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Information Architecture: Gerarchia dell’attenzione e sistemi di influenza (parte 2)

Scritto da Enrico Bertini | 21 Novembre 2007commentawikio


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Un recente studio condotto da TWI Surveys per conto della Society for New Communications Research (SNCR) prevede che, nel 2012, i marketers e gli advertisers spenderanno molti più soldi sui media conversazionali che su quelli tradizionali, e che tale crescita nell’adozione dei social media come mezzi per la brand communication e per il brand engagement sarà determinata dalle scelte strategiche dei professionisti del marketing e della comunicazione, sempre più orientati verso l’uso di questi nuovi media. Sulla base di interviste realizzate a 260 professionisti del settore, infatti, lo studio ha rivelato che, sebbene l’adozione dei social media da parte dell’industria del marketing sia ancora nella sua infanzia, essa compirà un enorme balzo in avanti nel corso dei prossimi cinque anni, allorché tali media diventeranno mainstream a tutti gli effetti, quindi anche per ciò che concerne il loro peso economico-finanziario complessivo. Non mancano le perplessità tuttavia, dati i cambiamenti organizzativi e culturali che l’utilizzo di questi nuovi media richiede, ed esistono altresì delle fondate motivazioni riguardanti le tecniche/metriche di misurazione dell’universo dei social media, le quali hanno il compito di indicare i potenziali ritorni economici delle attività di branding condotte su tali mezzi.

Circa un mese fa, citando Henry Copeland, CEO e fondatore di BlogAds, Scott Karp scriveva che gli advertisers non si fidano ancora troppo dei sistemi di comunicazione completamente aperti, e non gli assegnano abbastanza valore a causa dei loro sistemi di commento, che, in moltissimi casi, consentono agli utenti di inserire commenti in pieno anonimato: non che questo sia un fatto negativo di per se, o che i commentatori debbano per forza dichiarare chi sono in realtà, ma ciò toglie sicuramente affidabilità al mezzo, non garantendo la necessaria trasparenza a chiunque voglia associarvi un brand. Ed è proprio il brand engagement, nonostante del concetto esistano varie interpretazioni, la principale misura del successo di un’attività di branding all’interno di un social media.

Qualche giorno fa su Silicon Alley Insider leggevo invece di StarVest Partners, un società di venture capital newyorkese che crede fermamente in una prossima rivoluzione del social networking in chiave B2C (Business to Consumer), e che nel proprio portafoglio ha inserito Think Passenger, una SaaS (Software as a Service) company la cui piattaforma combina tecnologie di social networking, di community building, nonché altri tipi tecnologie collaborative, ma che ovviamente ha al suo interno un potentissimo sistema di analisi e di misurazione dei dati sociali. “The next phase of this revolution, in our opinion, will be the adoption of the technology by businesses. We will soon see many more global, brand-centric companies embrace social networking to grow their business and deepen their relationships with customers” è la dichiarazione di Larry Bettino (General Partner di StarVest Partners) riportata nell’articolo di Silicon Alley Insider, ed egli pensa che i social networks B2C saranno utilizzati principalmente per condurre ricerche di mercato.

Insomma, oltre che richiedere più attenzione (come dicevo nella prima parte di questo articolo), duranti i prossimi anni i social media (blogs e social networks in testa) saranno anche l’oggetto di una grossa riallocazione dei bugets pubblicitari, ed entreranno a pieno regime nelle dinamiche della market influence. La loro importanza e la loro visibilità non soltanto cresceranno sensibilmente rispetto ai media tradizionali, ma essi giocheranno un ruolo primario anche all’interno del mondo business, diventando un nuovo potentissimo sistema di influenza in ogni campo. E citando il contenuto delle slides di Idris Mootee pubblicate nell’articolo precedente, “The new system of influence possesses qualities and capacities that were unknown to all of us“, ancora una volta la parola chiave è DISRUPTION.
Ed ecco un video che rende l’idea, trovato sul blog di Brendan Hodgson (Hill & Knowlton Vice President, Digital Communications), dove si legge “Think Crisis in a Web 2.0 world. Consider the virtual tidal wave of ‘noise’ - the new voices - that would likely erupt, and which could potentially overwhelm an organization unprepared to deal with the implications of the social web“.


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