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Microblogging: in Italia c’è Hictu
Scritto da Enrico Bertini | 29 Giugno 2007
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Il successo ottenuto da Twitter ha determinato al nascita di altre applicazioni online di microblogging e di social messaging come Jaiku, e quella recentissima di Pownce, l’ultima creazione di Kevin Rose, il fondatore di Digg. Ma anche in Italia è nato un competitor degno di nota delle suddette social applications: si chiama Hictu, ed è un servizio di microblogging e di social messaging creato da Abbeynet, l’azienda cagliaritana già nota per il servizio VoIP Sitofono.
Oltre che di interagire socialmente attraverso l’invio di messaggi testuali, Hictu è in assoluto il primo strumento di microblogging che consente di registrare messaggi video dalla webcam e di pubblicarli “al volo” all’interno del social network. Ma il servizio offre anche altre funzionalità.
Ad esempio, sulla base dell’integrazione con i più comuni servizi di messaggistica e di VoIP (Live Messenger, Yahoo! Messenger, Jabber, ICQ, Abbeyphone, Skype, GTalk, ecc.), Hictu permette di verificare online la presenza di altri membri della comunità. Oppure, attraverso l’inserimento di un RSS feed, Hictu rende possibile pubblicare i posts contenuti al suo interno mano a mano che questi vengono aggiornati.
C’è anche una versione mobile all’indirizzo mobile.hictu.com.
Soltanto un commento finale: mi piacerebbe assistere alla nascita di moltissimi altri servizi italiani di Web 2.0.
Categorie: Blogging, Social Messaging, Web 2.0
Social News: Thoof apre la beta pubblica
Scritto da Enrico Bertini | 28 Giugno 2007
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Thoof è un nuovo servizio di social news, o di social content discovery se preferite, attraverso il quale gli utenti possono inserire notizie a beneficio di una intera community. Il servizio, nato da un’idea di Ian Clarke (co-fondatore di Revver) e finanziato da Ron Conway (Austin Ventures), ha appena aperto al pubblico la sua fase beta.
Thoof è un servizio che combina i principi propri del wiki a quelli del social bookmarking/networking. Il servizio nasce dal concetto che le persone preferiscono leggere notizie appositamente confezionate per i loro gusti e/o interessi, piuttosto che notizie “popolari”, e che ogni limitazione tecnologica rappresenta di fatto un ostacolo verso questa tendenza.
Quindi, diversamente da Digg, da Reddit, o da altri servizi di social news ranking, Thoof non permette agli utenti di votare le notizie e di esprimere le loro preferenze, ma consente di fare cose diverse.
Sebbene gli utenti possano inserire notizie su Thoof esattamente come fanno su Digg, immettendo il titolo, la descrizione e i tags di ciascuna notizia, qualsiasi notizia inserita può essere “migliorata” e modificata da altri utenti, in pieno stile wiki. Tali modifiche possono riguardare ogni aspetto della notizia, incluso il link, il quale può essere addirittura rediretto verso un migliore contenuto sul medesimo soggetto: prima però di avere effetto, queste modifiche devono essere approvate dai membri della comunità di Thoof.
Quello che rende Thoof particolare è anche il suo modo di proporre le notizie ai potenziali lettori. In pratica, Thoof raccoglie costantemente informazioni riguardanti un determinato utente (la sua provenienza determinata dall’IP address, le notizie che clicca, gli argomenti che cerca, i tags degli articoli che legge, ecc.) e le da in pasto a suoi sofisticati algoritmi di matching statistico bayesiano, i quali sono in grado in qualche modo di delinearne il “profilo di interessi”: con il passare del tempo e l’accumularsi di sempre maggiori informazioni, Thoof è in grado di costruire notiziari sempre più personalizzati, e di fornire agli utenti le notizie che davvero li interessano.
Le notizie contenute da Thoof sono usufruibili dalla sua home page, la quale è in realtà una pagina web personalizzata e generata dinamicamente sulla base di quanto Thoof conosce dei vostri interessi.
Thoof costituisce un interessantissimo nuovo approccio al social content discovery.
Avrà successo?
Categorie: Social Bookmarking, Social Networking, Social News
News: BBC iPlayer, MySpaceTV
Scritto da Enrico Bertini | 28 Giugno 2007
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La BBC ha annunciato ieri che anticiperà al 27 Luglio 2007 il lancio del proprio BBC iPlayer, un servizio di Internet TV on-demand che permetterà agli utenti di vedere i programmi del network televisivo inglese (e di scaricarli) fino a sette giorni dopo la data del loro broadcasting originario. Il servizio è stato testato con la collaborazione di 15.000 utenti e sarà reso disponibile in versione beta prima del lancio definitivo, il quale avverrà nell’autunno 2007. Per la distribuzione di questo nuovo servizio BBC ha avviato delle discussioni con dei potenziali partners che includono: MSN, telegraph.co.uk, AOL, Tiscali, Yahoo!, MySpace, Blinkx e Bebo. [via BBC Press Office].

MySpace ha appena lanciato MySpaceTV, un nuovo servizio di video-sharing creato mediante un sostanziale upgrade delle proprie precedenti funzionalità di condivisone video. MySpaceTV è ora un sito web indipendente ed internazionalmente localizzato che offre servizi di online video, e che si pone, ovviamente, quale diretto concorrente di YouTube. Di sicuro i numeri non gli mancano.
Categorie: Internet TV, News, Online Video
Collaborazione Online: OpenTeams, un wiki avanzato per l’Enterprise 2.0
Scritto da Enrico Bertini | 27 Giugno 2007
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OpenTeams è un innovativo servizio di collaborazione online basato sul concetto di wiki, ma con delle capacità decisamente più avanzate. Si tratta di un applicazione Internet di tipo SaaS (Software as a service) completamente gestibile dall’interno del browser, e che offre tutti i benefici propri delle applicazioni online: niente da installare o manutenere, accesso ubiquo ai propri dati, backups garantiti, possibilità di condivisione, nessuna licenza software da acquistare, e così via.
Di fatto OpenTeams è una piattaforma applicativa di social networking e di community building attraverso la quale è possibile svolgere attività di collaborazione su progetti condivisi e risolvere esigenze di knowledge management, il tutto dall’interno di un ambiente software che implementa anche funzionalità di blogging e forums di discussione.
Una volta che un utente si iscrive al servizio, OpenTeams gli assegna dei cosiddetti “spazi” di lavoro (ma gli consente anche di crearne di nuovi) che rappresentano in pratica i gruppi di persone con le quali egli intende collaborare su varie attività, e con le quali vuole anche condividere la creazione di contenuti effettuabile mediante il servizio. Questi contenuti sono formati da quattro elementi principali: iniziative (progetti), cPages (pagine wiki), briefings (presentazioni di contenuti) e profili utente (colleghi di lavoro). Le autorizzazioni per la convisione di tali contenuti possono essere concesse sia sulla base del dominio Internet di appartenenza, sia attraverso inviti espliciti.
Open Teams consente inoltre di gestire files ed attachments in maniera molto flessibile, di taggare i documenti, nonché di aprire una message board su ciascuno di essi. L’interfaccia del servizio è molto simile a quella di un client di email ed è perciò di facilissimo utilizzo.
Open Teams è un servizio davvero notevole, e il cui obbiettivo è quello di accelerare la produttività dei gruppi di lavoro riducendo drasticamente l’uso di emails e di conference calls: il servizio è sicuramente indicato per complesse esigenze di collaborazione online.
Non si tratta però di un servizio gratuito. Il costo di OpenTeams è di 16 dollari al mese a persona o di 99 centesimi per ciascun user-login. L’azienda concede tuttavia 42 dollari di credito gratuito a tutti coloro che hanno intenzione di provarlo.
Categorie: Collaborazione Online, Enterprise 2.0, Social Software
Online Advertising: Time Inc. sceglie Quigo
Scritto da Enrico Bertini | 27 Giugno 2007
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Time Inc., società editoriale del gruppo TimeWarner, nonché una delle più grandi case editrici di livello mondiale, ha scelto di affidarsi alla piattaforma AdSonar di Quigo per la gestione delle campagne pubblicitarie all’interno delle proprie numerosissime pubblicazioni online: la soluzione pubblicitaria di Quigo va a sostituire gli advertising programs di Google e di Yahoo! precentemente adottati da Time Inc.
Al pari di tutti coloro che utilizzano l’AdSonar, Time Inc. sarà in grado di vendere direttamente gli annunci pubblicitari ai propri advertisers sulla base di un modello pay-for-performance di tipo contestuale (ad exposures correlate a determinati argomenti o keywords) o verticale (ad exposures correlate a pagine e/o sezioni di un certo sito web).
Per le particolari esigenze di Time Inc., Quigo creerà anche una versione customizzata dell’AdSonar, introducendo nuove categorie di annunci pay-for-performance per tutte le pubblicazioni della casa editrice. Tali pubblicazioni comprendono Time.com, CNNMoney.com, People.com, EW.com, nonché altre testate online di grande rilievo.
Gli advertisers che vogliono inserire le proprie pubblicità nel newtork editoriale di Time Inc. possono ora farlo dal sito web time.quigo.com.
L’AdSonar di Quigo rappresenta un avanzatissimo sistema di advertising di tipo pay-per-click (PPC) che è già ampiamente utlizzato da diversi prestigiosi brands editoriali quali ABC News, FoxNews, Forbes, USA Today, ESPN.com ecc.
A proposito dell’accordo appena siglato con Time Inc., il CEO di Quigo Mike Yavonditte dichiara: “This partnership is a milestone for Quigo and a clear trend we see in the online advertising industry where sophisticated media companies are increasingly demanding more tailored and innovative monetization solutions”. Tale accordo dovrebbe produrre revenues complessive nei prossimi tre anni per più di 100 milioni di dollari.
Fonte: Quigo Blog.
Categorie: Online Advertising, Pubblicità Online

