Ranking, ranking delle mie brame, chi è…
Scritto da Enrico Bertini | 13 Marzo 2007
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È altamente probabile che la strategia "crea i contenuti e l’audience arriverà" non sia più valida per nessuno. I contenuti del Web sono diventati, a tutti gli effetti, una commodity. Ogni giorno miliardi di informazioni vengono "scaraventate" su Internet ad un ritmo impressionante. Se consideriamo solo i weblogs, la più recente statistica elaborata da Technorati evidenzia che, in media, l’ammontare dei weblogs da loro monitorati conta circa 15 posts al secondo (più o meno un milione e 300 mila posts al giorno). Di fatto, sempre più persone vogliono usufruire di quella che, in gergo, viene definita "blog opportunity": moltissimi sono quelli che vorrebbero diventare bloggers professionisti, newsmasters, o probabilmente qualcos’altro. Il "club dei bloggers riconosciuti" e l’orda dei nuovi bloggers si contendono quotidianamente "pezzi" di audience a suon di articoli scritti sul medesimo soggetto. Pensieri, riflessioni, commenti, tesi e teorie si fronteggiano e si intrecciano come mai prima nella storia. Milioni e milioni di individui vogliono dire (giustamente) la loro sugli argomenti più disparati, e si aspettano (giustamente) che qualcuno li legga.
Essendo mutati gli orizzonti spazio-temporali, il concetto di "viralità" delle idee ha assunto delle nuove connotazioni, ma la maturata cultura del blogging ha portato con se la competizione (inevitabile). Ci troviamo attualmente in un contesto dove l’oversaturazione la fa da padrone e nel quale la differenziazione è d’obbligo: le "nicchie" sono più che mai aperte, e il duro lavoro e la creatività non sono certo un optional.
Potenzialmente, per ogni articolo maggiormente "diggato", centinaia di articoli altrettanto validi sullo stesso argomento rimangono nell’ombra; potenzialmente, per ogni weblog maggiormente noto, centinaia di weblogs altrettanto validi vengono penalizzati. E a dispetto di quanto credono i "puristi", i migliori articoli e i migliori weblogs non sempre ottengono la migliore audience.
Certo, la gestione collettivistica e democratica dell’informazione ha fatto enormi passi avanti in questi anni; basti pensare che qualche anno fa, al di fuori del settore tecnologico, quasi nessuno conosceva termini come blog, link, sitemap, ecc. Ma la libertà di espressione e la possibilità di esercitarla a pieno non hanno nulla ha che vedere né con l’audience, né con il fatto che i propri "messaggi" si diffondano più o meno rapidamente.
Esistono dinamiche, meccanismi e "leggi", per lo più di carattere tecnologico, che agiscono come regolatori di questo umanesimo digitale. E riguardano non solo i prodotti ed i servizi, ma anche le idee. Nessuno è immune, neanche il social media. Qui il marketing conta, anche a livello personale, e gli "spot" rimangono una necessità. La "bontà" di ciò che ognuno intende "trasmettere" non è la determinante principale della propria audience. Nel mare magnum dei contenuti, gli algoritmi e i motori di ricerca (search engines) che li veicolano fanno la parte del leone; poi vengono tutte le "classifiche" di varia natura e genere. Il termine SEO (Search Engine Optimization) è entrato, coscientemente o inconsciamente, nel vocabolario di molti.
Il ranking regna sovrano, e i guru delle SERP e della Link Popularity giocano un ruolo determinante nelle strategie di web marketing (probabilmente lo giocheranno anche in futuro). In realtà, concetti come "page ranking" e "site ranking" non sono più concetti avanguardistici, ma sono diventati quasi una tradizione. È bene perciò sapere che non ci sono "segreti" o "formule magiche" in ballo, ma soltanto know-how tecnologico.
Mi piacerebbe rendere il ranking quanto più semplice possibile, ma non ancora più semplice, comunque alla portata dell’"uomo della strada". Sono sicuro che me ne occuperò spesso su questo weblog. Ma, per essere "riconosciuti", prima bisogna essere "trovati".
Categorie: Motori di Ricerca, Ranking, Search Engines
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