, o si è innovatori o si è anti-innovatori, e se si rientra tra i secondi si rischia di propendere involontariamente (oppure volontariamente) per la stagnazione.


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Commenti

4 Risposte a “Le sfide del Web: innovazione, crowdsourcing, ricompense”

  1. Federico il 4 Marzo 2008 11:27

    Due tentativi partiti da poco di applicazione di filosofie open innovation (e dintorni) in Italia sono fullout ( http://www.fullout.it/ ) e Load ( http://www.lo-ad.it/ )

  2. Enrico Bertini il 4 Marzo 2008 11:34

    Ho citato Fullout nell’articolo, mentre LoAd non lo conoscevo.

  3. Federico il 4 Marzo 2008 12:25

    Hai ragione, scusa la ridondanza.

  4. Open Source: fase GandhiCon 4 e 1000+ risorse | Stalkk.ed il 4 Marzo 2008 16:34

    […] elenchi di risorse open source, vorrei altresì citare me stesso, e quanto da me affermato nell’articolo di ieri: "……… c’è talmente tanto software open source in circolazione, […]

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