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Trends: il sistema operativo nel browser e il futuro dei WebOS (Parte 1)

Scritto da Enrico Bertini | 7 Settembre 2007commentawikio


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L’attuale stadio evolutivo attraversato da Internet vede la Rete trasformarsi gradualmente in un gigantesco sistema operativo distribuito, una sorta di super-piattaforma virtuale nella quale una miriade di applicazioni web sono in grado di accedere in maniera aperta, trasparentente ed ubiqua, ad enormi quantità di dati ed informazioni sparsi sulla Rete stessa, esattamente come se il tutto di trovasse all’interno di un singolo computer. In realtà siamo appena agli inizi di questa nuova fase evolutiva di Internet, ma già ci troviamo probabilmente in un periodo nel quale si renderà necessario un consolidamento dei più recenti sviluppi tecnologici.
Ovviamente, tale fase evolutiva è il Web 2.0, proprio così come definito da Tim O’Reilly qualche anno fa.

Oltre alla banda larga, che di fatto ha rappresentato un fattore determinante, questa evoluzione del Web è dovuta principalmente all’avvento delle tecnologie che gravitano nell’orbita dell’XML. Tecnologie quali i Web Services, le architetture SOA, le tecniche AJAX o AFLAX (se parliamo di Flash anziché di JavaScript), stanno in pratica radicalmente cambiando la natura stessa del Web, dando luogo a quella che può essere definita una sua disaggregazione strutturale. Anche l’enorme diffusione del PHP ha giocato un ruolo non da poco, ma è l’emergente REST quello che gli darà “il colpo di grazia”.

Il principio riguardante la disaggregrazione del Web è sostanzialmente il seguente: più si è in grado di strutturare (descriverne minuziosamente il contenuto) i dati che i protocolli web trasportano, più il Web nel suo complesso può risultarne destrutturato, in quanto l’intelligenza applicativa della Rete si sposta verso i dati stessi, sia che si tratti di dati semplici o complessi, e tali dati diventano portatori di maggiore “informazione” (ovviamente, non intesa nel senso di notizia).

Ma che cosa vuol dire in pratica quanto appena detto? Praticamente, l’affermazione implica che le applicazioni software in grado di elaborare/visualizzare i dati del Web, e di interagire con essi, possono essere rese più semplici e più modulari, e possono anche essere distribuite ovunque sull’intera Internet. Perciò, ad esempio, se volessimo “webificare” un database o un’applicazione gestionale, potremmo strutturarne i dati (descriverli) in un qualche formato XML (persino l’RSS) e “offrirli in pasto” ad una serie di semplici moduli applicativi sparsi per la Rete che sono in grado di elaborarli/visualizzarli/interagirvi nel modo in cui meglio credono. Ed è a questo che servono le varie piattaforme di Mashup (come Apatar, Coghead, Dapper, DataMashups, Denodo, JackBe, Kapow, MashMaker, Popfly, QEDWiki, RSSBus, SnapLogic, o Yahoo! Pipes): a creare quella “webificazione” dei dati necessaria alla loro portabilità/integrabilità, nonché a creare quei moduli, widgets o gadgets, in grado di elaborarli/visualizzarli/interagirvi in maniera ubiqua.

Questo processo di disaggregazione del Web è detto anche di “atomizzazione”: esattamente come un atomo, ogni singolo dato che circola su Internet è autonomo ed indipendente, in quanto portatore di una “intelligenza intrinseca” (cioè si autodescrive) che può essere combinata (mashup) con quella di altri dati presenti sulla Rete stessa: non siamo ancora a questo punto, ovviamente, ma questo è il trend in atto, un trend il cui “calcio d’inizio” è stato dato dall’RSS e dalla “strutturazione” dei contenuti editoriali (i dati appartenenti all’online publishing, per intenderci).

Ma il processo di disaggregazione del Web non sarà guidato dai suoi sviluppatori professionali, piuttosto dai suoi utilizzatori: un nuovo modello di sviluppo del software si sta infatti facendo strada su Internet, un modello nel quale, grazie ad avanzati strumenti di mashup user-friendly, saranno gli utenti finali a sviluppare i loro semplici moduli applicativi e/o widgets, e lo faranno senza possedere alcuna competenza di programmazione e senza scrivere codice. E saranno di fatto questi ultimi a “riaggregrare” il Web, ognuno in maniera “locale” e per le proprie particolari esigenze: individui che avranno il potere di mixare miriadi di “informazioni” provenienti da tutta la Rete allo scopo di diventarne usufruttuari, distributori, nonché publishers. Essi saranno di fatto gli arbitri dei contenuti del Web.

L’intelligenza intrinseca dei dati rappresenta però anche un mezzo capace di “imbrigliare” quell’intelligenza collettiva della quale ormai tutti parlano, e costituisce il veicolo che trasporterà il Web 2.0 verso il suo prossimo stadio evolutivo: il Web Semantico, o Web 3.0.
Occorre farne di strada comunque, ed occorrerebbe parlare di formati, microformati, protocolli, API, open standards, “conoscenza” e quant’altro, ma non è questa la sede per farlo.

Per terminare questa prima parte però, si può riconstatare che l’era attuale del Web è quella che ha visto l’avvento dei wikis, delle folksonomie, che sta vedendo l’esplosione del social networking, del social bookmarking, del social messaging, dei lifestreams, della condivisione e della collaborazione online. Ma è anche l’era dell’online video, dei mondi virtuali, del blogging, dell’Enterprise 2.0, del Web Office, dell’Internet mobile, e da ultimo dei WebOS.
Perciò, in conclusione, anche se l’idea di Internet come gigantesco sistema operativo distribuito risale agli anni ‘90 ed alla comparsa del primo browser Netscape, se si pensa all’attuale scenario del Web e lo si eleva all’ennesima potenza non si ha ancora il quadro di ciò che sta per succedere.

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Categorie: Mashups, Trends, Web 2.0, WebOS


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