Social Networking: un enorme social network chiamato Web (Parte 1)

Scritto da Enrico Bertini | 29 Novembre 2007

webgraph_1.png "Il medium è il messaggio" scriveva Marshall McLuhan nel suo libro "Understanding media" ("Capire i media" – "Gli strumenti del comunicare" nella traduzione italiana) originariamente pubblicato nel 1964, un libro nel quale la tesi centrale era che le tecnologie che noi utilizziamo per informarci, i media cioè, diventano in un certo qual modo delle "estensioni" dei nostri corpi, in quanto esercitano su di noi una profonda influenza relativamente ai modi in cui pensiamo ed agiamo. E quando un nuovo importante mezzo di comunicazione fa la sua comparsa, esso può addirittura rimodellare noi stessi come individui, nonché la nostra società. Secondo Nick Carr McLuhan è tornato, e le sue teorie sui "media elettrici" acquisiscono ora una nuova risonanza grazie ad Internet, visto che la Rete sta diventando il nostro strumento di riferimento per veicolare notizie, informazioni ed intrattenimento. Ed è esattamente al modello proprio di Internet che McLuhan faceva riferimento nelle sue teorie, continua Carr, e cita un’affermazione di Kevin Kelly a proposito del fatto che McLuhan "was really talking about was the Internet—two decades before it appeared".

Nick Carr ricorda anche che, come sosteneva McLuhan, i media (che lui suddivideva in caldi o freddi – una temperatura variabile in funzione dell’attenzione umana che tali media sono in grado di assorbire) possono diventare un mezzo per far emergere la nostra coscienza tribale, e sottolinea il fatto che, per effetto di Internet e del Web (un media planetario), il nostro appartenere ad una "tribù" non è più un fatto localistico che coinvolge piccoli gruppi isolati di individui, ma tutti noi siamo membri di un villaggio globale (proprio come sostenuto da McLuhan). 

Quest’ultimo concetto viene anche egregiamente evidenziato da Tim Berners Lee nel suo recente articolo Giant Global Graph, nel quale Berners Lee sostiene che "the Net and the Web may both be shaped as something mathematicians call a Graph, but they are at different levels. The Net links computers, the Web links documents. Now, people are making another mental move. There is realization now, ‘It’s not the documents, it is the things they are about which are important’ … There are cries from the heart (e.g The Open Social Web Bill of Rights) for my friendship, that relationship to another person, to transcend documents and sites. There is a "Social Network Portability" community. Its not the Social Network Sites that are interesting — it is the Social Network itself. The Social Graph. The way I am connected, not the way my Web pages are connected… We can use the word Graph, now, to distinguish from Web".

Tim Berners Lee definisce inoltre questo Grafo come Web Semantico (sebbene egli non proponga di cambiare la comune accezione del termine), ma anche come Giant Global Graph, e tira in ballo l’XML, l’RDF, l’OWL e il FOAF, il formato ontologico i cui metadati sono in grado di descrivere le persone, le loro attività, nonché le loro interrelazioni, ed il quale può essere utilizzato per trasferire informazioni tra siti web (i quali possono accettare input in dipendenza di un grafo sociale).

E sono proprio i metadati generati dalle persone/utenti/navigatori/prosumers-bloggers uno dei più grandi valori del Web, e a me viene da citare Derrick De Kerckhove, il quale ha affermato che, "se il medium è il messaggio, allora l’utente è il contenuto". E mi viene anche da chiedermi: ma gli utenti, lo sanno?

Categorie: Internet, Social Networking, Web 2.0, Web 3.0

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