Motori di ricerca: obbiettivo privacy
Scritto da Enrico Bertini | 24 Luglio 2007
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Ask.com, uno dei quattro principali motori di ricerca Internet, ha da poco annunciato che, presto, implementerà una nuova funzionalità utente denominata AskEraser. Si tratta di una funzionalità con la quale Ask.com doterà gli utenti della facoltà di cancellare la storia delle loro ricerche Internet (search logs) eseguite utilizzando quel motore. Tale cancellazione avverrà in maniera automatica, e sarà definitiva: Ask.com non tratterrà più alcun tipo di dato concernente le ricerche in oggetto.
Ask.com consentirà anche agli utenti di accedere facilmente al loro privacy status, al fine di modificarlo in qualsiasi momento. Se un utente opterà per l’opzione di cancellazione dei search logs, le pagine contenenti i risultati di ricerca prodotti dal motore mostreranno chiaramente un indicatore di stato in tal senso: ciò garantirà a chiunque utilizzi Ask.com il pieno controllo della propria privacy.
Jim Lanzone, CEO di Ask.com, ha dichiarato: “Anonymous user data can be very useful to enhance search products for all users, and we’re committed to being open and transparent about how such information is used. But we also understand that there are some who are interested in new tools that will help protect their privacy further, and we will give them that control on Ask.com“.
Ma le novità di Ask.com in fatto di privacy non si limiteranno ad AskEraser: il motore di ricerca ha annunciato una nuova politica di data retention che, trascorsi 18 mesi di tempo, disassocierà gli storici delle ricerche Internet da qualsiasi IP address o informazione contenuta nei cookies.
Sulla scia di Ask.com, anche Microsoft e Yahoo! hanno rivisto le proprie politiche di conservazione dei dati relativi alle ricerche utente: la prima li cancellerà dopo 18 mesi, la seconda li anonimizzerà dopo 13. Inoltre Microsoft ed Ask.com si sono anche mosse congiuntamente per la creazione di una sorta di standard industriale che tuteli la privacy degli utenti/consumatori in tutte le loro attività Internet: in questa iniziativa le due aziende coinvolgeranno una serie di soggetti tecno-economici ed accademici per discutere a proposito di tematiche riguardanti le Internet privacy policies, e per determinare quali percorsi cooperativi sono possibili all’interno di un intero settore industriale. Peter Cullen, chief privacy strategist di Microsoft ha dichiarato: “We hope others in the industry will join us in developing and supporting principles that address these important issues. People should be able to search and surf online without having to navigate a complicated patchwork of privacy policies“.
Durante i mesi scorsi, anche Google aveva modificato per ben due volte la propria Log Retention Policy, l’ultima versione della quale anonimizza i search logs utente al trascorrere del 18° mese (vedere “La nuova Log Retention Policy di Google” e “Google: la privacy e il futuro“.
Riguardo all’insieme delle nuove politiche di log retention annunciate dai vari motori di ricerca, sia il Wall Street Journal che il Financial Times parlano di una risposta alle crescenti preoccupazioni degli utenti/consumatori (e delle organizzazioni che si muovono in loro difesa) in materia di privacy. “Privacy advocates are concerned that search companies, internet service providers and other groups with access to search queries or browsing histories may exploit such information without users’ knowledge or consent” riporta il Financial Times.
Un articolo del New York Times mette invece a confronto le nuove e diverse politiche sulla privacy che verranno adottate.
Techdirt fa inoltre notare che, sebbene gli avversari di Google possano tentare di giocare la carta della privacy per ottenere dei vantaggi competitivi sull’azienda di Mountain View, ciò potrebbe non avere grossi effetti sullo spostamento di quote mercato nel settore della ricerca Internet. Questo perchè, nonostante il fatto che gli utenti si esprimano a favore della privacy negli studi e nei sondaggi, la pratica dei loro comportamenti su Internet mostra spesso delle tendenze opposte.
Da ultimo, esiste anche un sondaggio condotto da Hakia, uno dei nuovi motori di ricerca semantici, il quale attesta che il 62% degli utenti (su un campione di 295 Web searchers) non si fidano dell’uso che i motori di ricerca potrebbero fare delle informazioni che li riguardano e che sono in loro possesso. Il CEO di Hakia, Riza C. Berkan, dichiara che: “It is not the data or cookies…it is the intent in handling them. The problem is purely in communications. Search engines must openly declare what they are doing with the data and all tracking devices, almost like a confession. Alternatively, they can ask users’ permission when the data is being captured and the privacy line could be seemingly crossed. Once such clarity is exercised, then it is a fair environment“.
Categorie: Ask, Google, Microsoft, Motori di Ricerca, Privacy, Search Engines, Yahoo!
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