Social Networking: un enorme social network chiamato Web (Parte 2)
Scritto da Enrico Bertini | 12 Dicembre 2007
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Nella prima parte di questo articolo parlavo di Marshall McLuhan e della sua frase "Il medium è il messaggio", e citavo Derrick De Kerckhove: "Se il medium è il messaggio, allora l’utente è il contenuto". Mi riferivo alle persone, utenti, navigatori, prosumers-bloggers, come ad uno dei più grandi valori del Web, e lo facevo riprendendo l’articolo di Tim Berners Lee a proposito del Giant Global Graph, un articolo nel quale Berners Lee descriveva l’intero Web come un enorme social network, di fatto un Social Graph (Grafo Sociale) che rappresenta od è parte integrante del Web Semantico. Nell’articolo Berners Lee parlava anche della perdita/cessione di controllo che ogni componente di Internet (a livello di Rete Fisica, di Web, o di Grafo Sociale) deve necessariamente accettare per finalità di interoperabilità e per garantire/ottenere benefici ad/da altre componenti della Rete stessa. Chiunque crea applicazioni Web, ad esempio, sostiene Tim Berners Lee, in special modo se si tratta applicazioni di social networking, deve aprirle, e non cercare di esercitarvi un ferreo controllo a livello di website o sull’esperienza degli utenti: "Letting your data connect to other people’s data is a bit about letting go in that sense. It is still not about giving to people data which they don’t have a right to. It is about letting it be connected to data from peer sites. It is about letting it be joined to data from other applications. It is about getting excited about connections, rather than nervous".
E le persone/utenti/navigatori/prosumers-bloggers vogliono possedere il loro Grafo Sociale, esattamente così come vogliono possedere la loro Attenzione, e vogliono che tutti i loro dati e/o metadati che essi generano quando compiono le loro attività su Internet, oltre che downloadabili, siano anche portabili tra le varie applicazioni esistenti sul Web: e qui entra in ballo anche il problema dei formati/microformati che possono essere utilizzati a tale scopo, e dei quali farò cenno più avanti.
Le persone/utenti/navigatori/prosumers-bloggers sono inoltre la parte attiva di Internet, sono coloro che rappresentano il centro dei processi di interazione che hanno luogo sulla Rete, e sono i cittadini dell’Universo Digitale.
Ricordando le suddette realtà, e parlando del rilascio dell’OpenID 2.0 nonché dell’OAuth Core 1.0, Chris Messina, co-fondatore di Citizen Agency, sottolinea che sono questi i protocolli che servono come unità fondamentali per implementare quella che lui chiama "citizen-centric identity" (o "user-centric identity"). E in un articolo pubblicato su Factory City, egli introduce il progetto DiSo, un acronimo che sta per "Distributed Social Network".
Ma quali sono i cittadini digitali che più di altri hanno stabilito una loro presenza individuale permanente sulla rete se non i bloggers con i loro blogs? E quali informazioni di tipo sociale tali blogs contengono e/o possono contenere? E quali sono le principali piattaforme sulle quali questi blogs sono basati? E qual’è l’estendibilità di tali piattaforme?
Ebbene, di sicuro, una delle principali piattaforme di blogging è rappresentata da WordPress, e si tratta di una piattaforma open source molto versatile e totalmente estendibile nelle sue funzionalità mediante l’utilizzo dei plugins. Perché allora non partire proprio dai blogs e da WordPress, e utilizzare l’OpenID ed i microformati per costruire un modello user-centrico o citizen-centrico di Internet e del Web? Precisamente questo è l’obbiettivo del progetto DiSo, e queste sono le sue specifiche: 1) Io posseggo i miei dati identificativi e li tengo sul mio blog; 2) Dai social networks che utilizzo esporto (sulla base di permessi di accesso stabiliti utilizzando l’OAuth) le mie relazioni umane (friends lists, liste di contatti) via formato XFN; 3) Inserisco/importo questa rete di relazioni (Grafo Sociale) sul mio blog pubblicandola tramite un blogroll sempre microformattato via XFN (utilizzando questo plugin od una sua versione modificata); 4) Infine, sul mio blog installo un altro plugin (wp-openid 2.0), il quale mi consente di utilizzare OpenID per autenticare commenti (oltre che accessi) provenienti dalla Rete, lo sincronizzo col mio blogroll, e creo sia una OpenID whitelist (una lista che identifica persone/identità-affidabili dalle quali il mio blog accetta commenti), sia un Grafo Sociale personale aperto che chiunque altro può vedere ed importare/sottoscrivere.
Sulle basi di DiSo, dice Chris Messina, sarà poi possibile costruire tutta una serie di applicazioni di social Web basate sui blogs e sulla piattaforma WordPress (ma non solo), dando così alle persone/utenti/navigatori/prosumers-bloggers quella "greater mobility and freedom of choice" che essi desiderano, "restoring the balance in the marketplace and elevating the level of competition by enabling the production of more compelling social applications without requiring the huge investment it takes to recreate even a portion of the available social graph".
In molti già si domandano, "ma i social networks ….., allora …..?".
Il blogging è morto? Non direi proprio.
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