Trends: la iperwidgetizzazione del web e le statistiche sui widgets
Scritto da Enrico Bertini | 2 Maggio 2007
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Alcuni mesi fa un articolo di Newsweek si chiedeva se il 2007 fosse l’anno del widget. Qualche tempo dopo, il Washington Post titolava a proposito dell’”onda lunga dei widgets” che sta crescendo sul web. Di lì a poco, Read/WriteWeb argomentava circa la nascita di una widgetsfera (widgetsphere), un nuovo territorio di conquista per i pubblicitari e per gli uomini del marketing. La scorsa settimana è stata la volta di Lijit, la quale ha pubblicato una statistica sulla Widget Popularity all’interno dei blogs.
La statistica prodotta da Lijit è il derivato di una monitorizzazione effettuata su di un totale di più 8500 blogs nel periodo compreso tra l’11 ed il 15 Aprile 2007: il criterio di monitoraggio adottato ha preso in considerazione la più ampia definizione possibile di widget. Stante tale criterio, la statistica ha incluso anche i cosiddetti “widgets invisibili”, come ad esempio Google Analytics o Quantcast. E sebbene Lijit abbia dichiarato di avere avuto dei problemi tecnici durante le operazioni di misurazione, alcuni trends significativi sono emersi comunque: i widgets più diffusi sono quelli per l’analisi di siti web immediatamente seguiti dai widgets per l’advertising.
Ecco un grafico che mostra la percentuale di distribuzione dei widgets utilizzati per l’analisi di siti web.

I widgets sono delle mini-applicazioni che possono essere facilmente “incapsulate” in qualsiasi luogo del web o all’interno del proprio desktop e che danno vita ad un modello personalizzato di fruizione dell’informazione. Si tratta sostanzialmente di frammenti di codice, visibili o invisibili, che consentono di trasportare contenuti informativi laddove ognuno li vuole, eliminando di fatto la necessità di visitare per forza un certo sito web o una determinata pagina Internet. Una volta installati, i widgets reperiranno le informazioni dal “posto” in cui si trovano: qualunque sia tale “posto”, esso vedrà ripubblicati i contenuti di terzi.
Esistono ormai una miriade di widgets. Per quanto concerne i widgets per il desktop Yahoo! ha recentemente proposto Yahoo! Widgets 4 (una chiara alternativa al Google Desktop), una piattaforma software che ne contiene più di 1000. Ma quelli che maggiormente ci interessano in questa sede sono i widgets per il web.
Migliaia e migliaia di web widgets o blidgets vengono creati ogni giorno per diffondere qualunque tipo di informazione, o per compiere altre operazioni. Ci sono widgets per le news, per gli RSS feeds, per gli stock tickers, per il social networking, per la collaborazione online, per i dati metereologici, per le informazioni ecologiche, per le mappe geografiche, per la ricerca su Internet, per le prenotazioni aeree, per l’advertising, per l’implementazione di shopping carts, ecc. Le aziende che stanno implementando una loro widget strategy sono sempre più numerose: ad esempio, Reebok ha messo a disposizione un widget che permette agli utenti di disegnarsi le proprie scarpe mentre UPS ha creato un widget per il package-tracking.
Sono nate alcune aziende specializzate sui web widgets, tra le quali spiccano Widgetbox e ClearSpring. Poi c’è SpringWidgets, l’iniziativa lanciata da Fox Interactive Media. Tutti questi servizi consentono agli utenti di creare agevolmente i propri widgets e di diffonderli su Internet.
I widgets stanno movimentando anche i venture capitalists, alcuni dei quali hanno già effettuato investimenti in quest’area.
Le home pages personalizzabili basate sui web widgets continuano a moltiplicarsi. Dopo il successo ottenuto prevalentemente da Netvibes e Pageflakes, Google ha lanciato il suo iGoogle, dichiarando che si tratta del servizio con il più alto tasso di crescita tra tutti quelli forniti. Adesso, anche il New York Times, il Wall Street Journal e il network ESPN offrono ai loro utenti la possibilità di disegnare le proprie pagine.
L’anno scorso si è tenuta la Widgets Live!, la prima conferenza interamente dedicata al mondo dei widgets ed alla widget economy. Secondo quanto dichiarato dal fondatore di ClearSpring Hooman Radfar al Web 2.0 Expo: “We’re witnessing the death of the portal and the birth of the widgetsphere“.
Alcuni esperti di marketing e diversi pubblicitari vedono i widgets come un nuovo strumento da utilizzarsi per finalità di branding: possono essere istantaneamente sviluppati; possono essere inseriti ovunque; una volta installati, tendono ad avere una vita più lunga di quella dell’advertising tradizionale.
Non c’è dubbio che, come sostiene Steve Rubel, i widgets stanno cambiando il modo di misurare il web.
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