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Online Advertising: l’avvento dei Fan-Sumers? (parte 1)

Scritto da Enrico Bertini | 8 Novembre 2007commentawikio


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Facebook ha da poco lanciato Facebook Ads, un sistema pubblicitario integrato con l’intero social network. Durante il Facebook Social Advertising Event, Mark Zuckerberg lo ha annunciato insieme a partners del calibro di Coca-Cola, Blockbuster, CBS, Sony, Verizon, ecc., e, ovviamente, Microsoft. Zuckerberg lo ha presentato come “a completely new way of advertising online“, dichiarando che “For the last hundred years media has been pushed out to people, but now marketers are going to be a part of the conversation. And they’re going to do this by using the social graph in the same way our users do“. In pratica, il Facebook Ads consentirà agli advertisers di inserire la loro pubblicità ovunque all’interno del social network, targhettizzando di fatto il profilo dei suoi membri (età, sesso, interessi, ecc.) nonché le loro interrelazioni (grafo sociale) a scopi promozionali e di branding. E questa è la componente Social Ads di questo nuovo sistema pubblicitario: le altre due sono Beacon (gli utenti del social network possono implicitamente “raccomandare” brands ad altri membri di Facebook attraverso i propri feeds RSS) ed Insight (un’interfaccia tramite la quale gli advertisers hanno la possibilità di monitorare l’attività degli utenti di Facebook in relazione alle proprie pubblicità, nonché le performances di queste ultime).
Sulla base del Facebook Ads le aziende possono anche creare dei loro profili nel social network (Facebook Pages), dei profili speciali il cui obbiettivo primario è naturalmente quello di promuovere i loro brands, e possono svolgere tutte le attività che normalmente svolge un qualsiasi membro di Facebook.

Gli utenti di Facebook possono quindi ora diventare anche fans di aziende, interagire con esse, e condividere/raccomandare i loro messaggi pubblicitari/brands con/ad altri membri del network, assumendo di fatto il ruolo di marketers. E a tale proposito, Facebook parla di azioni sociali sulla pubblicità, sottolineando come i suoi utenti potranno giocare un ruolo comunitariamente attivo nell’interagire con i brands.
Più di 100.000 nuove Facebook Pages di tipo business sono state appena create all’interno di Facebook.

è inutile dire che sulla Rete ci sono state molte differenti reazioni all’annuncio del Facebook Ads, molte perplessità, e non sono mancate le critiche, alcune delle quali anche piuttosto aspre. Il fatto che i membri di Facebook non possano optare per l’esclusione della pubblicità dai loro profili (anche se Mark Zuckerberg ha detto di stare considerando questa possibilità, che sarà valutata quando e se gli utenti ne faranno richiesta) ha infastidito parecchie persone, alcune delle quali non vogliono vedere brands “sgraditi” accanto alle loro facce, oppure non vogliono vederne affatto.

C’è anche chi ha parlato di una privacy inesistente su Facebook, dove tutte le informazioni relative ai suoi membri sono “a nudo”, così come lo sono le loro interrelazioni con gli altri utenti del newtork. “Any information you share is fair game for targeting by advertisers” fa notare Erick Schonfeld su TechCrunch, ma aggiunge che “So get used to it. You don’t want to be targeted, don’t share information on Facebook“. Schonfeld cita anche un articolo di Henry Blodget su Silicon Alley Insider, un articolo dal titolo Facebook Ads: The Devil’s In The Details*, e fa eco alla domanda di Blodget “Will advertisers pay people to recommend their products to friends?“. Inoltre, un pezzo molto caustico di Nick Carr, intitolato “The social graft“, parla di “… a nifty system: First you get your users to entrust their personal data to you, and then you not only sell that data to advertisers but you get the users to be the vector for the ads. And what do the users get in return? …“.

Diversi altri hanno invece “puntato il dito” verso Beacon, parlando di un sistema troppo invasivo (in maniera addirittura “strisciante”) della privacy di un utente. Altri ancora hanno evidenziato il potenziale uso “selvaggio” degli RSS feeds personali degli utenti a scopi promozionali. E qualcuno ha cercato anche di immaginarsi come il Facebook Ads impatterà sull’intero social network, nonché quali potrebbero essere le Social Ads più “adatte” ad esso.

Pure MySpace ha lanciato il suo sistema di iper-targhettizazione della pubblicità agganciato ai profili utente, ma a differenza di Facebook non permette agli utenti di autoidentificarsi con i brands o di diventarne i fans.

Che cosa c’è di innovativo in tutto ciò? Dove sta andando l’online advertising? Verso il “puro” targeting comportamentale? Verso l’arcinota personificazione dei brands? Verso una nuova forma di pubblicità davvero sociale? Oppure verso i Fan-Sumers (un’evoluzione del concetto di consumer)? E quale sarà l’impatto sulla privacy degli individui?

Di queste cose, ma anche di altre, parlerò nella seconda parte di questo articolo.


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Commenti

2 Risposte a “Online Advertising: l’avvento dei Fan-Sumers? (parte 1)”

  1. Luca De Biase il 8 Novembre 2007 19:23

    Ottimo post. Grazie!

  2. Life on the Net: privacy e gestione dell’identità online, due problematiche scottanti | Stalkk.ed il 16 Gennaio 2008 18:54

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