Trends: il sistema operativo nel browser e il futuro dei WebOS (Parte 2)
Scritto da Enrico Bertini | 5 Novembre 2007
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Nella prima parte di questo articolo parlavo della trasformazione graduale della Rete in un gigantesco sistema operativo distribuito, determinata soprattutto dalla disagreggazione strutturale del Web, o dalla sua atomizzazione, ovverosia dal fatto che ogni dato che circola su Internet è sempre più autonomo ed indipendente, in quanto è portatore di una maggiore intelligenza applicativa: in altre parole, è il dato stesso che è sempre più in grado di dire alle applicazioni Web come esso deve essere manipolato. Il dato, quindi, come risorsa applicativa e di sistema, dove in questo caso il sistema è costituito dall’intera rete Internet, nonché dalla miriade di applicazioni Web in costante evoluzione che, in maniera aperta, trasparente ed ubiqua, “girano” al suo interno, esattamente come se si trovassero all’interno di un singolo sistema operativo: tale infrastruttura profonda non è ancora completamente interoperabile in tutti i suoi aspetti, ma lo sta diventando.
Ed è il browser lo strumento che ci consente di lanciare le suddette applicazioni Web direttamente dal nostro computer connesso all’Internet “NetOS”, uno strumento la cui evoluzione viaggia parallelamente all’evoluzione della Rete.
Negli ultimi anni il trinomio Internet/applicazioni Web/browser è evoluto fino al punto di consentirci di compiere sulla Rete tutta una serie di attività diverse dalla semplice navigazione e/o ricerca, come gestire la posta elettronica, comunicare via IM o chat, scrivere documenti, utilizzare fogli elettronici, bloggare, compiere attività di social networking/bookmarking/messaging, collaborare allo sviluppo di progetti, condividere ogni sorta di file (di testo, audio, video, ecc.), creare wikis, gestire drives virtuali, gestire applicazioni aziendali di vario tipo (contabili, di CRM, di gestione delle risorse umane, di task management, di project management, di knowledge management, ecc.), creare aggregatori di notizie, utilizzare motori di ricerca real-time, partecipare alla creazione di motori di ricerca distribuiti, partecipare a MMORPGs, interagire all’interno di mondi virtuali, effettuare compravendite e prenotazioni di ogni genere, accedere a conti correnti, gestire attività di P2P, creare canali di IPTV, ecc. Insomma, pressoché qualsiasi attività può essere gestita, sia singolarmente che in modalità groupware, dall’interno di un browser come Firefox, il quale dispone di una vasta gamma di estensioni che ne coadiuvano le funzioni.
Se questa evoluzione sia finita o meno e quali saranno le sue prossime tappe sono argomenti molto dibattuti di questi tempi, e c’è anche qualcuno che parla attualmente di Internet come di una utility.
Ma dove si collocano i cosiddetti WebOS all’interno di questo percorso evolutivo? Perchè, visto lo stadio di evoluzione a cui Internet è arrivata, non approdare direttamente ad un sistema operativo completamente web-based? E rappresenterebbe questo un ulteriore salto di paradigma nell’evoluzione della rete oppure no?
Ebbene, non è facile rispondere alle domande precedenti, e sostanzialmente per due motivi: 1) occorre chiarire meglio il concetto di WebOS, soprattutto dal punto di vista del rapporto esistente tra le sue applicazioni e le applicazioni Web disponibili su Internet; 2) occorre capire meglio le differenze e le relazioni esistenti tra WebOS, Webtop (o Web Desktop) e Starting Points Web Applications (ad esempio servizi web come Netvibes o Pageflakes, i quali di fatto già implementano alcune delle funzionalità che sarebbero proprie di un WebOS). E poi, come già detto, Internet stessa è un WebOS (o NetOS), un sistema operativo distribuito virtuale all’interno del quale esiste una gamma infinita di applicazioni Web.
In pratica, se un WebOS è soltanto un sistema operativo remoto, basato su Linux o su Windows (o su qualcos’altro), e dotato di un’interfaccia web-based di tipo Flash o Ajax, nonché delle sue proprie applicazioni software, qual’è la differenza tra questo OS e quello che esiste nel mio computer? Ed in che modo tale WebOS intergra le applicazioni Web diversamente da come lo fa il mio browser sul mio sistema operativo? E se io, dal sistema operativo del mio computer, “esco” su Internet tramite il mio browser, perché dovrei rientrare all’interno di un altro sistema operativo che ha il suo proprio set di applicazioni grosso modo equivalente a quello che io già possiedo sul mio desktop? Beh, di sicuro non per lanciare applicazioni Web, dato che non ha senso lanciare un WebOS dal mio browser dentro al quale dover lanciare un altro browser per eseguire applicazioni su Internet. A che serve? Io sono già su Internet, ed ho a disposizione tutte le applicazioni Web che voglio.
Quand’è allora che potrei utilizzare un WebOS? Potrei farlo qualora io non disponessi né di un OS né di un desktop sul mio computer, qualora avessi però un browser, e qualora mi si presentasse la necessità di utilizzare un sistema operativo remoto per lanciare applicazioni desktop (non Web) che risolvono delle mie particolari esigenze.
Un discorso a parte meritano invece i Webtops, sostanzialmente dei desktops Internet che si pongono l’obbiettivo di rappresentare delle nuove interfacce per il NetOS, cioè per l’Internet vista come sistema operativo, e la cui funzione può essere quella o di fornire delle proprie suites di applicazioni Web, o di amalgamare/organizzare quelle esistenti sulla Rete.
Sono comunque diverse le aziende che si stanno impegnando sul fronte Webtops/WebOSes e che offrono servizi più o meno avanzati in quest’area. Tali servizi sono in larga parte gratuiti, e moltissimi di essi sono basati su software open source: e alcune aziende addebitano gli utenti soltanto per esigenze di memoria di massa aggiuntiva al servizio base.
Ecco una lista alfabetica comprendente una serie di Webtops/WebOSes.
- ajaxWindows;
- Desktop On Demand;
- Desktoptwo;
- EyeOS;
- GCOE X
- G.ho.st;
- Glide;
- Goowy;
- Laszlo Webtop;
- Jooce;
- myGoya;
- Mylgd
- oDesktop;
- StartForce;
- YouOS;
- Widgetop;
- Xcerion;
- Xindesk.
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