Web Semantico: che cosa si prepara per il dopo Google? (Parte 2)
Scritto da Enrico Bertini | 24 Ottobre 2007
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Nella prima parte di questo articolo ho introdotto i concetti di Web Semantico e di ricerca semantica, ed ho spiegato perché parlare di motori di ricerca semantici non implica necessariamente parlare di Web Semantico, dato che i primi possono esistere anche in assenza del secondo: ho inoltre negato l’equazione “Semantica = Intelligenza Artificiale”. Nella seconda parte dell’articolo cito invece sia aziende che stanno gettando le basi per la creazione di un Web Semantico, sia aziende che offrono servizi di ricerca semantici, sia altre aziende che utilizzano tecnologie semantiche per differenti finalità applicative. Va precisato però fin da subito che esistono differenti approcci seguiti nella costruzione di un sistema semantico, e che tali approcci possono essere differenti a seconda che si tratti di singole applicazioni oppure dell’intero Web 3.0. Questi approcci sono classificabili sostanzialmente in approcci di tipo top-down o di tipo bottom-up, e senza scendere in particolari dettagli diciamo che il primo analizza i contenuti di un testo così come si presentano, mentre il secondo tenta di descriverli sulla base di metainformazioni da inserire al suo interno. L’obbiettivo di entrambi i tipi di approccio è lo stesso, ovviamente, e ciascuno di essi è di fatto proficuo.
Il Semantic Web “Scenario”
L’industria che si occupa di sviluppare il Web Semantico sta crescendo ad un ritmo impressionante, e sono moltissime le aziende che sono nate in questi ultimi anni. Tutte queste nuove aziende forniscono o stanno creando prodotti, servizi, e strumenti di sviluppo che gradatamente favoriranno uno shift del Web verso una sua versione 3.0: ma ciò non avverrà bruscamente secondo me, non ci sarà cioè una disruption tra Web 2.0 e Web 3.0, e sarà un cosa probabilmente diversa da quella che molti si aspettano. In ogni modo, il fatto che i computers saranno in grado di manipolare concetti e significati accrescerà il ruolo di Internet nell’estendere le capacità umane di gestione dell’”informazione” in senso lato: questo è fondamentalmente ciò che accadrà.
Ma come sarà fatto il Web Semantico? Ebbene, esso sarà composto da ontologie (schemi concettuali comprensibili da un umano) e da siti web ontologici semanticamente “compatibili” (cioè che assegnano ai concetti i medesimi significati) creati sulla base dei vari standard disponibili (OWL, RDF, SPARQL, ecc.), oppure sulla base di Microformati (come ad esempio i tags), ed ognuna di queste ontologie conterrà conoscenze ed informazioni riguardanti determinati “domini di sapere”. Questo universo di ontologie costituirà poi anche il pane quotidiano di una serie di motori di ricerca semantici (magari con innovative interfacce) che offriranno quel tipo di “personalized search” di cui ho parlato nella prima parte dell’articolo.
è ovvio che la rilevanza dei risultati restituiti da questi nuovi motori sarà molto più alta di quella attuale, e per loro tramite gli utenti potranno effettuare interrogazioni decisamente più mirate di quelle odierne, soprattutto in aree come la salute, la giurisprudenza, la didattica, l’ambiente, i programmi di ricerca, ecc., non soltanto quindi per quanto concerne le news. E il modello di fruizione di questi nuovi servizi dovrebbe rimanere quello Freemium.
Le aziende del Web 3.0
Le aziende che operano sullo scenario del Web 3.0 sono davvero numerose, per cui anche elencarne una piccola parte costituisce un’impresa notevole. Conseguentemente ne cito soltanto alcune che stanno lavorando al Web Semantico ed alle sue tecnologie portanti, scegliendo di non citarne altre per esigenze di brevità dell’articolo.
Oltre ai motori di ricerca semantici che si trovano nelle fasi pre-alpha, alpha o beta, come Hakia, Lexxe, Powerset o Digger (degli ultimi due avevo già parlato su Stalkk.ed), ci sono aziende come TopQuadrant o Franz, che offrono ambienti di sviluppo applicativo basati sulle ontologie. Poi ci sono aziende come Reveltyx o Modus Operandi, le cui tecnologie consentono di creare layers semantici al di sopra delle archietture SOA (Service Oriented Architectures) - Reveltyx è anche l’azienda che ha creato Knoodl, sostanzialmente un wiki per l’editing di ontologie. Oppure ci sono aziende come Visual Knowledge, la società che ha creato Treasure Hunt, il primo video game semantico, e la cui omonima piattaforma di sviluppo Web 3.0 consente di costruire siti web, wikis e blogs semantici, nonché applicazioni online e videogiochi basate/i sulle ontologie. Od anche aziende come Syntactica, la società che offre iReader, un servizio web (il cui codice è disponibile come Open Source) che produce riassunti in tempo reale dei contenuti testuali di una pagina web sulla base di un lessico derivato dal Webster (e si tratta di un servizio che può anche essere integrato nei motori di ricerca).
Ci sono poi aziende come ClearForest, un’azienda del gruppo Reuters che offre un servizio di analisi dei testi in tempo reale basato sull’elaborazione del linguaggio naturale (attraverso un’estensione di Firefox denominata Gnosis, la quale è in grado di estrarre da un testo informazioni circa persone, aziende, organizzazioni, prodotti, ecc., e di ricercare su Internet altre informazioni ad esse correlate). Poi c’è Freebase, il knowledge database aperto e collaborativo creato da Metaweb, l’azienda fondata da Danny Hillis, oppure Radar Networks, la società che qualche giorno fa ha lanciato Twine, un nuovo servizio Web per l’organizzazione, la condivisione e la ricerca di informazioni su Internet che utilizza tecnologie proprie del Web Semantico.
E poi c’è anche AdaptiveBlue con il suo servizio SmartLinks, un innovativo servizio che porta la semantica nei bookmarks.
Insomma, uno scenario variegato e complesso, e stante il quale è difficile per qualcuno affermare ancora che il Web 3.0 è soprattutto marketing, ma come esso impatterà sul Web 2.0 è un’altro paio di maniche.
Categorie: Web 3.0
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