Mobile Linux Platforms: lo scenario (parte 1)
Scritto da Enrico Bertini | 14 Novembre 2007
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La Open Handset Alliance, l’allenza tra Google & Partners per il settore mobile, ha da poco rilasciato l’Android SDK, il toolkit per gli sviluppatori che vogliono creare applicazioni software su questa nuova piattaforma mobile basata su Linux. La OHA ha presentato l’SDK annunciando anche l’Android Developer Challenge, una iniziativa che mette in palio premi per 10 milioni di dollari da distribuire alle migliori applicazioni software che saranno create su Android: il modello è in parte quello del Do It Yourself (DIY), con gli sviluppatori che potranno contribuire all’evoluzione della piattaforma medesima. E come tutti sapranno ormai, l’Italia è stata esclusa (come al solito?) dalla partecipazione a questo challenge, per motivazioni riguardanti la sua legislazione in materia di distribuzione di premi (in proposito vedere il blog di Stefano Quintarelli).
Android è un sistema operativo open source costruito sopra un kernel Linux 2.6, completo di browser (basato sul WebKit Open Source Project - lo stesso sul quale sono basati Safari e il web browser per la piattaforma S60 di Nokia), di una speciale macchina virtuale Java (denominata Dalvik) ottimizzata per dispositivi a basso consumo, di un framework applicativo, di grafica 2D e 3D (quest’ultima basata sull’OpenGL ES 1.0), di SQLite, di supporto al multimedia, nonché di supporto per GSM, Bluetooth, EDGE, 3G, WiFi, GPS, videocamere, ecc., in maniera dipendente dall’hardware.
Google ha definito la Mobile Open Source Platform Android come “The first truly integrated mobile operating system”, e la OHA ha specificato che la crescita di Linux nel settore mobile dipenderà dalle reali collaborazioni che matureranno all’interno dell’industria, volte ad assicurare interoperabilità e deframmentazione delle piattaforme.
Sono infatti diverse le organizzazioni/consorzi/alleanze che stanno attualmente promuovendo piattaforme mobili aperte basate su Linux e che si propongono di creare degli standard a vari livelli (di piattaforma, di middleware, ecc.) incentrati su di esse. Queste organizzazioni/consorzi/alleanze sono composte in prevalenza da operatori mobili di telecomunicazione, da costruttori di hardware mobile, da aziende di microelettronica, e da società di software, e sono nate con l’obbiettivo dichiarato di rendere il Linux OS un sistema operativo centrale per il mondo delle telecomunicazioni mobili e per l’Internet mobile. Ma fino ad oggi, tali soggetti no profit hanno anche prodotto una notevole frammentazione delle Mobile Linux Platforms, nonché una frammentazione riguardante le interfacce applicative, tanto che uno sviluppatore che voglia approcciare seriamente il mercato si trova attualmente costretto ad effettuare il porting delle proprie applicazioni software su centinaia di ambienti mobili diversi.
Le suddette organizzazioni/consorzi/alleanze sono rappresentate dal CELF, il Consumer Electronics Linux Forum, dove sono coinvolte aziende come France Telecom, Hitachi, NEC, Panasonic, Philips, Samsung, Sharp, Sony, Toshiba, LG, ma anche Motorola, Intel, AMD, Texas Instruments, IBM, HP, LSI Logic, ST Microelectronics, Freescale Semiconductor, nonché Access (l’azienda giapponese che ha comprato PalmSource), Wind River, Montavista Software e Trolltech; dal LiPS, il Linux Phone Standards Forums, un consorzio formato da France Telecom, British Telecom, Telecom Italia, Texas Instruments, Spreadtrum Communications, ed ancora Freescale Semiconductor, Access, Montavista Software, Trolltech, VirtualLogix, Esmertec, ecc.; dalla Limo Foundation, la fondazione creata da Motorola, NEC, NTT DoCoMo, Panasonic, Samsung e Vodafone, ma alla quale si sono aggiunti anche numerosi altri membri (tra cui Ericsson, LG, Broadcom, Wind River e Montavista Software); e da ultimo, dalla Open Handset Alliance.
C’è inoltre la Linux Foundation (dove è presente anche Google, e che ha il grosso dei membri in comune con il CELF) con il suo Mobile Linux workgroup, c’è Moblin, l’iniziativa Linux-based di Intel per lo sviluppo di software per i dispositivi MIDs e UMPCs, e c’è la piattaforma GNOME Mobile, quella sulla quale è basato OpenMoko.
Infine ci sono diverse iniziative commerciali come quelle di Celunite, di a la Mobile, di MIZI Research (il Mobile Linux coreano), quella della già citata Access, nonché quelle di diverse altre aziende operanti in questo settore.
Una di queste aziende è Trolltech, la quale ha recentemente abbandonato la produzione e la commercializzazione del suo Greenphone, il dispositivo mobile aperto basato su Linux e a disposizione degli sviluppatori software per la creazione di applicazioni (incluso nel Greenphone SDK). L’ecosistema mobile e gli strumenti per lo sviluppo di applicazioni mobili non consentono di far leva sul modello Do It Yourself (DIY), o perlomeno non ancora, aveva detto Benoit Schillings, il CEO dell’azienda norvegese di mobile software, e nessuna delle iniziative di Open Mobile Linux è riuscita finora a fare da catalizzatore per l’innovazione nel settore mobile, e non solo a causa della frammentazione delle piattaforme.
Ora ci provano Google e la OHA a creare una sorta di unificazione nel mondo del Mobile Linux e delle Mobile Linux Platforms, coinvolgendo gli sviluppatori terze parti e fornendogli una piattaforma mobile “standard” e fortemente interoperabile. Ma visto l’attuale scenario, molti sono scettici in proposito, e si domandano se l’Android contibuirà davvero ad unificare gli sforzi industriali, o se li frammenterà ulteriormente.
Personalmente io credo che Android possa riuscire nel suo intento, per una serie di motivi che illustrerò nella seconda parte di questo articolo, e non vedere aziende (al di là di Telecom Italia) né sviluppatori italiani coinvolti nei progetti che lo riguardano fa davvero piangere il cuore.
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