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Internet: salvare Internet da …

Scritto da Enrico Bertini | 9 Gennaio 2008commentawikio


wall.png Un articolo di Harvard Business Review intitolato "Saving the Internet" affronta il tema del salvataggio del Cyberspazio dal caos e dal crimine che minacciano di sommergerlo, sottolineando però che molte ricette tese a garantire la sicurezza e l’ordine su Internet potrebbero avere un costo esorbitante, vale a dire la perdita della potenza creativa della Rete stessa. L’articolo parla dei motivi del successo di Internet, delle libertà di scelta che la Rete consente di esercitare, nonché delle sue potenziali vulnerabilità (per gli utenti) in quanto sistema naturalmente aperto, evidenziando il fatto che "Those who wish to monitor and block network content, often for legitimate and even noble ends, will see novel chances for control that have so far eluded them", ed anche che "To firms with business models that depend on attracting and communicating easily with customers online, the rise of tethered appliances is a threat. It means that a new gatekeeper is in a position to demand tribute before customers and vendors can connect - a discriminating ‘2 inside ‘B2C‘". "Do you think the Internet needs to be saved?", domanda inoltre l’articolo.

La Francia legifera per bloccare il P2P. L’Australia gli dichiara guerra. La Cina praticamente censura l’online video (la Cina!). La IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) fa pressione sui legislatori europei e sugli Internet Service Providers per creare una specie di "Grande Muraglia Cinese" affinché venga bloccato un certo tipo di traffico Internet, applicando filtri sui suoi contenuti, bloccando certi protocolli, ed impedendo l’accesso a determinati siti web. Ed oggi il New York Times riporta che anche AT&T ed altri Internet Service Providers stanno pensando di filtrare la Rete, diventando di fatto dei "poliziotti del traffico".

Le associazioni di consumatori, ovviamente, insorgono di fronte a tutto questo. Non siamo forse noi che paghiamo la Rete? Quindi, per quale ragione tutti gli utenti di Internet dovrebbero vedere il proprio traffico "sniffato" e/o "privato di libertà" da entità private che si intromettono nella loro connessione per interessi esclusivamente privati (e qui non tiro in ballo neanche la privacy)? Ed anche se le intenzioni fossero davvero le migliori, servirà veramente tutto questo? O come indica l’EFF (Electronic Frontier Foundation) una quota sempre crescente di contenuti digitali scambiati via P2P è crittografata e quindi irriconoscibile?. E poi, inoltre, una volta autorizzato il filtraggio di Internet, che cosa potrebbe venire filtrato successivamente, e per quali motivi?

Certo che il malware va debellato, certo che i copyrights vanno protetti, certo che la pirateria digitale va combattuta. Ma qualunque provvedimento preso in questo senso e che passa per il filtraggio di Internet non soltanto è liberticida ed antistorico, come dichiarato da una delle associazioni francesi di consumatori, ma può diventare anche altamente antieconomico per moltissima parte della "Internet community".

Personalmente credo che, se c’è un filtro che va applicato ai contenuti della Rete, probabilmente è il filtro contro la stupidità concepito dallo StupidFilter Project.

Categorie: Internet, Net Neutrality


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