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Social Media: il radioso futuro delle social news

Scritto da Enrico Bertini | 21 Dicembre 2007commentawikio


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Digg sarebbe in vendita per 300 milioni di dollari secondo VentureBeat, avendo incaricato una banca d’affari privata, la Allen & Company, di occuparsi della faccenda. Dato che i rumors a proposito di una possibile vendita dell’azienda di Kevin Rose non sono recentissimi, a questo prezzo ogni visitatore unico di Digg (18 milioni e rotti di visitatori unici nel Settembre 2007), verrebbe valutato all’incirca $16.30, riportava Compete in un articolo dello scorso Novembre. Ma oltre che nell’elevatissimo numero di visitatori unici, nonché in quello dei suoi utenti registrati (più di un milione), il valore di Digg risiederebbe anche nel suo algoritmo di filtraggio/raccomandazione delle notizie sociali, un algoritmo che ha contribuito al successo della stessa Digg e che al momento non ha eguali nell’universo delle social news.

Si tratta di un algoritmo segreto che Muhammad Saleem ha ribattezzato DiggRank sulle pagine di Search Engine Land (facendo ovviamente riferimento al PageRank di Google), ed il suo compito fondamentale è quello di stabilire quali articoli che gli utenti inseriscono nel sistema di notizie devono apparire nella home page di Digg. Ed al fine di determinarlo, l’algoritmo “soppesa”, per ciascuno degli articoli che gli utenti propongono, un complessa serie di variabili: a) il ranking dell’utente che ha inserito l’articolo; b) la sua storia recente di digger e/o di follower nonché i successi che egli ha ottenuto precedentemente (questi ultimi in chiave negativa); c) il ranking di tutti gli utenti che votano/diggano quell’articolo; d) la loro disomogeneità e la loro non-relazionalità (in chiave positiva); e) la velocità con la quale l’articolo stesso viene diggato; f) le soppressioni (buries) di cui l’articolo è oggetto (il cui peso individuale è maggiore di quello dei diggs); i commenti all’articolo ed il loro rating; g) la intrinseca competizione che l’articolo deve fronteggiare con altri articoli inseriti nel sistema (media dei voti ottenuti) ed all’interno della categoria alla quale esso viene assegnato.
Tutto ciò è ovviamente in continuo mutamento, e ad un ritmo più che accelerato, vista la mole quotidiana degli articoli inseriti su Digg dal suo più di un milione di utenti. Il DiggRank perciò evolve, si auto-organizza, e ricalibra costantemente il suo sistema di ranking che filtra e raccomanda le notizie sociali, essendo il suo obbiettivo quello di garantire una competizione “fair” tra gli utenti e le notizie sociali stesse (non ci sono quindi numeri assoluti di voti in grado di promuovere una notizia in home page, ed il numero di amici non è così importante come potrebbe sembrare a prima vista).

Digg però non è un recommendation engine nel senso classico del termine, in quanto non raccomanda notizie sulla base dei gusti e delle preferenze dei suoi utenti, ma lo fa in base, appunto, al DiggRank, nelle modalità sopra descritte. è però un eccellente filtro di notizie sociali che fa da mediatore di complesse attività umane di compartecipazione attiva nel settore dell’informazione, anche se da più parti ci si lamenta del fatto che i suoi top users contano troppo per il sistema, o che le notizie tecnologiche promosse da Digg sono calate sensibilmente negli ultimi tempi. E c’è anche addirittura chi parla di “cospirazioni”.
Ma il ruolo giocato da Digg nel trasformare in un mainstream media le social news, conferendo loro una posizione centrale nel mondo informazione, credo sia fuori discussione.

Recommendation engines sono invece, al contrario, StumbleUpon, acquisito da eBay per 75 milioni di dollari ed il quale sta ottenendo enormi riscontri, ed in parte anche Reddit. Poi ci sono i memetrackers alla Techmeme, per i quali la popolarità di un articolo è correlata all’ampiezza delle conversazioni ed ai links che riceve dalle varie parti del Web. Ci sono i social media alla Slashdot, incentrati sulla selezione degli articoli operata da editors umani. C’è Del.icio.us, di fatto la più grande biblioteca di bookmarks esistente su Internet (e qui un discreto successo lo sta avendo anche Mister Wong). E si moltiplicano a dismisura i social media più o meno Digg-like (Mixx sembra essere il nuovo ospite d’onore), anche verticali (Sphinn e Dzone spiccano tra questi), nonché gli strumenti/servizi che consentono di crearli abbastanza velocemente (come coRank o Pligg, che ha appena annunciato Fraxi, un nuovo servizio free per la creazione di cloni di Digg).

Sono inoltre venuto a conoscenza di ePlatform, una nuova piattaforma SaaS per la creazione di memetrackers (vedere i Memes - Technology, Politics, Entertainment - sviluppati da ePlatform), nonché di NewsCloud (Wiki), della NewsCloud Media Platform, e di The BuzzMonitor, due piattaforme open source per la creazione di siti web di social news che incorporano funzionalità di aggregazione, collaborazione, partecipazione, memetracking, ranking, e sistemi di voltazione alla Digg.

Poco importa se, in conclusione, Digg valga oppure no 300 milioni di dollari (importa all’azienda, ovviamente, e molto probabilmente li vale davvero). Ciò che in realtà importa, a mio avviso, è il radioso futuro delle social news, e il fatto che sempre più persone/gruppi siano messi in grado di creare e/o promuovere dal basso su Internet i contenuti più disparati.


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