Analisi: Googlescopia
Scritto da Enrico Bertini | 11 Gennaio 2008
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Due ingegneri di Google, Jeffrey Dean e Sanjay Ghemawat hanno pubblicato sul numero di Gennaio 2008 delle Communications of the ACM un documento intitolato "MapReduce: Simplified Data Processing on Large Clusters", un documento all’interno del quale essi descrivono le caratteristiche, il funzionamento, nonché l’evoluzione della piattaforma software di computing parallelo e distribuito MapReduce, quella che Google utilizza per indicizzare il Web e per "far girare" il proprio motore di ricerca, la cui implementazione open source è rappresentata da Hadoop (della battaglia in corso tra le due piattaforme parla un articolo di BusinessWeek). Dal documento di Jeffrey Dean e Sanjay Ghemawat si apprende anche che MapReduce esegue attualmente più di 100.000 jobs (compiti) al giorno, processando quotidianamente più 20 petabytes (20.000 terabytes) di dati. MapReduce inoltre, quale parte integrante dell’architettura di cloud computing di Google, è uno dei vantaggi competitivi che la società di Mountain View possiede sui propri competitors (Yahoo!, MSN, Ask) nel settore dell’Internet search, un’infrastruttura software sulla quale, negli ultimi quattro anni, Google ha sviluppato internamente ed implementato più di 10.000 differenti programmi. "Programmers find the system easy to use" dice Google, e "This allows programmers without any experience with parallel and distributed systems to easily utilize the resources of a large distributed system".
"Anyone at Google can write a MapReduce program that uses hundreds or thousands of machines from their cluster. Anyone at Google can process terabytes of data. And they can get their results back in about 10 minutes, so they can iterate on it and try something else if they didn’t get what they wanted the first time" osserva Greg Linden, mentre Niall Kennedy riporta delle statistiche sulla crescita della potenza computazionale di BigG, ipotizzando un modello di costi ad essa associato.
Nel frattempo Google aumenta ancora le proprie quote nel mercato del search secondo Hitwise, essendosi accaparata nel Dicembre 2007 quasi il 66% delle ricerche Internet negli USA, e conquistando un ulteriore 7% rispetto allo scorso anno, mentre a livello globale tali quote crescono ancora più consistentemente (Silicon Alley Insider esamina gli impatti di questa crescita sul prezzo del titolo in borsa e sui competitors, chiedendosi anche quali sono le effettive quote di mercato che la società potrebbe riuscire a conquistare nel futuro).
Su MocoNews invece, Dan Olschwang, CEO di JumpTap, parla della necessità di una seria revisione degli algoritmi di Google per il mercato mobile della ricerca Internet (per motivi di esigenze diverse di fruizione dell’informazione rispetto al Web tradizionale), mentre su SEO by the SEA Bill Slawski fa notare che Google potrebbe essere presto capace di riconoscere, leggere ed indicizzare anche i testi contenuti all’interno delle immagini (i patents sono già stati depositati). Non aspettatevi però di vedere molto presto ricerche effettuate in linguaggio naturale su Google, aveva dichiarato Peter Norvig (Direttore della Ricerca in BigG) in un’intervista rilasciata a Technology Review: "We think what’s important about natural language is the mapping of words onto the concepts that users are looking for. But we don’t think it’s a big advance to be able to type something as a question as opposed to keywords. Typing ‘What is the capital of France?’ won’t get you better results than typing ‘capital of France’".
E a questo punto, non mi resta che citare Android, Knol, Open Social e la Open Handset Alliance, tutti argomenti di cui ho parlato molto qui su Stalkk.ed, ma solo per dire che questi sono ora anche dei Google trademarks.
"Any understanding of Google as a business has to begin" argomentava Nick Carr in "Understanding Google", e citando un proprio articolo intitolato "The Google Enigma" pubblicato su strategy+business, egli ricordava tra l’altro che "Google’s protean appearance is not a reflection of its core business. Rather, it stems from the vast number of complements to its core business. For Google, literally everything that happens on the Internet is a complement to its main business".
"Google is God" titolava infine Jeff Jarvis su BuzzMachine illustrando i numeri del "gigante" di Mountain View, e sottolineva che si tratta della "fastest growing company in the history of the world". Ma è Google invincibile?
Eccezionale lo è sicuramente! Ma, Google, "Don’t be evil!". E poi, il "99% of all applications are yet to be invented": parola di Vint Cerf.
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