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Web Economy: privacy o superprivacy? Attenzione!

Scritto da Enrico Bertini | 3 Novembre 2007commentawikio


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Su Micro Persuasion, Steve Rubel cita un articolo di AdAge, un’articolo che parla di un’iniziativa per la tutela della privacy promossa da alcune organizzazioni, comprendenti l’Electronic Frontier Foundation, ed il cui obbiettivo è la creazione di una Do-Not-Track List, cioè l’istituzione di un elenco Internet di non tracciabilità via cookies dei gusti/preferenze degli utenti per finalità di targeting comportamentale.

Il targeting comportamentale è quella tecnica utilizzata sia dai professionisti del marketing, sia dagli online publishers/advertisers, con lo scopo di aumentare l’efficacia delle campagne pubblicitarie su Internet. Raccogliendo informazioni sui gusti/preferenze degli utenti Internet (siti web visitati, ricerche effettuate, ecc.) mediante i cookies, l’obbiettivo di questa tecnica è quello di personalizzare il più possibile gli Internet spot, esponendo tali utenti soltanto a quei messaggi pubblicitari che potrebbero davvero interessarli.
Per quanto riguarda invece la Do-Not-Track List, questa sarebbe una specie di Do-Not-Call Registry, quell’elenco (o registro) statunitense nel quale chiunque può inserire gratuitamente il proprio numero di telefono per evitare di ricevere chiamate dai telemarketers, venendo anche tutelato ai sensi di legge.

AdAge riporta che alcune organizzazioni che sostengono la privacy stanno riferendosi al targeting comportamentale come ad una “privacy imbalance that has deprived Americans of the right to control their personal information“, e che gli attuali standards di raccolta di informazioni via cookies (i Network Advertising Initiative Principles, per inciso), non salvaguardano adeguatamente la privacy degli utenti. Secondo le suddette organizzazioni quindi, non soltanto andrebbe creata una Do-Not-Track List, consentendo agli utenti di richiedere la non tracciabilità su Internet dei loro gusti/preferenze, ma gli advertisers dovrebbero altresì svelare quali sono i dati che in realtà stanno tracciando per la riuscita di ogni singola campagna pubblicitaria.

Dal canto loro gli advertisers rispondono che, sulla base degli attuali standard di privacy, i cookies non sono assolutamente associabili ad informazioni personali come nomi, numeri di telefono, indirizzi, ecc., e quindi non consentono in alcun modo di identicare specifici individui: al contrario, ciò potrebbe avvenire invece con l’istituzione di una Do-Not-Track List. Inoltre, essi sottolineano il fatto di che, nei sondaggi, i consumatori esprimono costantemente la volontà di essere esposti a messaggi pubblicitari più rilevanti all’interno dei siti web, e gradiscono molto i contenuti gratuiti supportati dalla pubblicità.
La risposta ufficiale della Network Advertising Initiative alla proposta Do-Not-Track è contenuta a questo indirizzo.

Ancora una volta nella storia di Internet si torna a parlare del “problema” cookies. Ma stavolta si fa in un momento nel quale i contenuti, soprattutto quelli generati dal basso, stanno davvero dilagando sulla Rete, e questo grazie al Web 2.0, ai blogs, ed ai social newtorks. Ed il modello di fruizione di tali contenuti è un modello aperto, condiviso e partecipativo, il quale sarà sempre maggiormente supportato dalla pubblicità. Nell’era della iperpersonalizzazione dei contenuti della Rete, dei reccomendation engines, dei social networks, dei lifestreams, dei widgets, dell’RSS, una superprivacy potrebbe fors’anche essere necessaria per qualcuno, ma potrebbe costare molto in termini di sviluppo innovativo allorché penalizzasse il motore pubblicitario che “alimenta” la Rete stessa. E non scordiamoci di essere all’interno di un’economia dell’attenzione, quell’economia che ci sta fornendo e che ci fornirà gli strumenti per tutelare e “far valere” i nostri dati e la nostra privacy, magari in modi fino a ieri impensati.
E poi, i cookies sono sempre cancellabili.


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Commenti

2 Risposte a “Web Economy: privacy o superprivacy? Attenzione!”

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