Motori di ricerca e Information Architecture: SEO? SEM? SMO? Findability? E che altro?
Scritto da Enrico Bertini | 28 Novembre 2007
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Recentemente ci sono stati degli aggiornamenti “fuori programma” del Google PageRank, ed una serie molto ampia di siti web a livello mondiale, anche siti illustri, sono stati penalizzati di diversi punti di ranking. Questa penalizzazione sembra essere il frutto di una nuova politica seguita da Google per il proprio motore di ricerca, e rivolta a squalificare chiunque, sul proprio sito web, effettui compravendite di links per finalità di SEO (links utilizzati cioè per trasferire PageRank, e che servono per migliorare il posizionamento di un determinato sito web e delle sue pagine all’interno delle SERPs del motore). Un recente articolo di Google Blogoscoped fa notare che questa nuova politica è stata anche resa pubblica da Google, e che il documento “Perché devo segnalare a Google i link a pagamento?” del Centro di assistenza webmaster ora ne riporta più esplicitamente le linee guida. E come specificato dal documento in oggetto, il problema dei links a pagamento si manifesta quando questi links non posseggono l’attributo rel=”nofollow”, quell’attributo che dice al motore di ricerca Google di non conteggiarli ai fini del PageRank, e che quindi proprio per questo sono inutilizzabili al fine aumentare la Link Popularity di un sito Internet.
Google però non considera illegale la compravendita di links di per sé, ma l’uso “distorto” che di tali links può essere fatto da un determinato sito web con l’obbiettivo di scalare le SERPs del suo motore di ricerca, tentando di costringere quest’ultimo ad assegnarli una Link Authority (PageRank) proveniente da altri siti Internet i cui contenuti non hanno di solito attinenza diretta con quelli del sito in oggetto. E a tale proposito la policy di Google specifica che “l’acquisto e la vendita di links fanno parte normalmente dell’economia del Web, se eseguiti a fini pubblicitari e non di manipolazione dei risultati di ricerca. I links acquistati a fini pubblicitari devono essere designati come tali“.
Ma in relazione ai recenti nonché inattesi aggiornamenti del PageRank, si è parlato di “massacro” delle SERPs, di “schiaffo” ai SEO ed al search engine marketing, di modifiche manuali che Google opererebbe ai risultati restituiti dal suo motore, dell’introduzione di nuovi algoritmi di ranking in fase di testing e dei loro effetti, e dell’impatto più o meno “devastante” che sostanziali modifiche al sistema di ranking creato da Google potrebbe produrre all’interno dell’intera Internet.
Molti credono che questo sia l’inizio di una vera e propria rivoluzione dei modi in cui gli algoritmi di Google classificano il Web, e che, in un qualche immediato futuro, un qualcosa di più grosso stia per arrivare: sostanzialmente, le attuali modalità di aggiornamento del PageRank sarebbero anche dei moniti/avvisi/lezioni che Google starebbe lanciando/impartendo ai SEO con l’obbiettivo di educarli/prepararli a quello che verrà (e secondo alcuni ci sarebbe anche un retroscena etico a monte di tutto questo, visto che diverse tecniche di SEO non proprio ortodosse e lo Spamdexing cercano costantemente di cogliere in fallo gli algoritmi di Google per scalare le sue SERPs).
Molti altri sono al contrario convinti che gli attuali aggiornamenti del PageRank non siano altro invece che delle semplici operazioni di make-up, dietro alle quali c’è poco o nulla di veramente rivoluzionario.
Altri ancora argomentano sull’utilizzo dell’attributo rel=”nofollow” da parte di Google, il quale non rappresenta in realtà uno standard, in quanto non fa parte di una procedura implementata nello stesso modo dagli algoritmi di altri motori di ricerca come Yahoo! o Ask (vedere “How Google, Yahoo & Ask.com Treat the No Follow Link Attribute“).
Da più parti, però, si comincia a sostenere che l’importanza del PageRank è probabilmente sovrastimata, e si inizia a parlare di esso come di una pura ossessione propria dei webmasters, dato che ogni volta che Google ne effettua gli aggiornamenti molti di essi cadono letteralmente in preda all’ansia. E, sempre da più parti, si sprecano i messaggi di super-tranquillizzazione, motivati dal fatto che poi, alla fine, in realtà non accadrà nulla, in quanto non si verificheranno cali di traffico e/o di visibilità/rilevanza per i siti web in dipendenza del motore di ricerca Google ed in relazione all’abbassamento del PageRank (il quale sarebbe soltanto una delle componenti degli algoritmi di Google), ed ogni cosa rimarrà così com’era prima (immutata ed immutabile!). Poi nella realtà, inevitabilmente, i cali di traffico avvengono, e nessuno sa più che pesci pigliare, tanto che si moltiplicano le interpretazioni degli esperti del settore su quanto sta realmente avvenendo e su quanto potrebbe accadere nel futuro.
Forse è veramente difficile capire che cosa sta succedendo in realtà, o forse no, ma sul fatto che tutto resterà immutato ed immutabile non ci metterei proprio la mano sul fuoco, perché credo che me la brucerei quasi sicuramente. Il motivo fondamentale risiede nel fatto che è abbastanza intuibile che Google abbia più volte modificato i propri algoritmi di ranking del Web, sia per esigenze di miglioramento/raffinamento degli algoritmi stessi, sia per necessità “difensive”, sia per altri tipi di motivazioni correlate con l’evoluzione del Web stesso.
E proprio in questi giorni, SEOmoz pubblica “How PageRank Works & Why the Original PR Formula May be Flawed“, un articolo nel quale, paragonando il PageRank al Vaso di Pandora, cita le probabilità che Google ne abbia modificato/raffinato più volte il funzionamento, mostrando anche un’immagine osservando la quale si può dedurre che il PageRank assegni molte più cose di un semplice rank ad un dato sito web (valore testuale, di contenuto, trust, ecc.). E questo ci ricollega al TrustRank, l’algoritmo di cui SEOBook parlava diverso tempo fa (un algoritmo utilizzato per coadiuvare gli editors umani di un motore di ricerca ad individuare i contenuti “migliori”, più affidabili e maggiormente autorevoli nel mare magnum dei contenuti Internet), nonché al ContentRank e/o al DemocraRank di cui parlavo in uno dei miei precedenti articoli.
L’obbiettivo della costante evoluzione dei sistema di ranking operato da Google sarebbe in pratica quello di responsabilizzare gradualmente i SEO, i webmasters, nonché chiunque crei contenuti su Internet, verso il sostegno di una Link Popularity davvero tematica, basata sulla rilevanza dei contenuti linkati, ed a tali attori della Rete Google assegnerebbe in sostanza il compito il far scorrere la fiducia sul Web.
Non credo quindi che la Link Popularity sia un concetto in via di estinzione su Internet, ed alcune nuove discipline stanno emergendo a fianco della SEO (Search Engine Optimization) e del SEM (Search Engine Marketing) per coltivare l’essenza del Link Building: mi riferisco allo SMO (Social Media Optimization), ma soprattutto alla Findability, ed è di questo che parlerò nella seconda parte dell’articolo.
Categorie: Google, Information Architecture, Motori di Ricerca, SEO, Search Engines
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