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Trends: la totale convergenza Internet-TV è lontana o vicina?

Scritto da Enrico Bertini | 28 Agosto 2007commentawikio

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Qualche settimana fa, la BBC ha ufficialmente rilasciato la versione beta pubblica del suo BBC iPlayer, rendendo disponibile online ed a titolo gratuito una larga parte della propria vastissima gamma di produzioni televisive. Inizialmente, il servizio di Internet TV lanciato dalla BBC opererà nella cosiddetta modalità on-demand, consentendo agli utenti di vedere i programmi del network televisivo inglese (e di scaricarli) fino a sette giorni dopo la data del loro broadcasting originario. In seguito invece, il BBC iPlayer permetterà agli utenti di vedere gratuitamente anche gli streams di programmi trasmessi dal broadcaster in tempo reale.
Il servizio di Internet TV di BCC non sarà esclusivamente limitato al Regno Unito, ma verrà anche esteso ad altri Paesi (dapprima a quelli di lingua inglese), sia a pagamento (ad-free) che in maniera gratuita (comprendente la pubblicità).

Precedentemente, anche la ABC aveva annunciato, unitamente ad un nuovo player, il broadcasting su Internet di propri contenuti televisivi prime time in alta definizione e dei quali l’utenza avrebbe potuto usufruire gratuitamente, sebbene si trattasse di un servizio di tipo geotarghettizzato e limitato esclusivamente agli USA.

Adesso invece, i principali networks televisivi americani ad eccezione di ABC (cioè CBS, NBC e Fox) stanno cominciando ad offrire su Web la possibilità di vedere gratuitamente gli episodi pilota di alcune nuove serie televisive da essi prodotte, sia in modalità streaming sia attraverso il download: e pure questo è un passo avanti verso la Internet TV e l’online video, sebbene si sia verificato sulla spinta del marketing e di strategie che in passato si sono già rivelate vincenti.
Con riferimento a quest’ultima notizia, Podcasting News commenta l’ancora cauto approccio adottato dei big players dei media nei confronti della Rete, e lo fa evidenziando che: “Instead of making it easy to watch new shows on-demand as video podcasts or as free iTunes show downloads, the networks are making more tentative steps. This cautious approach to the Internet means that: 1) You can’t expect to be able to try out new shows when you want to; 2) You probably can’t watch the shows without a proprietary video player; 3) You can’t expect to watch the new shows on your iPhones, Apple TVs, portable media players and other gear; 4) You can’t embed shows in your blog and write about them; 5) You can’t easily share new shows with your friends. All these barriers mean that you’re less likely to watch the major networks’ new shows and you’re less likely to help generate buzz about them on the Internet“.

Ma quanto è veramente lontana nel tempo la totale convergenza fra Internet e la televisione tradizionale?

Malgrado molti, allo stato attuale, possano non gradire di vedere la TV su Internet (si ha comunque a che fare con il desktop, si deve utilizzare il mouse e non il telecomando, la velocità di connessione ad Internet è discontinua, la qualità delle immagini può non essere delle migliori, alcune tecnologie non sono ancora a punto, mancano trasmissioni in tempo reale, molti players video non “girano” su tutti i sistemi operativi, possono esserci problemi di relazione con il mezzo, ecc.), la popolarità dell’Internet TV e quella dell’online video sono cresciute vertiginosamente negli ultimi tempi, e continueranno a crescere a tassi molto sostenuti: anche le statistiche che lo provano si susseguono ormai ad un ritmo impressionante.

Grazie ai nuovi attori dell’Internet TV (Joost, Babelgum, VeohTV, Miro, Zattoo, la nascente BBTV, ecc.), a quelli dell’online video (con in testa sempre YouTube), al contributo apportato dalle varie directories di canali televisivi web-based (come ad esempio viewmy.tv o wwiTV), alla sempre più ampia larghezza di banda disponibile con economie di scala (i Content Delivery Networks come Akamai e Limelight Networks stanno anch’essi facendo la loro parte), nonché al fatto che la Rete veicola trasmissioni gratuite provenienti dall’intero globo in modalità H24, le opportunità di vedere la TV su Internet sono cresciute enormemente. E si sta assistendo anche alla proliferazione di servizi/strumenti di broadcasting personale.

Date le suddette premesse, in molti si stanno chiedendo se e quando la TV tradizionale diverrà obsoleta, se e quando si verificherà la totale convergenza Internet-TV, nonché in quanto tempo tutto ciò potrà avvenire. E sebbene un articolo di NewTeeVee evidenzi come l’online video possa essere ancora troppo costoso, un guru come Vinton Cerf, parlando al MediaGuardian Edinburgh International Television Festival, già predice la fine della TV così come la conosciamo.

Un articolo del Guardian Unlimited riporta le dichiarazioni salienti pronunciate da Vinton Cerf durante il Festival: “85% of all video we watch is pre-recorded, so you can set your system to download it all the time. You’re still going to need live television for certain things - like news, sporting events and emergencies - but increasingly it is going to be almost like the iPod, where you download content to look at later. In Japan you can already download an hour’s worth of video in 16 seconds. And we’re starting to see ways of mixing information together … imagine if you could pause a TV programme and use your mouse to click on different items on the screen and find out more about them“.

Secondo Vinton Cerf insomma, Internet sta radicalmente cambiando lo scenario dei media, e molto presto tutti noi potremmo vedere convergere su Internet la maggior parte delle nostre TV.

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Trends: Internet è ormai una utility?

Scritto da Enrico Bertini | 28 Agosto 2007commentawikio

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Qualche giorno fa leggevo l’intervista a Mark Cuban realizzata da Portfolio e all’interno della quale il notissimo imprenditore Internet ed attuale proprietario dei Dallas Mavericks (per chi non lo sapesse Mark Cuban è colui che, insieme a Todd Wagner, co-fondò e vendette nel 1999 a Yahoo! la società Broadcast.com per un controvalore di 5,7 miliardi di dollari) risponde a domande riguardanti Internet, l’HDTV, la tematica Yahoo! VS Google, e commenta tra le altre cose la recente acquisizione da parte di News Corp. del gruppo editoriale Dow Jones (proprietario del Wall Street Journal).

Ebbene, riguardo ad Internet, Cuban aveva già in precedenza dichiarato che “The internet is dead. It’s over.“, e che si tratta ormai di un mezzo “for old people” nonché di una “stagnant consumer platform“. Nell’intervista a Portfolio egli ribadisce le proprie convinzioni affermando che “We have reached the point of diminishing returns with today’s internet. The speed of broadband to your home won’t increase much more in the next five years than it has in the last five years. That is not enough to work as a platform for new levels of applications that will require much, much higher levels of bandwidth“.

In sostanza, la tesi di Cuban è che Internet sia ad oggi diventata a tutti gli effetti una utility, un pò come l’elettricità, la quale ha si cambiato il mondo, ma che attualmente non costituisce più uno strumento in grado di generare innovazioni portatrici di svolte epocali: almeno fino a quando, aggiunge Cuban, non saremo in grado di portare una velocità di connessione minima di 1 gigabyte per secondo nelle case di ciascuno; solo allora Internet ridiverrà “eccitante”. Fino ad allora la Rete rimarrà “dead and boring“.

In seguito, Mark Cuban riprende i concetti di “dead and boring” riferiti alla Rete in due articoli pubblicati sul suo blog: “The Internet is Dead and Boring” e “The Internet Is still Dead and Boring“. Nel primo dei due articoli egli precisa che: “Every new technological, mechanical or intellectual breakthrough has its day, days, months and years. But they don’t rule forever. That’s the reality. Every generation has its defining breakthrough. Cars, TV, Radio, Planes, highways, the wheel, the printing press, the list goes on forever. I’m sure in each generation to whom the invention was a breakthrough it may have been heretical to consider those inventions ‘dead and boring’. The reality is that at some point they stop changing. They stop evolving. They become utilities or utilitarian and are taken for granted“. Inoltre, in entrambi gli articoli, egli parla anche delle sue esperienze della Rete, del Web 2.0, e di servizi/applicazioni quali MySpace, Facebook, YouTube, ecc.

Sempre secondo Cuban, “Web 2.0 is proof that the Internet has stopped evolving and stabilized as a platform“: questa è la dichiarazione di Cuban che Richard MacManus ha enfatizzato nell’articolo di Read/WriteWeb intitolato “The Web is Alive and Well (But on a Stable and Boring Platform)“, una dichiarazione con la quale, per vari motivi, MacManus si dichiara d’accordo.
Nel suo articolo MacManus cita anche la risposta di Fred Wilson a Mark Cuban (per inciso, Wilson non è sostanzialmente d’accordo con Cuban sul fatto che “Internet is dead and boring” in quanto: 1) negli ultimi anni, sulla Rete, sono nati moltissimi nuovi servizi - non esistevano 5 anni fa; 2) la larghezza di banda non costituisce il propulsore principale dell’innovazione su Internet) e rimanda a quanto scritto da Alex Iksold in “The Digestion Phase: How We Got Here And Where We Are Going Next“: quest’ultimo è un articolo che parla di una prossima fase di digestione delle più recenti tecnologie Internet all’interno di un normale ciclo tecnologico di innovazione/consolidamento, articolo dal quale estrapolo la seguente frase: “The point of a digestion phase is to think. If the value created by the companies is greater or equal to the money put into them, then we are fine, we can continue to grow. If the technologies that we invented will be used not only by a few hundred thousand people, but by millions, then we are fine, we can continue to grow. And if these new tools work well by themselves and together enhace our online life then, great, we are in good place“.

Ordunque, in quale fase dell’evoluzione tecnologica di Internet ci troviamo davvero? E che cos’è la Rete oggi, una fonte costante di innovazione sempre più accelerata (e che finirà quando e dove, in tal caso?) o una utility ormai paragonabile all’elettricità? E quali saranno (se ci saranno!) le “next big things on the Net”? Quali saranno le maggiori opportunità da cogliere su Internet nel futuro più o meno immediato? E chi le coglierà? Che ne pensate?

Rimanendo in tema e concludendo, posto anche le slides di un discorso che Saul Klein ha tenuto alla MIT Sloan School di Boston ed intitolato “Travels around the Internet”.

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Categorie: Internet, Trends

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Home Pages: il New York Times lancia My Times

Scritto da Enrico Bertini | 27 Agosto 2007commentawikio

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Il New York Times ha da poco lanciato la versione beta pubblica di My Times, un nuovo servizio di home page personalizzata incentrato sui contenuti del proprio giornale ma con la possibilità di raggruppare/organizzare altri contenuti informativi provenienti dal Web. Esattamente come in altri servizi di home page quali Netvibes o Pageflakes, My Times permette agli utenti di creare una o più pagine personalizzate nelle quali inserire i propri contenuti informativi via RSS feeds, e, ovviamente, non mancano neppure i widgets e le funzionalità drag & drop.

In qualità di news aggregator, My Times contiene una lista categorizzata di RSS feeds selezionabili appartenenti alle varie aree tematiche del giornale (Business, Technology, Media and Advertising, Science, Space, ecc.) ai vari NYT blogs (Bits, DealBook, The Opinionator, Freakonomics, ecc.), nonché a fonti informative suggerite dallo stesso New York Times (TIME, The Economist, Daily Kos, Reuters, Yahoo! News, BBC News, CNET News, Slate Magazine, Boing Boing, Techdirt, BuzzMachine, John Battelle’s Searchblog, ecc.).
Dal lato widgets sono invece attualmente disponibili tra gli altri: un Bookmark Manager, un Flickr Photo Browser, un Markets & Stock Quotes, i classici widgets metereologici, ed uno speciale “Times Journalists’ Suggestions”, un widget che aggiunge contenuti raccomandati da giornalisti del New York Times.

L’annuncio dell’apertura al pubblico di My Times è apparso sul blog First Look, un blog che si occupa di illustrare in anteprima le nuove funzionalità ed i nuovi servizi che sono in corso di sviluppo presso il New York Times, ed è avvenuto qualche settimana dopo l’annuncio di abbandonare il servizio a pagamento TimesSelect.

P.S.: Un’applicazione mobile uscita dai NYT Labs aveva attirato la mia attenzione qualche tempo fa, ma per mancanza di tempo non avevo scritto nulla che la riguardasse. Voglio citarla ora in questo articolo che parla del New York Times, perciò in calce posto un video che ne illustra il funzionamento. Si tratta di SHIFD, un’applicazione che consente di condividere contenuti tra un computer ed un telefono cellulare utilizzando la tecnologia RFID.

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Categorie: Home Pages

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Social Networking: MOSH, il social network mobile targato Nokia

Scritto da Enrico Bertini | 27 Agosto 2007commentawikio

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Nokia ha recentemente creato un proprio social network mobile denominato MOSH. Aderendovi, gli utenti hanno la possibilità di uploadare contenuti di vario genere (immagini, audio, video, giochi, applicazioni mobile, documenti), di organizzarli in collezioni (di fatto dei contenitori multimediali), e di condividerli/distribuirli utilizzando dispositivi mobili. Qualsiasi contenuto inserito su MOSH può perciò essere inviato a terzi via email o SMS, ma può anche essere taggato, votato e commentato: i contenuti possono inoltre essere sincronizzati con il proprio telefono cellulare al fine di ricevere degli aggiornamenti automatici.

Tre sono le componenti fondamentali che contribuiscono a formare MOSH, ed esse sono nell’ordine: un sito web principale (http://mosh.nokia.com/), un sito web mobile (http://mosh.nokia.mobi/), ed un’applicazione software per dispositivi mobili downloadabile esclusivamente su terminali Nokia.
Il sito web principale è quello nel quale ciascun utente può creare il proprio profilo personale ed eseguire tutte quelle operazioni che riguardano la gestione dei propri contenuti (il cui limite di spazio fisico è attualmente di 100 MB), mentre il sito mobile è quello tramite cui dispositivi mobili Nokia e non-Nokia possono usufruire del servizio MOSH ed accedere ai suoi mobile feeds.

Ogni azione intrapresa da ogni membro di MOSH è soggetta a tracking, ed il servizio fornisce feedbacks, rankings, nonché statistiche riguardanti la visione, il “bookmarking” e la condivisione dei contenuti utente: il tutto, basato su dati geografici.

MOSH è un servizio che attualmente è disponibile in versione beta ed in lingua inglese, ma Nokia sta pianificando il lancio “as soon as possible” di sue versioni localizzate in diverse lingue principali.

Categorie: Social Networking

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Google: la strategia cinese

Scritto da Enrico Bertini | 24 Agosto 2007commentawikio

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Avendo in precedenza accennato alla possibilità di costruire un social network cinese sulla base di acquisizioni ed alleanze, Google ha poi di fatto acquisito una partecipazione nel community portal cinese Tianya, portale che può contare su una comunità online di quasi 20 milioni di utenti registrati (l’80% dei quali hanno un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni), ed in partnership con quest’ultimo ha lanciato Wenda, un sito web di Q&A creato sul modello di Otvety (un Google Answers di seconda generazione specifico per il mercato russo - quello US-based non è più attivo da un pò di tempo) e concorrente dello Zhidao di Baidu (che è a sua volta simile allo Yahoo! Answers).

Secondo intenzioni espresse dalla stessa azienda, i piani di Google prevedono però l’acquisizione di 1-2 società Internet cinesi nel corso dei prossimi 12 mesi, nonché investimenti in almeno altre 4-5 nel medesimo periodo di tempo: in questo caso l’investimento appena effettuato in Tianya non è che il primo di una serie.

L’obbiettivo primario della strategia che Google vuole adottare in Cina è sicuramente quello di guadagnare terreno nei confronti di Baidu, il motore di ricerca che in quel Paese detiene il 58% del mercato del “search”.

Sulla strategia cinese di Google, VentureBeat fa notare che l’azienda di Mountain View ha già effettuato un investimento in Xunlei Networking Technology, un’azienda cinese che offre servizi di file-sharing attraverso un network peer-to-peer, e che ha inoltre siglato accordi con China Mobile Communications e Sina, il web portal più popolare del Paese.

Sempre VentureBeat, sull’investimento in Tianya riporta che: “Google tells us that both Tianya sites will be ‘powered by Google technology’ but ‘are Tianya services, not Google services’ — which could be a way for Google to have Tianya do the dirty work of censoring its Chinese users“. Ma Google Blogoscoped suggerisce anche che: “it’s easier for Google to operate the site as an alliance, rather than as a fully-fledged Google property as in Russia, because Tianya has an Internet Content Provider license“. E sullo specifico servizio Wenda, China Web2.0 Review aggiunge: “You can login the system with Tianya account. The first time you use the service, it will give you a privacy alert that your IP information will be recorded for at least two months. And it will be available for authority on request. Is this the first time a Chinese service clearly notices users about a privacy policy?“.

Un precedente articolo di TechCrunch invece, oltre a citare alcuni accordi realizzati da Google con società cinesi nonché l’investimento strategico realizzato in Maxthon, evidenzia che l’acquisizione di aziende cinesi da parte di Google può non essere così difficile come potrebbe sembrare, visto che molte di esse sono in realtà quotate al NASDAQ.

Per concludere, Google ha già ottenuto un’approvazione preliminare per operare in Cina in qualità di ICP (Internet Content Provider) ed ha aperto da poco ha un proprio centro di ricerca a Shanghai.

Categorie: Google

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