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Trends: da The Next Small Thing a The Next Big Thing

Scritto da Enrico Bertini | 17 Luglio 2007commentawikio


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Un articolo di BusinessWeek dal titolo “The Next Small Thing” parla dei widgets, e di come questi piccoli “pezzi di codice” stiano in pratica cambiando il volto del Web, tanto che nella Silicon Valley si discute seriamente di “Web revolution”. Anche le dichiarazioni di Marc Andreessen, il creatore di Netscape ed uno dei co-fondatori di Ning, sono di questo tenore: “I think the Internet is going through a major, major shift. Concepts are now able to spread on a million Web sites. It’s super exciting because you can get huge scale very quickly. The big widgets have the potential to become the new networks“. E, sebbene i widgets non segnino la fine dei portali o dei motori di ricerca, essi danno agli individui il potere di diventare distributori, publishers ed arbitri dei contenuti del Web.

Un altro articolo, sempre di BusinessWeek, ed intitolato “Living in a Widgetized World“, affronta invece la tematica relativa alla widgetizzazione del Web, ed argomenta di come i widgets stiano di fatto modificando l’architettura stessa di Internet. E sebbene in molti non capiscano ancora di che cosa si tratti (per questo vedere “Trends: la iperwidgetizzazione del web e le statistiche sui widgets” e “Web 2.0: comScore lancia Widget Metrix“), i widgets stanno creando un radicale nuovo modello di distribuzione dei contenuti del Web - praticamente, chiunque può copia/incollare qualunque contenuto di chiunque altro e renderlo disponibile sul Web dovunque vuole (all’interno siti web o blogs) - tanto che i siti web originari dove tali contenuti appaiono (quelli di chi li ha prodotti, per intenderci) rivestono via via un’importanza sempre minore per ciò che concerne la fruizione degli stessi. Ciò implica che gli esperti dell’Internet marketing & advertising devono tenere seriamente in considerazione tale nuovo modello, e devono far leva su di esso, pena la perdita di introiti pubblicitari e/o quote di mercato.
A questo proposito, Andrew Stachler, Director of Interactive Marketing alla Warner Bros. Pictures, ha dichiarato: “We are really looking at the Web as a platform as a whole. Our site is less and less important“.

Sul versante Twitter invece, un interessantissimo articolo di Michael Garrett apparso su Profy, chiosa un “pezzo” del Wall Street Journal intitolato “Networks Try ‘Twittering’ To Spread Their Message” dove si afferma che i grossi networks televisivi come NBC, CBS, ABC e MTV, stanno utilizzando Twitter come strumento di marketing e di comunicazione con i loro spettatori e consumatori (potenziali e non): nell’articolo di Profy, Garrett si chiede se Twitter potrà essere “The Next Big Advertising Medium” (mocoNews fa notare che Twitter ha all’incirca 370.000 utenti attivi al mese).

Nel frattempo, per ciò che concerne la raccolta pubblicitaria, la carta stampata ha perso terreno nei confronti del mondo online: lo afferma uno studio condotto da Wachovia Equity Research analizzando le spese pubblicitarie sostenute nel corso dell’ultimo anno da 100 principali advertisers statunitensi. Dopo aver osservato complessivamente sette categorie merceologiche (automotive, retail, telecommunications, financial services, general services, media, and tech/Internet) lo studio ha evidenziato che, nel 2006, si è verificato un calo del 14,3% negli introiti pubblicitari registrati dai giornali cartacei, di contro ad un incremento del 17,8% delle spese pubblicitarie su Internet.

Infine, un articolo di TechConsumer argomenta a proposito di quale potrebbe essere “The Next Big Thing“, spiegando perchè il Web 2.0 non è abbastanza.


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