Information Architecture: Gerarchia dell’attenzione e sistemi di influenza (parte 1)
Scritto da Enrico Bertini | 7 Novembre 2007
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Qualche giorno fa Bits pubblicava un articolo dal titolo “The Robot in the Newsroom“, un articolo nel quale Saul Hansell parlava dei miglioramenti apportati alla sezione tecnologica del New York Times, in special modo di quelli riguardanti la colonna di mezzo della pagina “Tecnologia” del giornale online, e consistenti nelle "Technology Headlines From Around the Web". Tali headlines rappresentano una lista costantemente aggiornata di articoli provenienti da tutto il Web, sia dai media mainstream che dai piccoli blogs, e sono selezionati in maniera automatica dagli algoritmi del servizio Blogrunner, un aggregatore di notizie sviluppato da un’azienda che il New York Times ha acquisito lo scorso anno.
Nell’articolo, Hansell sottolineava anche che il New York Times non è affatto preoccupato di linkare siti web o blogs che non hanno nessuna relazione diretta con il giornale, sebbene ciò diriga l’attenzione dei lettori all’esterno del giornale medesimo (anche su testate concorrenti tipo il Wall Street Journal), in quanto il lavoro del New York Times è anche quello di far si che le persone trovino velocemente i migliori articoli su Internet, non importa se scritti da terzi.
Esattamente come Google News, Blogrunner automatizza il processo di ricerca degli articoli/notizie sulla Rete, ma per ognuno di essi il servizio fornisce una serie di articoli/notizie correlati provenienti dalla blogosfera (alla maniera di Techmeme, per intenderci, ma anche di BlogPulse et similia). E rispetto a Google News, Blogrunner suddivide inoltre gli articoli in un numero elevatissimo di categorie/argomenti. Infine, a differenza di Digg e dei sistemi di ranking sociale degli articoli/notizie, Blogrunner fa quello che fa, ad esempio, TailRank, il quale consente si ai propri utenti di votare gli articoli/notizie, ma basa le sue metriche sulle “risposte” che questi ultimi otterranno dalla blogosfera (il loro numero di links); un sistema che è utilizzato anche da Technorati (ci sono pure delle affinità col PageRank?). Agli editors del New York Times spetta invece, grosso modo, il compito di selezionare le fonti di informazione.
Il New York Times ha perciò deciso di miscelare mainstream media e blogosfera (probabilmente anch’essa un mainstream media adesso), e lo ha fatto con l’ausilio di robots software (algoritmi di crawling) “coadiuvati” dai suoi editors, i quali possono, volendo, inserire anche manualmente notizie nel sistema.
Forse, come qualcuno ha ipotizzato, con Blogrunner il New York Times vuole fare concorrenza a Techmeme, ma non è questo il dato importante. Il dato significativo riguarda sempre il fatto che i centri di informazione, di conoscenza e di influenza, prima rappresentati soltanto da poche “autorità” centralizzate, sono ora costituiti anche dalle moltitudini di blogs, wikis, e social networks (il Web 2.0, in pratica) che popolano la Rete, ed il loro grado di importanza è salito moltissimo nella gerarchia dell’attenzione degli utenti. Ne consegue che, chiunque, in special modo nel mondo dell’informazione, non può far altro che tenerne conto, avendo di fatto la necessità di elaborare efficaci strategie di aggregazione dell’attenzione utente (pena il perderla), la quale, come detto in precedenti articoli, sarà sempre più in “possesso” dell’utente medesimo.
Siamo ancora una volta alle prese con la vera essenza del Web 2.0: a “lui”, il compito di generare “caos” e di richiedere cambiamenti velocissimi delle nostre gerarchie attenzionali. A “noi”, ed alla Information Architecture, il compito invece di “mettere ordine”.
Categorie: Attention Economy, Information Architecture, Memetrackers, Web 2.0, Web Economy
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1 Risposta a “Information Architecture: Gerarchia dell’attenzione e sistemi di influenza (parte 1)”
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[…] oltre che richiedere più attenzione (come dicevo nella prima parte di questo articolo), duranti i prossimi anni i social media (blogs e social networks in testa) saranno anche […]