Long Tail Economy: blogosfera, sociosfera e marketosfera
Scritto da Enrico Bertini | 5 Dicembre 2007
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Mentre l’influenza dei blog e dei social networks cresce su Internet, in molti si interrogano su quali potranno essere i ritorni economici che questi nuovi media saranno davvero in grado di garantire a chiunque li crea e a chiunque si pone l’obbiettivo di utilizzarli per finalità di marketing e/o commerciali. Perché è anche questo l’uso che di tali media può e dovrebbe essere fatto, in quanto anche questi mezzi di comunicazione, nel momento in cui essi si pongono come autorevoli strumenti di diffusione di informazioni e di conoscenza (nonché di riflessione), devono possedere delle intrinseche capacità di autosostentamento se davvero coltivano l’ambizione di essere tali. Questo perché, creare e comunicare contenuti originali, utili ed interessanti, per l’intelligenza collettiva, comporta dedizione, fatica e sacrificio, oltre a richiedere una certa dose di competenze più o meno interdisciplinari. E, secondo quanto affermano una serie di ricerche condotte da diverse società di analisi, è proprio la ricerca di contenuti originali, utili ed interessanti il motore che muove gli utenti del Web in primis verso i social media (e non più verso i portali).
Ma dietro alla generazione di contenuti veramente originali, utili ed interessanti c’è sempre il “grosso” lavoro di qualcuno, sia esso un singolo individuo od un gruppo di persone, il quale od i quali, se vogliono produrre costantemente contenuti qualitativamente elevati che vadano anche a beneficio della collettività, devono dedicarsi a tale attività praticamente in modalità full-time, visto che la produzione di un certo tipo di contenuti o deriva da un’attività quotidiana di analisi/informazione svolta sul Web con cognizione di causa e con precise finalità (quindi è il frutto di un lavoro o di un qualcosa che si approssima a diventarlo), oppure deriva da un qualche tipo di lavoro full-time svolto online o offline e che si serve del Web come canale di comunicazione: ci possono essere molti altri casi, in realtà, ma la produzione di contenuti originali, utili ed interessanti tende ad essere saltuaria nella maggior parte di essi.
In sostanza, se ci limitiamo ai blogs, creare dei blogs con contenuti davvero originali, utili, interessanti, nonché capaci di diffondersi, è un qualcosa di decisamente impegnativo, che richiede tempo, ma anche delle professionalità. Qualcuno parla di microeditoria per quanto riguarda i blogs, o anche di editoria personale od autoeditoria, ma il concetto di editoria è un concetto complesso e carico di significati “ancestrali”. Qualcun altro etichetta invece i blogs come media conversazionali (al pari dei social networks), dei nuovi tipi di media che possono esistere solo grazie ad Internet e che sono collocati eclusivamente all’interno dell’Universo Digitale (come i motori di ricerca, d’altronde), e questa è di sicuro una descrizione più conforme al momento.
Ma se la blogosfera vuole assurgere al ruolo di media conversazionale principe su Internet, e vuole accettare la sfida di creare e comunicare contenuti originali, utili ed interessanti per l’intelligenza collettiva, essa deve un tantino “professionalizzarsi”, guardando anche all’economia, magari contribuendo a farla diventare più aperta, partecipativa, sociale, ecc., e mettendo al centro le persone e le loro interrelazioni: i brand managers ed i marketers sono abbastanza orientati ad investirvi, sebbene molti siano ancora piuttosto scettici o prudenti in proposito (di temi analoghi parlava anche un bellissimo articolo di Luca De Biase intitolato “Felicità e soldi” e pubblicato sul suo blog). E da quanto appena detto dipenderà il futuro conversazionale di gran parte della blogosfera (l’intero Web è un enorme network sociale, come dicevo in un mio precedente articolo), cioè dal fatto se essa sarà in grado o meno di generare dei significativi introiti per larga parte delle sue componenti, quegli introiti necessari per la creazione di quei contenuti originali, utili ed interessanti per l’intelligenza collettiva, esattamente quei contenuti che vogliono gli utenti del Web.
Dalle “ricompense” ottenibili dai creatori di questi tipi di contenuti e dalle loro capacità di autosostentamento dipenderà quindi il futuro dell’emergente economia conversazionale, a mio avviso, la quale è pur sempre un’economia, anche se al suo interno esistono delle nuove premesse. E se da un lato i contenuti gratuiti (ma anche i servizi) rappresentano un grosso salto di paradigma per quanto riguarda il modello di fruizione e di diffusione delle informazioni e della conoscenza, questi non possono entrare in aperto contrasto con l’economia stessa, né devono farlo, perché gratuito non è mai stato e non può diventare sinonimo di non/anti-economico.
Ci troviamo però in una fase di piena evoluzione. Vogliamo davvero un’economia della conversazione? Facciamola, facciamola proliferare, ed è lì che troveremo la Long Tail della blogosfera. La sociosfera agisce in pratica attraverso la blogosfera, ed entrambe possono essere in grado di condizionare positivamente la marketosfera, e tutte e tre possono “lavorare” in simbiosi.
Più facile a dirsi che a farsi.
Ne parla magistralmente Alex Iskold nell’articolo “There’s No Money In The Long Tail of the Blogosphere” pubblicato su Read/WriteWeb qualche giorno fa, un articolo nel quale Iskold parla delle difficoltà che incontra chiunque voglia creare un blog che abbia anche finalità di guadagno. Iskold cita Chris Anderson e la Long Tail, e parla del fatto che la maggior parte dei blogs si trovano oggi nella “coda lunga” della blogosfera, sottolineando anche che il punto di vista di Anderson era che il denaro può essere fatto vendendo nella long tail, non semplicemente facendone parte (”You can make money on the long tail but not in the long tail“). Alex Iskold tira inoltre in ballo la regola dell’80/20, la derivante/connessa regola matematica conosciuta come Power Law, il fattore tempo, nonché la necessità di cospicui volumi di traffico per i blogs (al di là dei contenuti originali, utili ed interessanti) capaci di produrre importanti flussi monetari.
Ma i brand managers ed i marketers stanno davvero investendo nella blogosfera. Stanno forse “scommettendo”? E non credo certo che i bloggers non vogliano creare contenuti originali, utili ed interessanti, magari anche guadagnandoci un pò.
Categorie: Blogosfera, Blogs, Social Networking, Web Economy, Weblogs
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